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    Home » Net & Tech » HGE7, sullo smartworking nasce la nuova Europa digitale: “Riconoscere il diritto alla connessione, ma anche a disconnessione”

    HGE7, sullo smartworking nasce la nuova Europa digitale: “Riconoscere il diritto alla connessione, ma anche a disconnessione”

    'How Can We Govern Europe?' lancia il dibattuto sulle sfide della pandemia Covid-19 nell'ambito della tecnologia e del digitale. Dal quadro sui diritti dei lavoratori alla costruzione di un Cloud europeo

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    3 Dicembre 2020
    in Net & Tech

    Bruxelles – Sono quasi infiniti i settori in cui la pandemia Covid-19 ha avuto un impatto epocale. Ma pochi sono stati stravolti come il mondo del lavoro: tra telelavoro, smartworking, infrastrutture digitali, protezione dei dati e dei diritti dei lavoratori, le conseguenze del Coronavirus hanno coinvolto milioni di cittadini europei e hanno mostrato la necessità di un cambio di passo a livello comunitario. Su queste riflessioni si è impostato il terzo panel di ‘How Can We Govern Europe?‘, il più importante evento italiano sugli affari europei organizzato da Eunews, dal titolo: Effetti ‘digitali’ del coronavirus: la rivoluzione del lavoro. “Tutti noi abbiamo imparato a lavorare in modo diverso in questi mesi, probabilmente sarà difficile tornare a quello che conoscevamo prima”, ha introdotto i lavori la moderatrice Valeria Manieri, giornalista di Radio Radicale.

    Giulia Barbucci, vicepresidente del Comitato economico e sociale (CESE)

    Interpellata su questo “nuovo mondo del lavoro”, la vicepresidente del Comitato economico e sociale (CESE), Giulia Barbucci, ha spiegato quanto sia necessaria una riflessione e un’azione concreta in questo senso: “Come Comitato, stiamo lavorando a un parere sul telelavoro e sulle ripercussioni per l’orario di lavoro”. Se è vero che imprese e lavoratori si sono accorti dei vantaggi, anche per la produttività, è altrettanto necessario valutare gli svantaggi: “I benefici non devono andare a discapito degli interessi dei lavoratori. Vanno garantiti il diritto alla connessione, ma anche quello alla disconnessione, la protezione dei dati sul luogo di lavoro e di disporre di attrezzature e formazione adeguate”, ha aggiunto Barbucci. Necessità sollevate da interrogativi su salute e sicurezza: “Le attrezzature a domicilio possono comportare un’ergonomia insufficiente, i confini tra vita professionale e privata sono meno chiari e talvolta conflittuali e c’è un rischio di sovraccarico tecnologico e di isolamento sociale”.

    Preoccupazioni condivise anche da Santina Bertulessi, vicecapo di gabinetto del commissario europeo per l’Occupazione e i Diritti sociali, Nicolas Schmit. “Serve un approccio uniforme per il Mercato Interno. All’inizio del 2021 la Commissione partirà con una consultazione dei partner sociali per l’armonizzazione dei diritti dei lavoratori”, ha spiegato. “Stiamo rischiando di creare una generazione di lavoratori con meno o senza diritti, non è accettabile“. Ritorna nella conversazione la questione della disconnessione: “Lo prenderemo in considerazione seriamente, perché ha un impatto sul diritto a una remunerazione adeguata”, ha anticipato Bertulessi. Ma anche una questione di genere: “Le donne sono più fragili nell’accesso al mercato del lavoro e per la persistenza di un notevole carico domestico. Dovremo implementare anche la direttiva su maternità e paternità”, ha concluso la vicecapo di gabinetto del commissario Schmit. È necessario quindi un nuovo quadro legislativo? Secondo Barbucci, “sarà fondamentale dare parametri di riferimento chiari in materia di orario e condizioni di lavoro“. Se il telelavoro “è già normato ed è già stato recepito in molti contratti”, è però necessario “aggiornare l’accordo del 2002, perché ora la situazione è profondamente cambiata”, spiega la vicepresidente del CESE. “Autonomi e chi lavora frequentemente con il telelavoro devono avere tutte le tutele”.

    Un’Europa più digitale

    L’importanza di questo momento storico per le ambizioni digitali dell’Unione Europea e dell’Italia è stata riassunta efficacemente da Nello Iacono, coordinatore attività progetto ‘Repubblica Digitale’ presso del Dipartimento per la Trasformazione Digitale: “Il digitale non è più un tema di nicchia, ma decisivo per lo sviluppo e la realizzazione aziendale”. È arrivato il momento di “costruire le fondamenta nazionali e le strategie che si incastrano a livello europeo“, in particolare con la risposta data dall’UE alla crisi scatenata dalla pandemia di Coronavirus, attraverso il Next Generation Eu: “È una grande occasione per l’Italia di avere nuovo slancio di riforme, ma anche per l’Unione di accelerare nel percorso verso la sovranità tecnologica”, ha continuato Iacono. Il terreno su cui si incontrano UE e Paesi membri – in particolare l’Italia – è il nuovo Cloud europeo: “La partenza è quella giusta. Bisogna concordare su una strategia e sui principi comuni, mettendo insieme le esperienze della nazioni che partecipano”.

    Proprio questa esigenza di infrastrutture europee è stata al centro dell’intervento di Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): “Ricerca, sviluppo e innovazione si portano avanti solo con infrastrutture digitali“, ha spiegato. I programmi nell’UE ci sono già, “ora si tratta di scaricarli davvero a terra, sarà un’opportunità enorme per le aziende”, grazie al “nuovo modo di lavorare che ci è stato indicato durante questa pandemia”. E anche se “noi non abbiamo big tech che investono su digitale”, ha continuato Metta, “l’UE sta provando in modo interessante a strutturare lo strato che consente lo sviluppo delle applicazioni”. Parere condiviso dall’eurodeputata Patrizia Toia (Pd), vicepresidente della commissione Industria, Ricerca ed Energia al Parlamento UE: “L’orgoglio dell’Europa è di poter dire che abbiamo una nostra posizione sul tema del digitale: sono gli operatori che dovranno adattarsi alle regole dell’Europa, non il contrario”. Per la costruzione dei progetti di resilienza digitale sarà necessario puntare su “donne e giovani, non è certo un aspetto secondario del Recovery“, è la rivendicazione dell’eurodeputata italiana. “Servirà uno sguardo strategico per la ricostruzione”, basato su una “rinnovata capacità di essere protagonisti sull’infrastruttura del Cloud europeo e sul digitale”.

    .@toiapatrizia a #HGE7 @eunewsit: “cosa ci lascia in eredità questa pandemia? per ricostruire serve un approccio strategico, guardare avanti, nuove professioni nel digitale. Le donne e i giovani non possono essere dimenticati.” pic.twitter.com/jkEVjQ9dA0

    — PE Italia (@PE_Italia) December 3, 2020

    Ma in chiusura del dibattito, il focus è tornato sui diritti dei lavoratori nel nuovo decennio digitale europeo: “Privacy, trasparenza sugli algoritmi delle piattaforme digitali, diritto alla connessione e alla disconnessione, è tutto ciò che bisogna garantire per creare fiducia”, ha elencato Toia. Se anche c’è stata una reazione efficace alle sfide poste dalla pandemia, non va dimenticata la necessità di ripensare il modello del lavoro in Europa, sia a distanza che in presenza: “In ricerca si dice che l’idea nasce dalla macchinetta del caffè”, ha raccontato il direttore scientifico dell’IIT Metta, “si possono programmare tutti i meeting del mondo, ma niente è come l’interazione sociale che porta al brainstorming”. E, a proposito di efficacia di lavoro, sono state le parole di Patrizia Toia a mettere il punto esclamativo al panel: “Da eurodeputata, posso dire che l’informazione dalle istituzioni europee è complicata. Ma non tutti sono così accurati come Eunews“. In presenza o, come mostrato in questo 2020, anche a distanza.

    Tags: Comitato economico e socialecommissione europeadigitalediritti lavoratoriGiulia BarbucciIstituto Italiano di Tecnologiaitaliamercato digitale unicoNicolas Schmitparlamento europeopatrizia toiaprotezione datiSantina Bertulessismartworkingunione europea

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