Bruxelles – Risparmiare energia lavorando da casa? Sì, ma non a scapito dei lavoratori. Per questo, l’Unione Europea deve finalizzare con urgenza la legislazione per regolamentare il telelavoro. La Confederazione europea dei sindacati (ETUC) lancia il promemoria a Palazzo Berlaymont alla luce della crisi energetica scatenata dalla guerra di USA e Israele all’Iran e dei richiami del commissario all’Energia, Dan Jørgensen – ripresi dal piano dell’Agenzia internazionale dell’Energia – a risparmiare energia lavorando da casa. “Sebbene questo appello possa contribuire a ridurre il consumo energetico, non deve avvenire a scapito dei diritti dei lavoratori né scaricare i costi su coloro che già sopportano il peso maggiore dell’aumento dei prezzi dell’energia”, avvertono i sindacati. E dettagliano: “La Commissione deve ora dare seguito a questo appello finalizzando con urgenza la legislazione per regolamentare il telelavoro e garantire il diritto dei lavoratori alla disconnessione, dopo aver avviato la seconda fase di consultazione la scorsa estate”.
I sindacati ricordano che anche secondo le ricerche della Commissione “chi lavora da casa è esposto a maggiori rischi per la salute mentale e fisica a causa del ‘rischio di intensificazione del lavoro, straordinari, maggiore disponibilità e conflitto tra vita professionale e privata'”. In particolare, secondo l’ultima Indagine europea sulle condizioni di lavoro, “chi lavora regolarmente da casa ha almeno quattro volte più probabilità di lavorare nel tempo libero rispetto a chi lavora presso la sede del datore di lavoro e le donne sono significativamente più esposte a questo rischio rispetto agli uomini”.
In questo contesto, l’ETUC chiede che la prossima legge sul lavoro di qualità includa una normativa che garantisca l’applicazione del diritto dei lavoratori a non essere contattati al di fuori dell’orario concordato. Si chiede inoltre la responsabilità dei datori di lavoro per tutti i costi connessi al tele-lavoro, inclusi quelli della bolletta elettrica. Poi, secondo i sindacati europei, per i lavoratori in telelavoro vanno garantiti gli stessi diritti di quelli in sede e va fatto sì che il telelavoro non aggravi il carico di cura non retribuito sulle donne e non isoli i gruppi vulnerabili. Non finisce qui: l’ETUC vuole che il monitoraggio da parte dei datori di lavoro sia limitato a scopi leciti e proporzionati, e che anche per questo vengano vietati gli strumenti invasivi e siano pienamente rispettati i contratti collettivi e il GDPR, il regolamento UE sulla privacy.
“La possibilità di lavorare da casa può essere vantaggiosa sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, soprattutto nella situazione attuale, ma solo se è volontaria per i lavoratori e rispetta i loro diritti”, scandisce la segretaria generale dell’ETUC, Esther Lynch, convinta che “Nessun lavoratore dovrebbe dover sostenere i costi del lavoro da casa” e per motivo “è giusto che governi e datori di lavoro si impegnino per risparmiare energia e controllare i prezzi, ma i datori di lavoro devono coprire tutte le spese correlate“.
La segretaria dell’ETUC ricorda l’esperienza di telelavoro avuta con la pandemia di Covid-19 e sottolinea che, “dopo aver nuovamente invitato tutti a lavorare da casa, la Commissione ha ora la responsabilità di garantire che gli errori del passato non si ripetano, introducendo norme di buon senso per il telelavoro”. Per questa ragione, conclude, “qualsiasi introduzione o ampliamento del telelavoro deve essere negoziato con i sindacati per salvaguardare i diritti dei lavoratori e garantire condizioni eque”.










