Bruxelles – Aprire le porte dell’UE ai migranti economici, quelli con regolare permesso di lavoro ottenuto in anticipo, prima della partenza. La risposta ai trafficanti di esseri umani, per Ursula von der Leyen, passa anche attraverso un nuovo paradigma. La presidente della Commissione europea propone di puntare su una dimensione fin qui poco esplorata, anche perché, per definizione, un migrante economico esula dal concetto di rifugiato e non ha diritto all’accoglienza.
In occasione della seconda conferenza dell’Alleanza globale per il contrasto al traffico di migranti von der Leyen decide di rompere tabù in nome della necessità di gestione dei flussi. “Dobbiamo creare più ponti tra i nostri continenti affinché le persone possano trovare un lavoro dove il loro talento è richiesto e portare le loro competenze oltre i nostri confini“, scandisce la presidente dell’esecutivo comunitario. Vuol dire attrarre forza lavoro in maniera ordinata. “Dobbiamo aprire percorsi più sicuri verso l’Europa“, insiste von der Leyen, sicura che “i nuovi partenariati per il talento offrono percorsi di lavoro in Europa”. Fermo restando che “con l’iniziativa Global Gateway l’Europa non solo crea buoni posti di lavoro in tutto il mondo, ma investe anche in competenze e formazione professionale”. Tutto questo, enfatizza, “metterà in contatto i datori di lavoro europei con i richiedenti di lavoro non europei“.
Avanti con il lavoro regolare, dunque, per una nuova stagione di migranti economici a cui l’UE lavora a fatica dal 2021 ma senza grandi avvenimenti degni di sorta, almeno per ciò che riguarda il contrasto all’immigrazione irregolare. Perché i problemi di fondo restano, eppure qui von der Leyen sembra distratta. Offre una narrativa che arriva a colpevolizzare quanti, in giro per il mondo, cercano un futuro migliore scappando da realtà insostenibili.
“Ogni viaggio con i trafficanti [di esseri umani] evitato è potenzialmente una vita salvata”, dice la presidente della Commissione europea. E forse è vero, probabilmente è davvero così. La cronaca degli ultimi dieci anni è piena di disastri in mare, ma chi si mette in marcia lo fa perché sente di non avere grandi alternative, sente solo il bisogno di andarsene, e quindi parte. A volte alla svelta.”Dobbiamo dimostrare alle potenziali vittime che esistono sempre alternative più sicure” dei viaggi organizzati dai trafficanti di esseri umani, insiste von der Leyen. Peccato che il poter scegliere a volte, o spesso, può essere un lusso per pochi. Il modo in cui la presidente dell’esecutivo comunitario approccia la questione dei migranti è superficiale e sbagliata, perché sorvola sulle cause reali alla base delle partenze. Cause su cui l’UE sembra restare indifferente.
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