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    Home » Diritti » Lo Stato di diritto peggiora in tutto il mondo. In Europa l’ultima è l’Ungheria (ma anche l’Italia non va bene)

    Lo Stato di diritto peggiora in tutto il mondo. In Europa l’ultima è l’Ungheria (ma anche l’Italia non va bene)

    La relazione 2025 del World Justice Project parla di un declino globale che va avanti da diversi anni. Incluso tra i Ventisette: in 18 Stati membri la democrazia si è deteriorata rispetto al 2024 (incluso il Belpaese)

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    28 Ottobre 2025
    in Diritti, Politica
    Stato di diritto

    Bruxelles – Lo Stato di diritto non se la passa bene a livello globale. L’ultimo rapporto del World Justice Project (WJP) publicato oggi (28 ottobre) certifica l’ottavo anno consecutivo di declino nel mondo, incluso nella civilissima Europa. Dal 2024 al 2025 si è registrato un peggioramento in ben 18 dei 27 Stati membri dell’Ue, inclusa l’Italia.

    In un comunicato allegato alla rilevazione, i ricercatori sottolineano che “la recessione mondiale dello Stato di diritto ha accelerato ulteriormente“, al punto che il 68 per cento dei Paesi censiti ha sperimentato un declino su base annua (laddove, sottolineano, il peggioramento tra 2023 e 2024 aveva interessato il 57 per cento del totale).

    Tra le principali dinamiche individuate ci sono “l’espansione delle tendenze autoritarie“, il “declino nell’indipendenza della magistratura” e la “restrizione dello spazio civico” (un fenomeno che interessa libertà cruciali come quelle di espressione e di assemblea ma anche i livelli di partecipazione pubblica), in un combinato disposto che comporta un “rischio più elevato per la democrazia” in tutto il mondo.

    L’indice WJP sullo Stato di diritto è misurato tenendo conto di 44 indicatori su 8 categorie, col punteggio relativo per ciascun indicatore pesato in confronto al totale delle giurisdizioni analizzate (143 tra Paesi e territori), suddivise in regioni geografiche e classi di reddito. Il valore numerico dell’indice – sia quello complessivo sia quello riferito alle singole categorie – va da un minimo di 0 ad un massimo di 1.

    Le categorie analizzate includono: i limiti al potere esecutivo, il contrasto alla corruzione, il cosiddetto governo aperto (un’etichetta composita che si riferisce, tra le altre cose, alla trasparenza dei processi decisionali e accountability), la tutela dei diritti fondamentali, il livello di ordine e sicurezza, quello di attuazione normativa, l’efficacia della giustizia civile e di quella penale.

    Nell’edizione di quest’anno, il primo posto a livello mondiale è occupato (come nelle precedenti rilevazioni della serie storica dell’ultimo decennio) dalla Danimarca che pure, con un punteggio complessivo di 0,90, viene classificata come in leggero calo. La seguono sul podio Norvegia e Finlandia (0,89 e 0,87 rispettivamente), mentre alla fine della classifica si trovano Venezuela (0,26), Afghanistan e Cambogia (pari merito a 0,31) e Haiti (0,32). Il peggioramento più vistoso si è verificato in Russia, che ha perso 0,028 punti negli ultimi 12 mesi scivolando a 0,41 (119esimo posto).

    Tra i Ventisette, dietro ai due Paesi già citati si piazzano Svezia (0,85), Germania e Lussemburgo (entrambe a 0,83), laddove le ultime posizioni sono occupate da Bulgaria (0,55), Grecia (0,60), Croazia e Romania (tutte e due a 0,61). La maglia nera in termini di classifica va all’Ungheria, inchiodata ad un punteggio di 0,50 e in peggioramento costante dal 2015, laddove il declino peggiore (0,023 punti in meno rispetto all’anno scorso) si è registrato in Slovacchia, scesa a 0,64.

    E l’Italia? Il Belpaese si attesta al 34esimo posto nella classifica globale (e 21esimo a livello comunitario) con 0,66 punti: lo stesso valore del 2024 – segnalato comunque in leggero calo – ma due posizioni indietro rispetto all’anno scorso, quando eravamo 32esimi su 142. Secondo il WJP, le categorie col punteggio peggiore sono l’efficienza della giustizia civile (0,56) e l’attuazione normativa (0,61), mentre quelle dove Roma va meglio sono l’ordine pubblico e la sicurezza (0,75) e la tutela dei diritti fondamentali (0,70).

    L’indice, scrive l’organizzazione, mostra che anche in Italia “la magistratura sta perdendo terreno rispetto all’ipertrofia del potere esecutivo, con un aumento dell’interferenza politica sui sistemi giudiziari“. A pesare sull’efficienza della giustizia civile, continua la nota del WJP, ci sono anche “ritardi più lunghi ed alternative meno efficaci rispetto alle corti (come la mediazione)”.

    Tags: democraziadiritti fondamentaliindipendenza magistratiitalialibertà civilistato di dirittoungheriawjp

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