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    Home » Politica » La necessità di difesa un rischio per le politiche sociali, ora il Parlamento Ue s’inquieta

    La necessità di difesa un rischio per le politiche sociali, ora il Parlamento Ue s’inquieta

    Dopo il sostegno al piano per il riarmo dell'Europa socialisti, liberali e popolari pongono l'accento sulla necessità di tutelare lavoro, crisi demografica e politiche per gli alloggi. Il Ppe difende il patto di stabilità: "Indebitamento un rischio"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    12 Marzo 2025
    in Politica, Difesa e Sicurezza
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Strasburgo, 27 novembre 2024]

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Strasburgo, 27 novembre 2024]

    Bruxelles – La necessità di investire per la difesa, certo, ma la necessità egualmente necessaria di stabilità di bilancio e servizi al cittadino. Dopo aver preso atto di una situazione che impone ripensamenti nelle priorità e aver sostenuto il piano per il riarmo dell’Europa, il giorno dopo l’Aula del Parlamento europeo si preoccupa delle questioni contabili e sociali. La difesa rischia di spazzare via tutto questo, e tutti i gruppi politici, per ragioni diversi, pongono l’accento sulla questione di lavorare per non creare disparità.

    Il dibattito voluto per fare il punto sul semestre europeo, il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, è servito per ricordare che non c’è solo la questione difesa. Anzi. “Alloggi e disoccupazione sono sfide da affrontare”, sottolinea Billy Kelleher (Renew), convinto del fatto che “dobbiamo investire nell’economia, nei servizi al cittadino“. Preoccupazioni condivise anche tra le fila dei socialisti (S&D), dove Gabriele Bischoff sottolinea come “anche gli investimenti nelle scuole e nelle infrastrutture digitali”. Ecco perché all’interno del gruppo socialista si chiede – lo fa nello specifico Claire Fita – di non toccare i fondi europei ma, piuttosto, di immaginare “uno strumento europeo di investimenti per la difesa“.

    Le critiche più serrate e più aspre per il piano della Commissione europea per riarmare l’Europa arrivano dagli esponenti dei gruppi che non fanno parte della cosiddetta ‘grande coalizione’ o ‘maggioranza Ursula’. Tra loro Manon Aubry (la Sinistra), che attacca: “Trovate soldi per i carrarmati ma non per gli ospedali“. Quindi l’altra stoccata alla presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen: “Improvvisamente non ci sono più cambiamento climatico né povertà”, critica in riferimento al Green Deal e all’agenda sociale che appaiono messe da parte. Critici anche i Verdi che, attraverso Benedetta Scuderi, denunciano come “questa corsa al riarmo mina crescita e finanza pubblica“.

    Sono le perplessità interne al gruppo dei Popolari (Ppe) a risaltare di più, comunque, perché danno il senso di dissapori interni ad un partito e ad un gruppo non proprio soddisfatti dalla Commissione. “I fondi europei devono servire per centrare gli obiettivi originari“, sottolinea Maravillas Abadia Jover, in quella che suona da censura all’idea di sottrarre i fondi di coesione per finanziare l’industria della difesa. Nella relazione di cui è responsabile si pone l’accento proprio su questo, vale a dire un uso dei fondi strutturali per rispondere alle sfide demografiche, ad alloggi accessibili e formazione professionale.

    Adam Szlapka, ministro per gli Affari europei della Polonia, durante il dibattito sul semestre europeo [Strasburgo, 12 marzo 2025]
    E’ tuttavia sulle proposte relative all’allentamento dei vincoli del patto di stabilità che il Ppe mostra dubbi. La portoghese Lidia Pereira ricorda che “ci sono Paesi ad alto debito” e che “i mercato guardano dove sono i rischi”. Quindi attenzione a permettere spesa pubblica per la difesa, perché, avverte, “se aumentiamo l’indebitamento ci esponiamo al rischio di nuove crisi“. La linea da seguire pertanto è: “Sì alla cooperazione nella difesa, ma no a nuovo debito”. Anche qui Abadia Jover ha qualcosa da dire: “Non dobbiamo avere nuovo debito, che poi verrà scaricato sulle generazioni future”. Mentre Fernando Navarrete Rojas difende il patto di stabilità: “Dobbiamo fare in modo che le regole siano credibili per cittadini e mercati”.

    Il patto di stabilità, in sostanza, non si cambia né si riforma di nuovo. Un concetto messo in chiaro anche da Adam Szlapka, ministro per gli Affari europei della Polonia, intervenuto in Aula a rappresentare la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. “Per la presidenza polacca attuare il nuovo patto di stabilità è fondamentale“, taglia corto. “E’ giunto il tempo di attuare ciò che abbiamo concordato” in sede europea, perché “la stabilità economica e finanziaria restano fondamentali” per il futuro dell’Ue nel suo complesso.

    Tags: alloggiandamento demograficoconti pubblicidifesalavoroparlamento europeoPatto di stabilitàservizi al cittadinosessione plenariaue

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