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    Home » Economia » L’acciaio cinese fa paura. E Londra chiede aiuto a Bruxelles

    L’acciaio cinese fa paura. E Londra chiede aiuto a Bruxelles

    Migliaia di posti di lavoro persi nel Regno Unito, minacciati anche altri lavoratori, come in Italia. Solo Roma, e un po' Berlino, frenano sul riconoscimento dello status di "economia di mercato" a Pechino

    Lena Pavese di Lena Pavese
    9 Novembre 2015
    in Economia
    acciaio cina wto mes

    Bruxelles – Si terrà oggi a Bruxelles una riunione straordinaria tra i ministri dell’Industria dell’Unione europea per discutere della crisi del mercato dell’acciaio comunitario nel contesto di un aumento delle importazioni dalla Cina. La riunione è stata sollecitata dal Regno Unito, dove la crisi del settore è oramai esplosa, con alcune miglia di posti di lavoro persi. Solo nell’ultimo mese in Europa si contano circa 5.000 licenziamenti. Londra dunque, nonostante il dibattito sulla “Brexit”, ha ritenuto meglio portare in sede comunitaria il suo problema, ben conscia di non avere la forza di affrontare la questione da sola. Al momento ha solo un alleato schierato al suo fianco, l’Italia, che non riconosce la Cina come pronta a ricevere lo status di “economia di mercato”.

    I ministri vedranno anche gli amministratori delegati di alcuni dei più grandi produttori di acciaio europei in una cena informale. L’incontro si svolge in una fase cruciale della riflessione in corso su come affrontare la questione del riconoscimento dello status di “economia di mercato” (Mes) per la Cina nel quadro degli accordi Wto, l’Organizzazione mondiale per il commercio. La Commissione europea non ha ancora preso alcuna decisione formale sulla questione, ma questo potrebbe accadere molto presto dato che la materia è già in fase di discussione al più alto livello politico.

    Secondo un documento preparatorio messo a punto dalla presidenza lussemburghese per la riunione di oggi l’eccesso della capacità produttiva di acciaio in Cina nel 2014 “è stato di circa 340 milioni di tonnellate, che rappresentano più del doppio della produzione annua di acciaio grezzo dell’Ue nello stesso anno (169 milioni di tonnellate)”. Il settore dell’industria siderurgica occupa in Europa circa 360mila persone (circa 85.000 in meno rispetto al 2008) e il fatturato complessivo è di circa di 170 miliardi di euro. Circa 30 settori manifatturieri europei, riuniti nell’Aegis Europa, sono profondamente preoccupati dalla possibilità che concedere alla Cina lo status di Mes prima che siano soddisfatti i criteri dell’Unione europea perché sia qualificata come un’economia di mercato.

    Il governo britannico ha chiesto un Consiglio Competitività di emergenza a causa del significativo aumento delle pressioni sul settore siderurgico europeo, che, nell’ultimo mese, hanno portato a notevoli perdite di posti di lavoro nel Regno Unito. Dal punto di vista di Bruxelles, è notevole che nel Regno Unito, un paese che si è tradizionalmente opposto all’idea di imporre forti misure di difesa commerciale contro la Cina, chiede ora di intervenire per affrontare il problema della sovraccapacità cinese e le sue conseguenze sul mercato siderurgico dell’UE. Tuttavia, data la complessità delle procedure europee e la riluttanza di molti Stati membri dell’Unione europea di prendere una posizione ferma contro la Cina, non ci si aspetta che l’incontro di oggi porti a risultati concreti.

    Secondo alcune delegazioni le questioni commerciali – tra cui il Mes per la Cina – sarebbe meglio discuterle in un altro formato del Consiglio, la riunione Affari esteri / Trade (il gruppo dei ministri del Commercio), e la prossima è in programma il 27 novembre. Anche se i ministri potrebbero non essere ansiosi di sollevare la questione, gli amministratori delegati nella cena prevista questa sera con i rappresentanti dei governi potrebbero cogliere l’occasione per segnalare loro la necessità di agire in fretta. In realtà, dicono i manager, evitare un riconoscimento ritenuto “prematuro” del Mes alla Cina è una delle poche decisioni concrete che possono essere adottate a livello comunitario nelle prossime settimane per affrontare le sfide poste dal settore siderurgico europeo.

    Bart Samyn, vice segretario generale del IndustriALL, il sindacato europeo del settore, sostiene che “i ministri devono capire che le perdite di posti di lavoro stanno avvenendo ora. Questi licenziamenti sono la conseguenza diretta degli oneri normativi a livello dell’Ue e degli Stati membri, e in particolare a causa del dumping dell’acciaio cinese sul mercato europeo”. Axel Eggert, direttore denerale di Eurofer, l’associazione datoriale, spiega che l’Ue “deve adattare le politiche commerciali, su clima ed energia, in particolare la revisione del sistema di scambio di emissioni, per mantenere il nostro settore competitivo. Chi offre le migliori prestazione nel ‘carbon leakage’ come l’acciaio non devono essere penalizzati da ulteriori costi diretti o indiretti contro i concorrenti extra-Ue”.

    Samyn ed Eggert in un comunicato congiunto concludono che “una volta che questi posti di lavoro scompaiono se ne sono andati per sempre. Ci auguriamo che l’incontro di oggi possa aiutare a costruire un consenso intorno a pratiche e politiche rapidamente implementabili, compresa la valutazione completa e corretta di impatto, destinato a sostenere l’innovazione, costi energetici più bassi, che possano frenare l’onere normativo, vitale per garantire ai produttori di acciaio europei una parità di condizioni nel commercio internazionale”.

    La Commissione europea non ha preso una decisione definitiva su come affrontare il problema di Mes per la Cina, ma potrebbe presentare una proposta legislativa per modificare la legge antidumping dell’Ue presto. Il rischio è che la proposta di modifica, che sarà poi inviata al Parlamento europeo e al Consiglio, si basi su un’interpretazione non unanime del protocollo di adesione della Cina al Wto, in base alla quale il Mes sarebbe automaticamente concesso alla Cina nel dicembre 2016.

    Questa interpretazione potrebbe indebolire la posizione di altri membri del Wto, che interpretano il protocollo in modo diverso. In realtà, secondo molti, la Cina non è ancora un’economia di mercato e non soddisfa i criteri Ue per essere considerata come tale: i prezzi cinesi ed i costi non sono determinati dal mercato e, di conseguenza, secondo l’industria europea, non devono essere utilizzati come base per il calcolo di valori normali in un procedimento antidumping. La Commissione europea secondo le azione del settre dovrebbe quindi evitare di proporre una modifica alla normativa antidumping dell’Ue a meno che non ci sia un chiaro consenso a livello internazionale sul significato del protocollo di adesione della Cina al Wto.

    Questo è un problema globale – la posizione di Eurofer è condivisa da tutti i produttori di acciaio in Nord e Sud America – che dovrebbe essere affrontato in coordinamento con i principali partner commerciali dell’Ue, sostengono le aziende. Inoltre, i produttori di acciaio europei chiedono che una valutazione d’impatto rigorosa, completa debba essere condotta, e i suoi risultati dovrebbero essere presi in considerazione in qualsiasi decisione successiva.

    Finora, tra gli Stati membri dell’Ue, solo l’Italia ha assunto una posizione chiara sul Mes alla Cina. Il viceministro Carlo Calenda, che dovrebbe essere presente alla cena di questa sera, ha dichiarato recentemente che “la Cina non è un’economia di mercato, non soddisfa le condizioni” e che l’Ue farebbe un errore se dovesse “cedere unilateralmente”. Altri Stati membri sono stati per lo più in silenzio, con la notevole eccezione della cancelliera Angela Merkel che, in una recente visita a Pechino, ha dichiarato che la Cina ha ancora del lavoro da fare prima che possa essere concesso il Mes e che lo stato potrebbe anche essere oggetto di controlli da parte la Commissione europea. Anche il Parlamento europeo ha recentemente intensificato il dibattito sul Mes alla Cina. Il presidente del comitato commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange, avrebbe inviato una lettera al Commissario Cecilia Malmstrom chiedendo di coordinarsi con i principali partner commerciali e invitando la Commissione a condurre una valutazione d’impatto completa. Anche i sindacati europei hanno iniziato a esprimere le loro preoccupazioni sulla questione, visto l’impatto che tale decisione avrebbe sull’occupazione nell’UE.

    Tags: acciaobruxellescinalondraWto

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