Bruxelles – Non sarà un vertice del Consiglio europeo di quelli semplici, quello in programma questa settimana. Tra un’agenda fitta di punti da discutere e la complessità dei file, alla fine su alcune materie potrebbe dover servire un rinvio ad altre date, come l’accordo sull’utilizzo dei beni russi congelati per i prestiti di riparazione all’Ucraina. A proposito di Kiev, qui si consuma già uno sgarbo istituzionale con l’Ungheria al centro. Di fronte a un summit che inizia alle 10 il primo ministro ungherese Viktor Orban ha già fatto sapere che si recherà nella capitale dell’UE in ritardo, a metà pomeriggio, per ragioni legate ai festeggiamenti della rivoluzione ungherese. Il premier sovranista salterà la discussione proprio sull’Ucraina, e questo proprio quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato invitato a partecipare di persona.
Gli addetti ai lavori prendono atto. A rappresentare l’Ungheria fino all’arrivo di Orban sarò Robert Fico, primo ministro di una Slovacchia rimasta da sola a bloccare il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, mettendosi di traverso e rischiando seriamente di sconfessare gli impegni di Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, che si era sbilanciata in modo chiaro in merito.
Un Paese che non si presenta, quello che blocca da sempre l’avvio dei negoziati di Kiev per l’adesione e lo stesso che ha deciso di ospitare il presidente russo nonostante sia colpito da sanzioni, un altro Paese che al momento impedisce nuove misure restrittive: l’UE già così mostra di fare fatica a tenere la barra a dritta, e allora la scelta di parlare di clima e obiettivi di sostenibilità capita al momento giusto.
Di fronte a un Parlamento che mostra l’ennesimo scollamento tra il PPE e gli alleati tradizionali in materia di green economy, con un voto che affossa la legge europea sul monitoraggio delle foreste, bene si fa a parlare di clima. Anche perché, confessano fonti UE, “l’oggetto del dibattito è garantire gli obiettivi, non indebolirli”. Con i rispettivi distinguo, però. Paesi come Italia, Francia e Polonia gradirebbero conclusioni più dettagliate sulle modalità per il raggiungimento degli obiettivi climatici, mentre gli altri leader attorno al tavolo altri preferiscono un riferimento più sintetico. Ad ogni modo nel rispetto alla più ampia agenda di competitività, tra i leader sembra prevalere l’idea che “è tempo di raggiungere obiettivi”.
Più difficile il tempo delle conclusioni. Qui si rinnova il problema del linguaggio da usare nei confronti di Israele e “l’uso sproporzionato della forza” nella risposta agli attachi di Hamas, che comunque si riconosce. Non si conosce ancora cosa scriveranno i leader nel testo finale, al pari di un’emergenza abitativa per cui il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha voluto una discussione su un tema di competenza nazionale. Insomma, “non è facile, ma si cercherà di trovare un accordo sulla totalità dei punti in agenda“, sintetizza un funzionario europeo.
Nessun passo avanti decisivo è infine atteso sugli asset congelati. Il tema resta complesso, e i nodi giuridici, politici e finanziari ancora non sono sciolti. Sea tutto va bene i leader potranno dare alla Commissione europea indicazioni circa la cornice entro cui muoversi, considerata comunque come un passo avanti, anche se Kiev ha bisogno economico certo già per il 2026.











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