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    Home » Editoriali » Il Papa, le banche, e il conto della crisi

    Il Papa, le banche, e il conto della crisi

    Virgilio Chelli di Virgilio Chelli
    22 Giugno 2015
    in Editoriali
    papa

    Si può non essere d’accordo con il Papa? La sua affermazione che “i popoli hanno pagato il prezzo del salvataggio delle banche” ha già suscitato molti commenti critici, tutti simili: senza banche il sistema non funziona, prestiti e mutui fanno girare l’economia, e via dicendo. Potremmo riassumere così: è il capitalismo e il libero mercato, bellezza! Forse non è la perfezione ma nessuno ha ancora inventato niente di meglio. Ma magari Papa Francesco non ce l’aveva con le banche. Sono cose, non persone. Non hanno un’anima, non possono peccare, non vanno né all’Inferno né in Paradiso. Se avesse voluto parlare di peccati e peccatori forse avrebbe usato il termine banchieri. Il Papa non ha bisogno di interpreti, ma se restiamo alla lettera di quello che ha detto, si può osservare che il soggetto sono i popoli, e che forse la denuncia riguardava il fatto che siano stati questi ultimi a pagare il prezzo della crisi, e non qualcun altro. Chi? La risposta più facile che viene in mente è: i ricchi. Ma anche questi fanno parte dei popoli. Forse si sono anche avvantaggiati con la crisi e alcuni sono diventati ancora più ricchi. Ma non c’è rapporto di causa effetto tra l’esistenza dei ricchi e l’esplosione della crisi che ha costretto a salvare le banche facendone pagare il prezzo ai popoli. E allora? Un rapidissimo riassunto della genesi della crisi può aiutare a capire con chi ce l’avesse il Pontefice. Con una premessa: la voglia di far soldi è la benzina che fa girare l’economia, in qualsiasi parte del mondo, sotto qualsiasi regime. Troppa benzina può far girare troppo velocemente il motore, che alla fine fonde, soprattutto se si dimentica di metterci l’olio. Il lubrificante che consente al motore di girare senza fondere è fatto di leggi, regole, incentivi e disincentivi, in una parola di politica.

    Il seme della crisi viene seminato tra la fine del vecchio millennio e l’inizio del nuovo. Come sempre, tutto comincia in America. Dopo il crollo dell’Impero del Male, la politica ha bisogno di nuova merce da vendere all’elettorato. Una nuova frontiera di benessere per tutti, soldi che si moltiplicano senza troppa fatica grazie alle nuove tecnologie e a un mercato che va in una sola direzione, la crescita. Ai tempi di Clinton si inventa che il ciclo economico non esiste più, niente più recessioni e riprese, solo crescita. Ok, ma ci vuole qualcosa di tangibile per dimostrare all’elettorato che i tempi delle vacche magre sono solo storia, e che d’ora in poi le vacche saranno solo grasse. Cosa c’è di meglio che il bene più tangibile di tutti, il mattone? Clinton ha passato la mano a Bush figlio, che inventa la “ownership society”, la società in cui sono tutti proprietari. Di casa, ovviamente. Bush, il Congresso, le varie agenzie governative passano dalle parole ai fatti. E varano una serie di leggi e misure che incoraggiano, a dir poco, le banche a concedere mutui a tutti, ma proprio a tutti, per importi spesso pari al 100% e oltre del valore della casa da comprare, anche a fronte di zero garanzie. Tanto a garantire ci sono due agenzie para-statali, si chiamano Fannie Mae e Freddie Mac. Comprano all’ingrosso i mutui dalle banche che li hanno erogati, li impacchettano in titoli da collocare presso altre banche e col ricavato prestano nuove garanzie. Una Catena di Sant’Antonio. In America li chiamano Ponzi Scheme. E qui torniamo alla premessa. Il compito della politica è di impedire che troppa benzina faccia fondere il motore. Di mettere un freno alla voglia di far soldi che fa girare l’economia, non di suscitare un appetito smodato. L’Europa è andata dietro l’America con qualche variante – credito al consumo a manetta oltre ai mutui – e nel 2008 le leggi della natura che governano l’economia si sono vendicate su quelle della politica che avevano corrotto il mercato invece di correggerlo e contenerlo.

    Il Papa parla agli uomini e non alle cose. E sembra proprio che il destinatario del messaggio siano i politici, senza andare troppo per il sottile. La tentazione della politica di vendere sogni irrealizzabili lasciandosi corrompere dall’economia invece di governarla resta forte, dopo sette anni di crisi, sia in America che in Europa. Ci voleva qualcuno che ricordasse chi è che alla fine paga il conto.

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