Bruxelles – Ennesimo shock politico in Francia. Per la prima volta nella storia, l’estrema destra del Rassemblement national (RN) è riuscita a far approvare dal Parlamento una propria mozione, seppure per il rotto della cuffia. Per 185 voti contro 184, l’Assemblée nationale ha adottato stamattina (30 ottobre) il testo di una risoluzione non vincolante che denuncia l’accordo del 1968 con l’Algeria, visto come fumo negli occhi dalle forze conservatrici d’Oltralpe.
“Una giornata che si può definire storica per il Rassemblement“, ha commentato giubilante la capogruppo in Aula e leader di lungo corso del partito, Marine Le Pen, in seguito alla votazione. In effetti, da quando è nata la Cinquième République nel 1958 e da quando esiste lo stesso RN (fondato nel 1972 dal padre di Marine, Jean-Marie, col nome di Front national), non era mai accaduto che una mozione parlamentare di questa formazione politica ottenesse i voti necessari per venire adottata dall’emiciclo.
Ils étaient où les macronistes ? G Attal absent ! À 1 voix près Horizon (E Philippe), LR et l’extrême droite votent ensemble la fin de l’accord de 1968 avec l’Algérie. pic.twitter.com/psYxNZW4he
— Olivier Faure (@faureolivier) October 30, 2025
“Dov’erano i macronisti?“, ha chiesto provocatoriamente il segretario del Parti socialiste (PS), Olivier Faure, furioso per l’allineamento di una parte della coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron con l’estrema destra di Le Pen ed Éric Ciotti. Il sostegno di alcuni pezzi della piattaforma presidenziale Ensemble pour la République (EPRL) – soprattutto di 17 deputati di Horizons, il partito dell’ex premier Édouard Philippe – è risultato determinante per l’approvazione del testo. Anche 26 conservatori neogollisti dei Républicains (LR) presenti alla seduta hanno sostenuto la mozione dei lepenisti.
Il resto l’han fatto le assenze. In Aula mancavano 53 eletti tra i banchi del Nouveau front populaire (NFP), l’alleanza delle sinistre (i presenti, 143 su su 196, hanno tutti votato contro), e 52 nel gruppo parlamentare di EPRL, dal quale sono arrivati solo 30 voti contrari (i restanti 10 si sono astenuti o non hanno partecipato alla votazione). Alla fine, i suffragi non pervenuti sono stati 203 su 577 seggi dell’Assemblée.
Oggetto del voto era l’accordo stipulato nel 1968 tra Parigi e Algeri, pochi anni dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza algerina, che tra le altre cose agevola l’ingresso, la circolazione e il soggiorno in Francia per i cittadini del Paese nordafricano. Misure viste come eccessivamente permissive dalle forze politiche a destra del centro, che col voto odierno chiedono al governo di stracciare il trattato post-coloniale. Diversi premier macronisti avevano criticato l’accordo negli scorsi anni.

Ora, per quanto la mozione non fosse vincolante e non impegni automaticamente l’esecutivo di Sébastien Lecornu (impegnato a mettere a punto la legge di bilancio per il 2026) a rescindere l’accordo, la votazione odierna fissa comunque un precedente simbolico di primo rilievo per la politica francese. I commentatori si interrogano in queste ore sulla tenuta del cordon sanitaire contro l’ultradestra che sembra ormai essere evaporato, smantellato dai partiti sedicenti moderati per collaborare con la destra radicale nel momento in cui quest’ultima guadagna consensi sempre maggiori.
Cordone sanitario o meno, ad ogni modo, quella di oggi è anche l’ennesima conferma che la stagione del macronismo politico, inaugurata nel 2017 quando monsieur le Président è sbarcato all’Eliseo per la prima volta, è irrevocabilmente giunta al capolinea.
La strategia di Macron – rendere obsolete destra e sinistra, puntando sulla rinascita del “grande centro” liberale – è andata a sbattere contro la megalomania di un leader che ha sprofondato il Paese nella peggiore crisi politica degli ultimi decenni, rifiutando di riconoscere le proprie responsabilità e tenendosi stretto il potere che gli rimane. E il cui apprezzamento è in caduta libera già da prima della rielezione, nel 2022: secondo alcune rilevazioni, ora sarebbe crollato addirittura all’11 per cento, un record negativo condiviso col suo “mentore” François Hollande.











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