Bruxelles – Un’Europa più democratica e rappresentativa con un occhio di riguardo verso i giovani. Sono circa 359 milioni gli aventi diritto di voto che tra il 6 e il 9 giugno potranno recarsi alle urne per scegliere come indirizzare il futuro dell’Unione. Di questi, secondo Eurostat, più di 23 milioni parteciperanno alla loro prima votazione europea.
Alle ultime elezioni, nel 2019, erano stati il 50,66 per cento gli aventi diritto a presentarsi ai seggi. Un numero in aumento, più di 8 punti rispetto alla tornata elettorale precedente, stabilendo addirittura il picco di partecipazione dal 1994. Nel 2019 erano stati proprio i giovani a trainare l’affluenza: +14 per cento tra gli under 25 e +12 tra i 25-39 anni rispetto al 2014. L’obiettivo, e la speranza, è che il trend di partecipazione si confermi in crescita anche nel 2024. In questo il voto giovanile avrà un ruolo fondamentale.
Secondo un’indagine Ipsos, a livello europeo la tematica più sentita tra chi ha già deciso di recarsi alle urne è la lotta al cambiamento climatico. Indicata come tale da addirittura il 69 per cento dei danesi e dal 67 per cento dei portoghesi intervistati. Al contrario, polacchi, cechi e finlandesi ritengono la questione non prioritaria. La sensibilizzazione verso il cambiamento climatico è trasversale tra le fasce d’età, ma solo il 32 per cento degli elettori europei interpellati ritiene che l’Ue abbia avuto effetti favorevoli sulla protezione ambientale.



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