Le politiche ambientali dell’Unione europea “producono benefici” e “creano anche posti di lavoro”, come dimostra “la spettacolare crescita dell’economia verde anche durante gli anni più bui della recessione”, un fatto che “è di buon auspicio per la competitività dell’Europa”. Se ne dice convinto il commissario europeo all’Ambiente, Karmenu Vella, nel presentare una nuova relazione sul tema dal titolo “L’ambiente in Europa: situazione attuale e prospettive”, a cura dell’Agenzia europea dell’ambiente. Una valutazione integrata dell’ambiente in Europa, definita da Vella “il ‘punto di partenza’ del mio mandato”, che comprende dati a livello globale, regionale e nazionale, accompagnati da confronti tra vari Paesi.

Secondo lo studio tra il 2000 e il 2011 le industrie verdi nell’Ue sono cresciute di oltre il 50%, rendendole uno dei pochi settori in continuo sviluppo nonostante la crisi. La relazione sottolinea che anche la gestione dei rifiuti sta migliorando, sebbene l’economia europea sia ancora lungi dall’essere circolare, con troppi rifiuti che vengono tutt’ora interrati e un potenziale inutilizzato per il riciclaggio e il recupero dell’energia. Per questo l’esecutivo comunitario mira a ristabilire l’equilibrio nel 2015, proponendo un pacchetto per l’economica circolare definito “ambizioso” da Bruxelles per l’economia circolare che si propone di trasformare l’Europa in un’economia efficiente nell’impiego delle risorse e più competitiva e che punta su altri settori economici oltre a quello dei rifiuti.
Ma non tutte le notizie sono buone. Da un lato è vero che, evidenzia il report, le politiche nel settore del clima stanno producendo risultati, con una diminuzione del 19% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990 – nonostante la crescita del 45% dell’economia dell’UE nello stesso periodo, e che per questo gli obiettivi 2020 per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica sono a portata di mano. Ma dall’altro lato, secondo la relazione, le politiche e le misure attuali non saranno sufficienti a far raggiungere all’Europa l’obiettivo a più lungo termine: la riduzione dell’80-95% delle emissioni entro il 2050 e la trasformazione dell’Europa in un’economia a basse emissioni di carbonio.
Lo studio afferma anche che l’Europa non è ancora sulla buona strada neanche per arrestare la perdita di biodiversità, e continuano a scomparire habitat di animali e piante, con la biodiversità marina più a rischio. “Dobbiamo continuare a restare vigili per garantire che buone politiche ambientali, attuate correttamente, sfocino in risultati eccellenti sia in mare che a terra”, ha aggiunto Vella, secondo cui “gli investimenti innovativi a salvaguardia della prosperità e della qualità di vita sono una priorità”, e in questo senso “il nostro attuale investimento a lungo termine è una garanzia che nel 2050 potremo vivere bene ed entro i limiti del nostro pianeta”.
L’Europa si trova a dover rispondere alla duplice sfida di ripristinare e proteggere gli ecosistemi dei suoi mari pur contemporaneamente mantenendo floride, o meglio facendole crescere, le attività marittime e costiere.

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