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    Home » Green Economy » I Balcani Occidentali potrebbero decarbonizzare i sistemi energetici entro il 2045. Risparmiando miliardi di euro

    I Balcani Occidentali potrebbero decarbonizzare i sistemi energetici entro il 2045. Risparmiando miliardi di euro

    Lo rileva uno studio del think tank Agora Energiewende, che evidenzia la necessità di investimenti in energie rinnovabili, idrogeno verde e tecnologie di stoccaggio. Con investimenti pari a 43 miliardi di euro in 30 anni si ridurrà del 50 per cento la domanda di gas fossile

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    4 Gennaio 2023
    in Green Economy
    Balcani Occidentali UE

    Bruxelles – Raggiungere sistemi energetici privi di emissioni di carbonio entro il 2045 è possibile per i Balcani Occidentali e comporterebbe anche un risparmio di miliardi di euro sul medio/lungo periodo. Lo rileva uno studio di Agora Energiewende, think tank tedesco che sviluppa strategie per promuovere l’obiettivo della neutralità climatica nel Paese e in Europa. Le misure necessarie per raggiungere questi obiettivi sono investimenti nelle energie rinnovabili, nell’idrogeno verde e nelle tecnologie di stoccaggio e parallelamente l’eliminazione graduale del carbone entro il 2040.

    Supporto Energia Ue Balcani OccidentaliGli obiettivi sono in linea con l’Agenda Verde per i Balcani Occidentali (siglata il 10 ottobre 2020 al vertice di Sofia), che ha dato una prima spinta alle iniziative della Commissione Europea per sostenere la transizione energetica dei partner nella regione. Secondo lo studio del think tank produrre elettricità da fonti rinnovabili e idrogeno verde costerà il 15 per cento in meno fino al 2045 rispetto all’utilizzo di lignite o gas, a partire da investimenti sostanziali, ma potenzialmente finanziabili “in larga misura” dai ricavi del mercato: la completa decarbonizzazione del sistema elettrico dei Balcani Occidentali richiederà un investimento totale di 43 miliardi di euro in 30 anni, 12 miliardi in più rispetto a quelli necessari per mantenere la linea di base fossile. Ma allo stesso tempo energie rinnovabili, stoccaggi e idrogeno verde permetteranno di ridurre del 50 per cento la domanda di gas fossile entro il 2045 e tagliare del 12 per cento i costi complessivi rispetto a una strategia che si affida a nuove infrastrutture del gas per sostituire le vecchie centrali a lignite.

    Un’azione a favore del clima si è resa particolarmente necessaria anche in considerazione delle conseguenze della guerra russa in Ucraina – tra instabilità degli approvvigionamenti di gas e prezzi alle stelle dell’energia – per cui Bruxelles è pronta a stanziare da quest’anno un pacchetto di supporto energetico complessivo da un miliardo di euro per i Paesi dei Balcani Occidentali. Le linee di investimento riguardano proprio la diversificazione energetica, le fonti rinnovabili, gli interconnettori e le infrastrutture per il gas e l’elettricità, ma Agora Energiewende evidenzia il fatto che “le fonti rinnovabili sempre più economiche minano le ragioni commerciali per i nuovi sviluppi del gas“. A sostenerlo è lo stesso direttore europeo del think tank, Matthias Buck, che evidenzia come una transizione “intelligente” si debba basare sulla “riduzione al minimo dei costi e la massimizzazione della sicurezza energetica, imboccando un percorso verso la neutralità climatica entro il 2050”. Dal momento in cui il gas fossile non può essere considerato un combustibile-ponte adeguato a livello economico e climatico – “ogni nuovo impianto rischia di diventare un asset incagliato” – le fonti rinnovabili “sono la migliore opzione nel settore energetico per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi”, sottolinea Buck.

    Le soluzioni rinnovabili per i Balcani Occidentali

    Analizzando le possibilità di sviluppo di un sistema energetico “affidabile e privo di emissioni di carbonio”, lo studio mette a confronto tre diversi scenari: quello “di base”, con la continuazione degli attuali piani e politiche nazionali, quello di “gas lock-in”, in cui la decarbonizzazione si basa sul gas fossile, e quello di “transizione intelligente”, in cui il gas viene sostituito il più possibile con lo stoccaggio di energia e l’idrogeno verde. La soluzione da privilegiare sarebbe proprio quella che combina fonti rinnovabili e stoccaggi di energia – idroelettrico, batterie, stoccaggio termico – con 5 gigawatt di centrali elettriche verdi a idrogeno, attraverso una maggiore integrazione regionale per “rafforzare ulteriormente la sicurezza dell’approvvigionamento”.

    Il direttore europeo del think tank avverte che “non deve essere sopravvaluta la necessità di idrogeno quando si pianifica l’infrastruttura del settore energetico” e per questo è sufficiente una quota che coprirebbe il 7 per cento della domanda al 2045. Gli investimenti mirati nella capacità di stoccaggio dell’energia consentiranno invece una rapida crescita del solare fotovoltaico, “la tecnologia delle rinnovabili più facilmente scalabile” e che riduce la necessità di centrali a idrogeno per sostituire l’infrastruttura del gas fossile. Su questo punto i sei Paesi dei Balcani Occidentali – membri della Comunità dell’energia – dovrebbero puntare nella preparazione entro giugno delle rispettive bozze di Piano nazionale per l’energia e il clima (Necp), per mostrare come intendono trasformare i loro sistemi energetici in questo decennio. Come evidenzia Agora Energiewende “le tecnologie di stoccaggio forniscono flessibilità e consentono l’espansione delle energie rinnovabili in tutta la regione”.

    Balcani Occidentali Decarbonizzazione

    Tags: allargamento Uedecarbonizzazione energeticaenergie rinnovabiligreen dealidrogeno verdewestern balkans

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