Bruxelles – Ambiente, trasporti, diritti pensionistici: c’è un po’ di tutto nelle sei procedure d’infrazione tutte nuove che l’Italia si vede aprire dalla Commissione europea. Una nuova batosta per il governo Meloni, già colpito con il pacchetto di dicembre, composto da sette tra procedure nuove e vecchie portate avanti. Nelle decisioni prese a Bruxelles oggi (30 gennaio), spicca l’invio di sei diverse lettere di messa in mora, che significano apertura di nuovi fascicoli a carico del Paese.
Figurano due problemi ormai strutturali per l’Italia: direttiva acque e qualità dell’aria. Innanzitutto, rileva la Commissione europea, in Italia la legislazione nazionale “non garantisce” la registrazione di ogni permesso di prelievo o di invaso dell’acqua, come ad esempio l’invaso dell’acqua mediante la costruzione di un bacino idrico. Inoltre si contesta alle autorità nazionali di non aver aggiornato i programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico per ridurre le emissioni delle sostanze nocive per la qualità dell’aria.
Due nuove procedure, poi, in materia di trasporti e logistica. Si contesta innanzitutto all’Italia di
non aver rispettato i dispositivi del regolamento sui servizi portuali, avendo imposto
l’obbligo per le navi adibite al rimorchio e all’ormeggio nei rispettivi porti di battere bandiera nazionale. Ciò “non è corretto”, poiché il Regolamento sui Servizi Portuali autorizza già gli Stati membri ad applicare le leggi nazionali in materia sociale e del lavoro, indipendentemente dalla bandiera della nave sottoposta a ispezione. In secondo luogo, l’Italia “non ha pienamente recepito” nell’ordinamento nazionale la direttiva sui trasporti intelligenti.Nella lista delle infrazioni di gennaio, l’Italia figura tra gli Stati membri sanzionati anche per mancata notifica delle misure nazionali di recepimento della direttiva che semplifica gli obblighi di segnalazione nei settori degli alimenti e degli ingredienti alimentari, del rumore esterno, dei diritti dei pazienti e delle apparecchiature radio.Infine la procedura per violazione del principio di leale cooperazione previsto dal diritto dell’UE. La violazione riguarda “l’incapacità dell’Italia di negoziare in buona fede un accordo con la Banca Centrale Europea (BCE) sul trasferimento dei diritti pensionistici dei funzionari dell’UE”, spiega la nota di accompagnamento delle decisioni del collegio dei commissari. Secondo le regole vigenti occorre un accordo tra uno Stato membro e un’istituzione dell’UE per consentire ai funzionari dell’UE di trasferire i propri diritti pensionistici nazionali al regime pensionistico dell’istituzione dell’UE. Secondo la Commissione, “l’Italia ha ostacolato i negoziati di tale accordo con la BCE“. Da qui la decisione di aprire l’infrazione.