- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 19 Settembre 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » «La Grecia non arretrerà». Intervista a James K. Galbraith

    «La Grecia non arretrerà». Intervista a James K. Galbraith

    [di Thomas Fazi] «L'Europa punta a destabilizzare la Grecia, ma i greci non hanno nessuna intenzione di tornare all’ordine politico precedente».

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    26 Giugno 2015
    in Non categorizzato
    Powered by powered by evolution group

    di Thomas Fazi

    James K. Galbraith, figlio del grande economista John Kenneth Galbraith, insegna economia e altre discipline all’università Lyndon Johnson del Texas, la stessa in cui insegnava Varoufakis prima di essere “chiamato alle armi” da Alexis Tsipras. Da allora ha seguito il suo collega ed amico molto da vicino, accompagnandolo anche a varie riunioni dell’Eurogruppo. Gli abbiamo chiesto di farci il punto sullo stato della trattativa Grecia-UE, nel momento in cui questa entra nella sua fase più drammatica da cinque anni a questa parte. 

    Professore, secondo lei è ancora possibile che Grecia e Ue raggiungano un “accordo onorevole”? 

    Questo dipenderà dai creditori. A differenza di quanto sostenuto dalle istituzioni europee e da gran parte dei media, il governo greco ha fatto molto per venire incontro alle posizioni dei creditori, oltrepassando molte delle proprie “linee rosse”. Resta da vedere se il governo sarà disposto a fare ulteriori concessioni. Ma sia Tsipras che Varoufakis hanno fatto intendere che la misura è colma, e che ora sta ai creditori fare qualche passo avanti e dimostrare di essere realmente interessati a trovare un accordo. Purtroppo in questi mesi i creditori non hanno ammorbidito la loro posizione di una virgola – un’altra verità spesso occultata dai media. La loro ultima proposta ricalca per filo e per segno i precedenti memoranda della troika. Questo è inaccettabile e irresponsabile, considerando che l’attuale programma si è dimostrato un fallimento sotto ogni punto di vista. Cinque anni fa, il Fondo monetario internazionale aveva previsto che il PIL greco si sarebbe contratto del 5% a causa delle misure di austerità. Ad oggi si è ridotto del 25%. Questo dovrebbe bastare a decretare il fallimento del programma, e la necessità di un suo superamento radicale.

    Le ha scritto che quelle che chiedono i creditori non sono riforme ma, al contrario, “contro-riforme”. 

    Esatto. I tagli ai salari e alle pensioni, gli aumenti di tasse e le privatizzazioni selvagge non sono riforme ma, appunto, contro-riforme, che mirano a ridurre il ruolo dello Stato nell’economia e a imporre un singolo modello di politica economica in tutta Europa. Qualunque riforma che sia degna di questo nome richiede tempo, pazienza, pianificazione e denaro. La riforma del sistema pensionistico e di sicurezza sociale, l’introduzione di standard del lavoro moderni, una politica di privatizzazione oculata, la creazione di un sistema di riscossione delle imposte efficiente: queste sono vere riforme, che favorirebbero la crescita e il dinamismo dell’economia, e su cui il governo sarebbe ben felice di muoversi, se solo i creditori glielo permettessero. Le “riforme” dei creditori, invece, vanno nella direzione opposta: mirano ad estrarre quanta più ricchezza possibile dall’economia greca e a mettere pressione al governo greco.

    Solo pochi giorni fa Alexis Tsipras ha accusato l’Europa di voler imporre un “cambio di regime” nel paese ellenico. Lei è d’accordo?  

    Innanzitutto, direi che il semplice fatto che oggi in Europa si parli apertamente della possibilità che l’Unione stia architettando un “cambio di regime” contro un governo democraticamente eletto, che sia vero o meno, la dice lunga su quanto sia caduta in basso l’Unione europea. Detto questo, mi pare che il comportamento di tutte le istituzioni coinvolte – dalla BCE all’FMI, dalla Commissione europea all’Eurogruppo – parli da sé. I creditori sanno bene che se i greci non accettano le condizioni che gli vengono imposte, il sistema bancario greco potrebbe implodere, costringendo il paese a fuoriuscire dall’euro. Ed è per questo che continuano a tenere la Grecia con le spalle al muro. La strategia dei creditori, però, si basa su un duplice assunto: che l’Europa potrebbe sopravvivere ad un’uscita della Grecia dalla moneta unica, e che Syriza e il popolo greco alla fine capitoleranno piuttosto che rischiare il Grexit. Entrambe le ipotesi però sono tutte da verificare, e dimostrano una hýbris molto pericolosa.

    Tra le varie istituzioni coinvolte nella vicenda, la BCE è senz’altro quella che ha tenuto il comportamento più ambiguo. Da un lato ha chiuso uno ad uno tutti i “normali” rubinetti della liquidità, dall’altro ha tenuto in piedi il sistema bancario ellenico attraverso la liquidità di emergenza, spesso contro il volere della Bundesbank. Come giudica l’operato della banca centrale?

    Molto negativamente. La BCE è la principale responsabile del progressivo deterioramento della situazione finanziaria greca a cui abbiamo assistito da quando Syriza è salita al potere. Il 4 febbraio, a soli nove giorni dalle elezioni, la BCE ha privato il governo greco di una delle sue principali linee di credito, escludendo i bond ellenici dai titoli che potevano essere usati dalle banche come collaterale, costringendo queste a dipendere in toto dalla liquidità di emergenza fornita dalla banca centrale attraverso l’ELA (Emergency Liquidity Assistance) e accelerando la fuga di capitali dal paese. A questo è seguita la decisione della Bce di stabilire un tetto ai titoli di Stato acquistabili dalle banche greche, un limite che la banca centrale non aveva imposto al precedente governo e che ha ulteriormente ridotto il margine di manovra di Syriza. È chiaro che questa strategia di lenta asfissia finanziaria aveva – ed ha – come obiettivo unicamente quello di destabilizzare il paese e mettere pressione al nuovo governo. È un fatto di una gravità inaudita: non credo che esistano altri esempi nella storia di una banca centrale che si propone di destabilizzare deliberatamente la situazione finanziaria di un paese per motivi politici. Il rapporto di qualche giorno della Banca centrale greca – che è chiaramente legata a doppio filo alla BCE – secondo cui la mancanza di un accordo comporterebbe «una crisi incontrollabile» con l’uscita del paese dall’euro e persino dall’Unione europea si inserisce ovviamente nella medesima strategia della tensione.

    Come giudica invece il comportamento degli altri governi dell’eurozona, tutti apparentemente appiattiti sulle posizione della Germania? 

    Innanzitutto, non penso che si possa parlare di una singola “posizione tedesca”, giacché il governo tedesco appare spaccato in due, tra chi vorrebbe cercare di tenere la Grecia dentro l’euro salvando la faccia (Merkel) e chi invece vorrebbe lasciare il paese al suo destino (Schäuble). Detto questo, è indubbio che la Grecia si sia ritrovata completamente isolata all’interno dell’Eurogruppo. L’avversione dei governi di destra era scontata. Ma è interessante notare che i governi più ostili si sono rivelati proprio gli altri governi della periferia. E in un certo senso è facile capire perché: sono tutti governi che hanno implementato pedissequamente i diktat della troika, con conseguenze spesso devastanti. È dunque normale che non vogliano dare credito ad un governo che si batte proprio contro quelle politiche, e si propone di mostrare che un’alternativa è possibile. Questo è particolarmente vero nel caso delle forze socialdemocratiche convertite al neoliberismo – in particolar modo in Italia, in Germania e in Francia –, che giustamente non vogliono creare aperture alla loro sinistra. Paradossalmente, le principali dimostrazioni di solidarietà sono arrivate da paesi non europei, tra cui gli Stati Uniti, che per ovvi motivi spingono affinché la Grecia rimanga nell’orbita d’influenza europea. Non è un caso che Varoufakis sia stato l’unico ministro delle Finanze ad incontrare il presidente USA Barack Obama a margine dei vertici dell’FMI e della Banca mondiale che si sono tenuti ad aprile a Washington.

    Lei al momento si trova in Grecia. In queste ore così drammatiche, che atmosfera si respira nelle strade? 

    Un’atmosfera straordinariamente calma. I greci sanno bene che la situazione è difficile. Si stanno riprendendo in mano il proprio destino, e sanno che questo ha un costo. Ma è la prima volta in cinque anni che hanno un governo di cui possono sentirsi fieri. Tutti i sondaggi mostrano che Tsipras continua a godere del sostegno della maggioranza della popolazione. Lo si vede dalle reazioni che suscita Varoufakis nella gente comune quando cammina per le strade di Atene. Una cosa è certa: il popolo greco non ha nessunissima intenzione di tornare all’ordine politico precedente o di cedere il fianco ai neonazisti di Alba Dorata. Le minacce dell’Europa, poi, fanno sempre meno effetto. I greci sanno bene che non vanno prese troppo sul serio.

    Eunews Newsletter

    Ti potrebbe piacere anche

    Carburanti
    Energia

    UE, diesel supera i 2 euro al litro, la benzina sale a 1,9 euro al litro

    18 Settembre 2026
    russia test nucleare trattato Duma elezioni
    Politica Estera

    Al via le elezioni parlamentari in Russia. Il Consiglio d’Europa: “Una farsa”

    18 Settembre 2026
    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Crediti: Sara Minelli via Imagoeconomica
    Economia

    Auto, UE: valuteremo lo stop al bollo dell’Italia nel contesto del Semestre europeo

    18 Settembre 2026
    Il commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, e il ministro irlandese delle Finanze, Simon Harris. Source: EU Council
    Economia

    Dombrovskis: “Prevediamo rallentamento della crescita il prossimo anno”

    18 Settembre 2026
    euro digitale [foto: imagoeconomica via IA]
    Le Brevi

    Il 21 settembre sarà attivo Pontes, l’euro digitale per le banche

    18 Settembre 2026
    Rinnovabili energia elettrica Eurostat
    Energia

    Le rinnovabili coprono il 54,1 per cento della produzione di energia elettrica in UE

    18 Settembre 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Carburanti

    UE, diesel supera i 2 euro al litro, la benzina sale a 1,9 euro al litro

    di Ambrogio Sanelli
    18 Settembre 2026

    Dai dati della Commissione emerge che l’Italia si colloca al settimo posto tra i Ventisette per il prezzo della benzina...

    russia test nucleare trattato Duma elezioni

    Al via le elezioni parlamentari in Russia. Il Consiglio d’Europa: “Una farsa”

    di Annachiara Magenta annacmag
    18 Settembre 2026

    Al centro delle critiche c’è innanzitutto lo svolgimento delle votazioni nei territori ucraini temporaneamente occupati dalla Russia: si vota anche...

    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. Crediti: Sara Minelli via Imagoeconomica

    Auto, UE: valuteremo lo stop al bollo dell’Italia nel contesto del Semestre europeo

    di Iolanda Cuomo
    18 Settembre 2026

    Il governo italiano intende utilizzare i fondi inutilizzati del PNRR per lo stop alla tassa nel 2027

    Il commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, e il ministro irlandese delle Finanze, Simon Harris. Source: EU Council

    Dombrovskis: “Prevediamo rallentamento della crescita il prossimo anno”

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Settembre 2026

    Il commissario per l'Economia ammette che il caro energia peserà sull'andamento nel 2027. Pierrakakis: "Accelerare la transizione green". La Francia...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione