Bruxelles – Sulla scelta di declassare il lupo a specie non a rischio la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha deciso di “smantellare” leggi e regole di protezione ambientale per interesse personali e poco chiari, segnando “un capitolo profondamente preoccupante nella creazione della governance ambientale dell’UE”. Dal mondo animalista e ambientalista arrivano nuove critiche e nuovi attacchi nei confronti dell’esecutivo comunitario, e la scelta di allargare le maglie alla caccia al lupo, voluta dopo l’uccisione di un pony di proprietà di von der Leyen. Oltre 40 sigle di dieci Paesi UE ed extra-UE (Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Repubblica ceca, Spagna, Svezia, Ungheria, Regno Unito, Svizzera) chiedono “una moratoria totale sulle uccisioni del lupo nell’UE” e accusano l’operato non solo della Commissione europea, che ha proposto di rivedere lo status di conservazione del lupo, ma delle altre istituzioni UE che l’hanno sostenuta.
Le ong (per l’Italia, tra le altre: ENPA, LAV, LAC, Salviamo l’orso, Animalisti italiani, OIPA, GreenImpact) non hanno dubbi: si è di fronte a una “manovra anti-scientifica di declassamento della protezione del lupo promossa da Ursula von der Leyen, attraverso un rapporto del 2023 prodotto da una società di consulenza con sede a Bruxelles – la N2K Group EEIG – incaricata e finanziata dalla Commissione europea”. Si ravvede dunque già in questo qualcosa su cui fare “piena trasparenza sull’influenza di interessi privati non dichiarati sul processo decisionale dell’UE”.
Contro le scelte volute da von der Leyen ci sarebbero i numeri, che animalisti e ambientalisti offrono: “Le perdite dovute alla predazione dei lupi sono stimate solo allo 0,06-0,07 per cento della popolazione totale di ovini e caprini nell’UE: il resto è solo propaganda politica”. Senza contare, insiste l’ombrello di associazioni, che “né la Commissione né gli Stati membri hanno mai raccolto i dati più elementari: la reale portata della mortalità dei lupi in Europa”. In sostanza, quanti lupi muoiono ogni anno nell’UE? “Nessuno lo sa”, ma si è deciso lo stesso di procedere alla caccia. Anche qui, secondo le associazioni, “il nuovo approccio della Commissione lancia un segnale preoccupante”, nella misura in cui l’attuale livello di mortalità dei lupi – tra bracconaggio, avvelenamento, incidenti stradali e persino pratiche di caccia che violano la legislazione europea – “è implicitamente considerato insufficiente, nonostante non venga monitorato in alcun modo”.
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