Bruxelles – Nel quarto trimestre del 2025, sono state rimpatriate 33.860 persone, dall’Unione Europea in Paesi terzi, a seguito di un ordine di uscita. Si tratta di un aumento del 13 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Allo stesso tempo, il numero di cittadini di Paesi terzi cui è stato ordinato di lasciare l’UE è diminuito del 6,1 per cento (117.545 cittadini). Sono i dati che Eurostat, l’Ufficio statistico dell’UE, pubblica oggi (31 marzo) sui rimpatri e gli ordini di uscita dall’UE. Rispetto al terzo quadrimestre 2025 (maggio-agosto 2025), sono calate sia la quota di persone extracomunitarie a cui è stato ordinato di lasciare il territorio di un Paese membro (-4,4 per cento) sia quella dei rimpatriati verso Paesi terzi (- 0,9 per cento).
I cittadini della Turchia (3.155) rappresentano la maggior parte dei cittadini di Paesi terzi che sono stati rimpatriati nel quarto trimestre del 2025. A seguirli, le persone dalla Georgia (2 390) e dalla Siria (2 105). Mentre il numero più elevato di ordini di uscita dall’UE ha colpito i cittadini dell’Algeria (12.455 ovvero il 10,6 per cento del totale), seguiti da quello del Marocco (7.385, il 6,3 per cento), della Turchia (5.225, il 4,4 per cento), dell’Afghanistan (4.010, 3,4 per cento) e della Tunisia (3 770, 3,2 per cento).
La Germania (7.690), la Francia (3.800) e la Svezia (2.870) hanno registrato il maggior numero di rimpatri in Paesi terzi, mentre la Francia (34.040), la Spagna (12.380) e la Germania (10.720) la quota più alta di ordini a lasciare un Paese UE.
Nell’Unione Europea, la maggior parte dei cittadini di Paesi terzi che abbandonano il territorio lo fa attraverso rimpatri volontari, che rappresentano il 58,9 per cento del totale, a fronte del 41,1 per cento di rimpatri forzati. Questo scenario varia drasticamente tra i singoli Stati: mentre l’Italia ha registrato esclusivamente rimpatri forzati nell’ultimo trimestre del 2025, Paesi come Cechia, Lettonia, Lituania ed Estonia hanno visto oltre il 90 per cento delle persone partire volontariamente.
Per quanto riguarda i minori non accompagnati, tra ottobre e dicembre 2025 sono stati emessi 440 ordini di lasciare l’UE, con una riduzione del 46,7 per cento rispetto al trimestre precedente. La Grecia è lo Stato che ha emesso più provvedimenti di questo tipo (195), seguita da Paesi Bassi (150) e Croazia (40). Tuttavia, nello stesso arco temporale, i minori effettivamente rimpatriati verso nazioni extra-UE sono stati 30, principalmente da Croazia, Germania e Svezia.
In qualsiasi modo si vogliano leggere questi numeri è importante sottolineare che esiste uno sfasamento temporale: il numero di ordini emessi in un trimestre non coincide con i rimpatri effettuati nello stesso periodo, poiché una persona può ricevere l’obbligo di andarsene in un momento e partire effettivamente mesi dopo.
Il quadro normativo di base dell’Unione europea in materia migratoria si articola attorno a due aspetti distinti: il controllo alle frontiere e la gestione dei cittadini extracomunitari non autorizzati presenti nel territorio dell’UE. Questi due ambiti sono collegati, ma rispondono a finalità diverse: da un lato regolare l’ingresso e la circolazione delle persone, dall’altro disciplinare la presenza irregolare e il ritorno di chi non ha titolo a restare. Per quanto riguarda il controllo delle frontiere, la normativa europea si fonda anzitutto sul Codice frontiere Schengen, che stabilisce regole armonizzate per l’attraversamento delle frontiere esterne e per l’eventuale reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne, invocando pressioni migratorie, traffico di esseri umani, criminalità organizzata o minacce alla sicurezza. Poi il quadro prevede il regolamento sulla guardia di frontiera e costiera europea e il sistema di entrata-uscita, che registra in modo più preciso gli ingressi, le uscite e i soggiorni di breve durata dei cittadini di paesi terzi.
Sul secondo versante, la gestione dei cittadini extracomunitari presenti senza autorizzazione nell’UE ruota attorno alla direttiva rimpatri, che disciplina il ritrovamento delle persone in soggiorno irregolare, l’adozione della decisione di rimpatrio e l’esecuzione effettiva del ritorno. In questo quadro, gli Stati membri possono adottare misure per assicurare l’esecuzione delle decisioni.
La scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato la proposta di regolamento sui rimpatri, aprendo i negoziati con il Consiglio. La posizione dell’Eurocamera punta a una stretta, rendendo i rimpatri più rapidi: i cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio devono cooperare con le autorità e, in caso di resistenza o non collaborazione, possono essere trattenuti fino a 24 mesi. Questo nuovo corso legislativo continua ad orientarsi verso pratiche di esternalizzazione, prevedendo la possibilità di trasferire i migranti verso “hub di rimpatrio” situati in Paesi terzi sulla base di accordi internazionali. Per chiunque venga etichettato come un potenziale rischio per la sicurezza, il testo introduce regole ancora più aspre e controlli invasivi, confermando una volontà politica che privilegia l’efficacia burocratica delle espulsioni rispetto alla tutela delle garanzie individuali.

![[foto: Alessia Mastropietro/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/03/Imagoeconomica_1185668-350x250.jpg)










