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    Home » Diritti » Violenza di genere, nell’UE una donna su tre è vittima di abusi. Ma solo il 6 per cento di loro denuncia

    Violenza di genere, nell’UE una donna su tre è vittima di abusi. Ma solo il 6 per cento di loro denuncia

    Secondo un report diffuso oggi dall'Agenzia dell'UE per i Diritti Fondamentali (FRA), restano alte le percentuali di donne vittime di violenza psicologica (29,9%) ed economica (20,3%). In crescita anche gli abusi online

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    3 Marzo 2026
    in Diritti, Non categorizzato
    Una manifestazione contro la violenza sulle donne a Roma (Photo: Imagoeconomica)

    Una manifestazione contro la violenza sulle donne a Roma (Photo: Imagoeconomica)

    Bruxelles – “A un decennio di distanza dalla pubblicazione del nostro primo studio sulla violenza di genere (risalente al 2014, ndr), e nonostante i significativi progressi compiuti sul piano legislativo e politico, la violenza contro le donne nell’UE resta un fenomeno pervasivo“. Si apre così la nota di commento dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) – istituzione indipendente che si occupa di promuovere e proteggere i diritti umani all’interno dell’UE – al nuovo report sulla violenza di genere nel contesto europeo.

    In base ai risultati dello studio pubblicato oggi (3 marzo), circa un terzo delle 114 mila donne intervistate tra settembre 2020 e marzo 2024 ha subito forme di violenza fisica e/o sessuale. Si tratta di un dato pressoché analogo a quello registrato nel 2014. In particolare, la violenza sessuale sembra essere sempre più spesso il risultato dell’assenza di un consenso libero e consapevole, piuttosto che dell’uso della forza fisica. In parole più semplici, stando allo studio di Fra, Eurostat e Eige, le probabilità che una donna venga stuprata tramite coercizione o incapacità di rifiutare sono doppie rispetto ai casi in cui viene usata una forza fisica esplicita. Un fenomeno collegato a quello degli abusi sofferti in età adulta, poi, è quello delle violenze fisiche e/o sessuali durante l’infanzia: in base alle conclusioni del report, le donne che hanno subito traumi di questi tipo da bambine (il 32,9 per cento del campione) presentano una probabilità da tre a quattro volte maggiore di essere vittime di violenze analoghe in età adulta.

    La violenza che lascia segni sul corpo è solo una delle molte forme di sopruso. Come si legge nel report, “gli abusi psicologici, la violenza economica e quella online sono fin troppo comuni, ma spesso rappresentano le forme meno riconosciute” di sopraffazione. Il 29,9 per cento delle intervistate riferisce comportamenti controllanti, umiliazioni, intimidazioni o gelosia ossessiva da parte del partner; per il 12,7 per cento si tratta di dinamiche frequenti. La violenza economica – che comprende, ad esempio, il divieto di lavorare o la privazione del controllo sulle finanze familiari – ha colpito il 20,3 per cento del campione. Infine, la nuova frontiera della violenza di genere – quella online – è in rapida espansione: l’8,5 per cento delle intervistate dichiara di essere stata vittima di cyberstalking e il 7 per cento delle stesse afferma di aver subito molestie online. Non di rado gli abusi tecnologici si consumano all’interno della relazione: il 10,2 per cento delle intervistate ha avuto un partner che monitorava o tracciava i loro spostamenti tramite cellulare.

    Il report analizza anche le conseguenze a medio e lungo termine della violenza di genere. Il 9,8 per cento delle donne ha riportato lesioni fisiche a seguito degli abusi subiti, mentre il 9,6 per cento ha sofferto conseguenze psicologiche. In molti casi, il recupero ha richiesto tempi prolungati, tanto da comportare assenze dal lavoro (17,6 per cento) o la necessità di delegare le faccende domestiche (30,8 per cento). Cadere nell’utilizzo di farmaci (25,8 per cento) o di alcol e droghe (17,1 per cento) è un rischio altrettanto concreto.

    Preoccupante anche il dato sulle denunce: solo il 6,1 per cento delle donne ha segnalato alla polizia abusi fisici o sessuali commessi dal partner, con la percentuale che sale all’11,3 per cento quando l’autore è una persona diversa. “Quando l’abuso è normalizzato, nascosto o ignorato, ciò riflette fallimenti sistemici nella tutela dei diritti”, ha sottolineato Sirpa Rautio, direttrice della FRA. Le ha fatto eco Carlien Scheele, alla guida dell’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere), secondo cui “se le donne non possono fidarsi delle istituzioni per essere protette, dobbiamo chiederci cosa deve cambiare – non cosa le donne dovrebbero fare in più”.

    Non a caso, il report si chiude proprio con una serie di raccomandazioni  per rendere più efficace la lotta dell’UE alla violenza di genere. Oltre ai passi già compiuti – come l’adozione della Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e la ratifica a livello UE della Convenzione di Istanbul – è necessario “migliorare i sistemi di denuncia affinché siano sensibili alle vittime e attenti alla dimensione di genere; garantire l’accesso a un sostegno completo, inclusi assistenza sanitaria e servizi specializzati; criminalizzare la violenza sessuale sulla base dell’assenza di consenso; estendere la tutela legale alla violenza economica e psicologica; rafforzare la risposta agli abusi facilitati dalla tecnologia; e investire nella prevenzione precoce, nella protezione dell’infanzia e in sistemi attenti ai traumi“.

    Tags: abusiagenzia dell'UE per i diritti fondamentalicarline scheeledirittidonnesirpa rautioviolenza di genere

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