Bruxelles – Riforme, riforme, riforme. Tante volte l’Unione europea nella sue diverse configurazioni – Commissione UE, Consiglio UE, Eurogruppo – ha chiesto ai governo nazionali un’agenda politica decisa in nome di competitività e resistenza alle pressioni esterne. La richiesta di riforme strutturali deriva dalle crisi che l’eurozona ha vissuto nei primi anni Duemila, e da allora questa richiesta non si è mai esaurita, come sa bene anche l’Italia, che continua a essere incalzata in tal senso. Adesso i tecnici della Banca centrale europea provano ad aggiungere materiale al dibattito: “Le riforme strutturali possono liberare gli investimenti privati?”, si chiede in uno studio di fresca pubblicazione. La risposta è: “sì”.
Alla base delle ricerche il fatto che le evidenze empiriche che collegano direttamente le riforme strutturali agli investimenti privati “rimangono sorprendentemente scarse”. Da qui gli studi. L’analisi econometrica della BCE rivela che “le principali riforme del mercato del lavoro in genere aumentano il livello degli investimenti privati reali del 5 per cento cumulativamente entro sei anni, mentre le principali riforme del mercato dei prodotti producono un impatto del 3 per cento”.
Se i tassi di crescita di attrazione dei capitali possono sembrare a una prima occhiata limitati, ecco la precisazione: non è così. Riforme nel mercato del lavoro e dei prodotti, insieme, “possono stimolare significativamente gli investimenti privati nel medio termine, sebbene i loro effetti varino a seconda del tipo di riforma e del contesto nazionale”.
I tecnici di Francoforte insistano però su tutto ciò che riguarda il sistema che regola l’interazione di imprese e dipendenti: “Le riforme del mercato del lavoro sono in genere più efficaci nello stimolare gli investimenti privati rispetto alle riforme del mercato dei prodotti, probabilmente a causa della natura settoriale della maggior parte delle riforme del mercato dei prodotti incluse nel nostro campione”. Da ciò deriva un’indicazione chiara per tutti, Italia compresa, ancora una volta richiamata, dopo dieci anni, a miglioramenti significativi in questo ambito.
Le cattive notizie, per la politica tricolore e non, non finiscono qui: la stabilità di governo non basta. Può essere condizione necessaria, eppur tuttavia non sufficiente a svegliare e attrarre capitali di investitori privati. Le analisi condotte in sede BCE mostrano che “la risposta degli investimenti alle riforme strutturali è significativamente più forte nelle economie con una maggiore qualità istituzionale e un ampio accesso a finanziamenti esterni”. Si tratta di due fattori chiave, che “insieme offrono al settore privato la stabilità economica e le risorse finanziarie necessarie per prendere con sicurezza decisioni di investimento a lungo termine”. Servono buona politica e buoni politici per convincere gli i privati, non persone improvvisate. Anche questo un chiaro monito.
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