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    Home » Cronaca » Oceani in pericolo, la triplice crisi climatica colpisce tutte le acque emerse

    Oceani in pericolo, la triplice crisi climatica colpisce tutte le acque emerse

    Aumento delle temperature, biodiversità a rischio e inquinamento senza confini. Tutti i mari del pianeta terra non sono in salute, rileva il progetto Copernicus

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    30 Settembre 2025
    in Cronaca
    Oceani

    Una medusa nuota accerchiata dalle microplastiche (Diritto, immagine da Wikimedia Commons)

    Bruxelles – Il mare è sempre più minacciato e la temperatura cresce in ogni specchio d’acqua del globo. Il triste panorama è stato fotografato dal Marine Environment Monitoring Service di Copernicus, che oggi ha rilasciato il suo nono rapporto sullo stato degli oceani. “La tripla crisi planetaria non è una minaccia futura, ma una realtà presente nei nostri bacini” ha dichiarato il commissario europeo alla Pesca e agli Oceani, Costas Kadis. La ricerca si è svolta grazie all’utilizzo di numerosi satelliti dell’Agenzia spaziale europea (ESA), che fanno parte del programma di osservazione dell’Unione Europea, Copernicus.

    La tripla crisi planetaria, citata da Kadis, è una definizione data dalle Nazioni Unite. Il termine è utilizzato per descrivere i tre effetti del cattivo stato del nostro pianeta: il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità e l’inquinamento. Questi elementi sono legati tra loro e il peggiorare di uno di essi condiziona a sua volta gli altri due.

    ️ This global data visualisation from the #CopernicusEU Ocean State Report 9 highlights the widespread pressures on the ocean: rising sea levels, warming, acidification, and plastic waste affect all basins. #ImageOfTheDay

    https://t.co/8F48N08dqV pic.twitter.com/RNkbFhHsVi

    — Copernicus EU (@CopernicusEU) September 30, 2025

    L’aumento delle temperature

    Gli oceani stanno subendo giorno dopo giorno la triplice morsa dovuta dall’antropizzazione. Il riscaldamento delle acque è uno degli effetti più immediati. Gli oceani subiscono ogni anno ondate di calore molto intense: nel Mediterraneo la superficie dell’acqua è stata più calda di 4,3 °C nel periodo tra maggio 2022 e l’inizio del 2023, la più intensa ondata mai registrata dai satelliti europei.

    Nella primavera del 2024 il mare globale ha raggiunto una temperatura record di 21 °C. A soffrirne maggiormente sono i mari chiusi, come il Mediterraneo, che aumenta ogni dieci anni il suo calore medio di 0,4 °C. In sostanza, dal 1982, quando sono iniziate le rilevazioni, le temperature sono cresciute di circa 1,6 °C.

    L’aumento del grado termico ha fatto crescere il livello del mare di circa 22,8 centimetri dal 1901 al 2024. L’innalzamento ha avuto conseguenze sulla vita di circa 200 milioni di europei che vivono nelle zone costiere.

    Dietro questa crescita c’è lo scioglimento delle calotte polari. I ghiacci dell’Artico hanno registrato quattro minimi storici consecutivi, perdendo un’area pari a quasi il doppio delle dimensioni del Portogallo.

    Sea Level Rise: The Ocean Keeps Climbing

    The latest reports confirms that global mean sea level has risen by an average of 3.4 mm per year over the past 31 years.

    Dive into the State of the Ocean Report 2024
    https://t.co/N8Lc4QZZvf#OceanScience #OceanAction pic.twitter.com/ZI4a33Ztpp

    — UNESCO Ocean (@IocUnesco) September 12, 2025

    La biodiversità

    La tripla crisi ha come secondo punto la diminuzione della biodiversità. L’effetto si vede chiaramente nei nostri oceani. Nel nono rapporto sullo stato dei mari, gli scienziati hanno analizzato i cambiamenti nel panorama globale degli ultimi 26 anni. Quello che emerge è un dirottamento delle specie verso i poli, laddove il mare è più freddo, e un conseguente impoverimento delle regioni costiere alimentate da acque ricche di nutrienti.

    I bacini più caldi si sono viste invase da specie non autoctone come il granchio blu atlantico e il verme di fuoco barbuto. Queste specie hanno portato la pesca locale sull’orlo del collasso. Il report presta particolare attenzione ai danni generati dalla presenza del granchio blu nelle acque del delta del Po. Questo animale in poco tempo è stato capace di ridurre dal 75 al 100 per cento la produzione di vongole locali.

    Al @Tg1Rai L. Zacchetti dottorando presso IRBIM Ancona parla della presenza del granchio blu nelle nostre lagune e coste che richiede interventi coordinati e guidati dalla ricerca scientifica: monitoraggi, contenimento selettivo e valorizzazione della risorsa.@CNRsocial_ pic.twitter.com/xLs9mDLXiG

    — IRBIM CNR (@CnrIrbim) September 23, 2025

    L’inquinamento dei mari

    La contaminazione dei fondali marini è l’ultimo punto della triplice crisi. La presenza di plastica di scarto invade tutti gli oceani, in qualsiasi parte del Globo. Per l’agenzia europea, tre quarti dei paesi che emettono oltre 10.000 tonnellate di rifiuti plastici hanno coralli a rischio di estinzione. La diminuzione di questi vegetali si riflette a cascata sull’alimentazione dei pesci.

    Un altro problema è l’acidificazione degli oceani, che avviene per via della sovrabbondanza di CO₂ nell’atmosfera. L’anidride carbonica viene assorbita dall’acqua e, per una serie di processi chimici, rende l’oceano più acido o, meglio, meno alcalino. Gli effetti più gravi li subiscono ancora una volta i coralli, elementi essenziali per la vita dei pesci. Inoltre, animali con guscio come molluschi e crostacei, faticano a costruire un guscio resistente senza il giusto bilanciamento chimico dell’acqua. Una crisi che, insomma, danneggia tutti gli ecosistemi legati al mare sia antropici che animali.

    Tags: Corallicrisi climaticamarioceanopesci

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