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    Home » Economia » L’Ue detta l’agenda all’Italia: Correzione del deficit entro il 2026 e riforme entro il 2028

    L’Ue detta l’agenda all’Italia: Correzione del deficit entro il 2026 e riforme entro il 2028

    Il consiglio Ecofin approva le raccomandazioni specifiche per il Paese che vincolano fortemente governo e maggioranza. Rientro del deficit in due anni, riforme chiave in quattro

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    21 Gennaio 2025
    in Economia, In Evidenza
    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, torna a Roma con i compiti per il governo impartiti dall'Ue [Bruxelles, 21 gennaio 2025. Foto: European Council]

    Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, torna a Roma con i compiti per il governo impartiti dall'Ue [Bruxelles, 21 gennaio 2025. Foto: European Council]

    Bruxelles – Due anni per tornare a rispettare la soglia del 3 per cento del rapporto deficit/Pil, massimo quattro anni per portare a termine quelle riforme che l’Ue chiede e richiede da oltre 11 anni: giustizia veloce, efficienza della pubblica amministrazione, aggiornamento del catasto. Il tutto con limiti precisi di spesa pubblica, precisati anno per anno. Il consiglio Ecofin approva le raccomandazioni specifiche per l’Italia, di fatto commissariata. Il governo Meloni ora dovrà attenersi al programma redatto a e con Bruxelles, pena sanzioni pecuniarie.

    Rientro del deficit e contenimento della spesa

    Intanto l’aggiustamento del conti. “Il Consiglio raccomanda all’Italia di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo entro il 2026“, recita il documento di fine seduta. Vuol dire riportare il rapporto deficit/Pil entro il 3 per cento e archiviare la procedura per deficit eccessivo avviata a giugno scorso. Per poter fare questo occorre tenere a freno la spesa. In tal senso “l‘Italia dovrebbe garantire che il tasso di crescita nominale della spesa netta non superi l’1,3 per cento nel 2025 e l’1,6 per cento nel 2026″, la specifica.

    Ma non c’è solo la questione deficit, che pure una volta ricondotto entro le soglie previste non dovrà superarle nuovamente, c’è pure la questione debito. Qui gli appelli ad una riduzione non sono mai mancati, e non mancano neppure stavolta. In nome della stabilità dei conti tricolore si detta la linea di spesa al governo per gli anni a venire: la spesa pubblica nominale non dovrà aumentare oltre l’1,9 per cento nel 2027, dovrà essere limitata all’1,7 per cento nel 2028 e all’1,5 per cento nel 2029.

    Palazzo Chigi [foto: imagoeconomica]
    Palazzo Chigi [foto: imagoeconomica]

    L’agenda di riforme con tanto di calendario

    Per il governo e la sua maggioranza i compiti a casa non finiscono qui. L’allegato 2 al testo contiene la lista degli interventi. Così, ad esempio che entro il quarto trimestre 2028 dovranno essere ridotti i casi pendenti in attesa di primo e secondo giudizio, e ridotta la durata dei processi in corso. E’ questa la riforma della giustizia che l’Ue chiedeva all’Italia già nel 2013.

    Sempre a proposito di riforme di vecchia data ancora tutte da fare, ecco il capitolo pubblica amministrazione. Nell’approvare le raccomandazioni della Commissione europea il consiglio Ecofin stabilisce al quarto trimestre 2026 il termine ultimo per garantire piena mobilità verticale e orizzontale nella pubblica amministrazione. Ciò si dovrà tradurre in un meccanismo per cui “almeno il 20 per cento dei posti vacanti annuali per i funzionari apicali” dovranno essere colmati con un sistema di “promozione collegato alle prestazioni”. Un analogo meccanismo riguarderà la mobilità orizzontale, quella cioé dei funzionari semplici spostati da un ufficio all’altro: qui la quota di assunzione per merito è fissata al 15 per cento dei posti vacanti annuali. Anche la riforma del settore pubblico viene chiesta all’Italia da oltre un decennio.

    Un’altra storia infinita e sollevata dall’agenda Green dell’Ue è quella della riforma del catasto. Di aggiornamento dei valori catastali, fermi agli anni Settanta, si parla già nelle raccomandazioni specifiche del 2013. Siccome niente o quasi è stato fatto, ora il governo Meloni dovrà darsi da fare. Nello specifico si intima il governo di aggiornare entro il quarto trimestre 2027 la mappatura includendo le proprietà oggi non registrate, ed entro il quarto trimestre 2028 “aggiornare i valori catastali per le imposte sulla proprietà per gli edifici che hanno subito interventi di efficienza energetica o ristrutturazione delle abitazioni, finanziati in tutto o in parte da fondi pubblici, dal 2019”.

    Si resta sorvegliati speciali

    Fare finta di niente non sarà possibile, non più e non stavolta. La Commissione dovrà monitorare i progressi compiuti dell’Italia e sulla base di questi resoconti il Consiglio deciderà se ricorrere o meno alla linea severa. A Meloni viene ricordato che l’Italia ha chiesto un percorso di aggiustamento dei conti di sette anni invece che restare su una traiettoria di risanamento a quattro anni, e che questo implica il dover fare le riforme. Altrimenti quel poco di flessibilità potrebbe saltare. “Il Consiglio raccomanda all’Italia di attuare pienamente l’insieme di riforme e impegni di investimento per preservare l’estensione del periodo di aggiustamento”.

    Avanti con il Pnrr

    Tutto questo cantiere non deve distogliere l’attenzione dal piano per la ripresa (Pnrr). Qui il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, vuole essere estremamente chiaro: “Diventa sempre più importante continuare con l’attuazione del dispositivo per la ripresa“, e dunque con la realizzazione delle strategie nazionali finanziate tramite Recovery Fund. Un invito che vale per tutti, e per l’Italia ancora di più visto che è il principale beneficiario di risorse.

    Tags: conti pubblicideficitecofinfiscogiustiziagoverno meloniitalialavoroPatto di stabilitàPNRRriformespesa pubblicaueValdis Dombrovskis

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