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    Home » Politica » Siccità in Sicilia, un nuovo caso tra l’Ue e l’Italia

    Siccità in Sicilia, un nuovo caso tra l’Ue e l’Italia

    La Commissione: "Pronti a sostenere finanziariamente, ma serve una richiesta che non c'è. E l'Iva può essere ridotta anche per l'acqua in bottiglia, ma la decisione è nazionale"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    28 Agosto 2024
    in Politica
    [foto: imagoeconomicaa]

    [foto: imagoeconomicaa]

    Bruxelles – L’Italia avrebbe già i mezzi per affrontare l’emergenza idrica in Sicilia prodotta dalla siccità che sta affliggendo la regione, ma non sembra che autorità preposte e istituzioni non si siano attivate come avrebbero potuto e dovuto. Tra Italia e Unione europea, la questione siciliana rende incandescenti i rapporti, con scambi di implicite accuse reciproche. Cosa può fare l’Europa per l’Italia?, la domanda che ormai da più parti si leva in Parlamento europeo. Le risposte sono sempre le stesse, e sono invito a chiedersi cosa può fare l’Italia per sé stessa e perché non lo fa.

    L’ultimo atto del confronto epistolare è la risposta della commissaria per la Coesione, Elisa Ferreira, all’interrogazione urgente presentata da Giuseppe Antoci (M5S/laSinistra). L’esponente pentastellato chiede cosa potrebbe fare Bruxelles. La Commissione può venire in soccorso, attraverso l’attivazione del Fondo europeo di solidarietà. Peccato che, sottolinea Ferreira, “al 6 agosto 2024 l’Italia non ha attivato il Fondo per affrontare la situazione in Sicilia”. Ciò nonostante il presidente delle Regione Siciliana, Renato Schifani, ha riconosciuto la difficoltà della situazione proclamando lo stato di emergenza idrica l’11 marzo, attraverso la delibera che estende la crisi fino al 31 dicembre di quest’anno.

    Non solo. L’Ue può mettere a disposizioni altri aiuti economici e finanziari attraverso il programma Life per ciò che riguarda attività di desalinizzazione, e la Politica agricola comune (Pac) che prevede “strumenti per la gestione del rischio in caso di condizioni meteorologiche avverse”. L’Italia il sostegno europeo ce l’ha già, ma a quanto pare non sa o non vuole farne tesoro. Forse perché non si tratta di un assegno in bianco. Il sostegno finanziario tramite fondi europei, sottolinea Ferreira, può essere concesso a investimenti volti a garantire un approvvigionamento idrico sufficiente “che soddisfano i criteri di ammissibilità e i requisiti in materia di acqua e ambiente”. Servono interventi strutturali veri, fatti per bene. Una sfida per amministrazioni locali e centrali, senza dubbio.

    A proposito di riforme, adesso più che mai l’Ue attende l’Italia al varco. Perché c’è un piano nazionale per la ripresa (Pnrr) finanziato attraverso il Recovery Fund che nel caso italiano, rileva ancora la commissaria, “prevede un sostegno alla gestione sostenibile delle risorse idriche”, e in questo percorso “lo Stato membro è responsabile dell’assegnazione del sostegno del dispositivo per la ripresa alle diverse regioni”. Spetta al governo Meloni stabilire quanto destinare alla Sicilia, e in che misura affrontare l’emergenza idrica sull’isola. Anche in questo caso l’Europa c’è, ma spetta all’Italia adesso fare tesoro del sostegno comunitario.

    Le risposte di Ferreira inchiodano una volta di più l’Italia alle sue responsabilità, come già fatto da Maros Sefcovic, commissario per il Green Deal interrogato sulla stessa questione siccità in Sicilia. Spetta alle Regioni lavorare per prevenire, affrontare e risolvere il problema, il monito di Sefcovic, a cui si aggiungono richiami e rilievi di Ferreira. La crisi idrica siciliana finisce dunque col diventare un caso, e un motivo di tensioni tra Roma e Bruxelles, e che sfocia con l’esecutivo comunitario che si vede costretto a suggerire politiche di listino per l’acqua confezionata.

    Già, perché “numerose ordinanze sindacali – denuncia l’eurodeputato Antoci – vietano l’uso dell’acqua fornita dalla rete idrica, costringendo i cittadini ad acquistare l’acqua imbottigliata, gravata dall’aliquota Iva ordinaria”. Non è che si può applicare un regime agevolato date, le circostanze?, la richiesta a Bruxelles. Certo che si può, ma non serve neppure chiederlo. “La direttiva Ue sull’Iva non preclude l’applicazione di aliquote  ridotte all’erogazione di acqua, compresa l’acqua imbottigliata“, ricorda Ferreira. Che puntualizza: la decisione di avvalersi di questa possibilità “è a discrezione degli Stati membri”. Ancora una volta l’Ue ha dato all’Italia gli strumenti per affrontare la difficile situazione che affligge la Sicilia, ma evidentemente nel Belpaese qualcuno non se n’è accorto. Non una bella figura per la politica nazionale e locale.

    Antoci insorge e attacca la maggioranza. “Il governo Meloni non sta facendo nulla contro la crisi idrica che da mesi colpisce la Sicilia e tutto il Sud Italia. La conferma arriva dalla Commissione europea”, afferma commentando la risposta fornita alla sua interrogazione. “Questa risposta dimostra inequivocabilmente che, nonostante la gravità della siccità che affligge la Sicilia, non è stato ancora attivato nessun strumento europeo da parte del governo Meloni”.

    Tags: acquabottiglieElisa Ferreiragoverno meloniitaliam5ssiccitàSiciliaue

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