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    Home » Economia » Meno crescita e più debito, l’Ue mette l’Italia sotto i riflettori e chiede riforme

    Meno crescita e più debito, l’Ue mette l’Italia sotto i riflettori e chiede riforme

    Le previsioni economiche tagliano le stime per il 2024 (-0,2 per cento) e per il 2025 (-0,1 per cento). Critiche per la rimodulazione dell'Irpef, che impatta sul deficit. Dombrovskis: "Avanti con il Pnrr"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Novembre 2024
    in Economia
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – Una crescita minore del previsto, frenata da fattori esterni e fragilità interne, e una traiettoria di risanamento dei conti solo in parte discendente, perché mentre il deficit è destinato a ridursi il debito invece seguirà la strada opposta. Non sono delle previsioni economiche proprie rosee, quelle che la Commissione europea traccia per l’Italia. Numeri e cifre che contengono anche qualche richiamo per Giorgia Meloni e il suo governo, a cui si chiede di rimettere mano all’agenda politica per cambiare passo.

    Rispetto alle previsioni economiche di maggio, Bruxelles taglia le stime di crescita. Alla fine dell’anno il Prodotto interno lordo (Pil) avrà fatto registrare un +0,7 per cento, e a fine 2025 si prevede +1 per cento. Rispetto alle stime precedenti tagliati di 0,2 e 0,1 punti percentuali rispettivamente. Nel 2026 il percorso di crescita sarà solo parzialmente migliorato, all’1,2 per cento, ma con l’Italia comunque attesa a rivestire nuovamente la maglia nera per performance economica. Nessuno, nel 2026, crescerà meno del Paese.

    Sforzi su deficit, aumento del debito

    Sono soprattutto i conti pubblici ad attrarre la lente di ingrandimento dei servizi della Commissione europea. Da una parte si riconosce lo sforzo per riportare il rapporto deficit/Pil all’interno della soglia di riferimento del 3 per cento. Un percorso che richiederà però ancora due anni. Il rapporto è atteso al 3,8 per nel 2024 (dal 7,2 per cento del 2023), per poi arrivare al 3,4 per cento nel 2025 e attestarsi al 2,9 per cento nel 2026. Una traiettoria di riduzione che richiede più tempo del previsto per le scelte del governo, prime fra tutte le rimodulazione dell’Irpef.

    Nel caso dell’Italia, si legge nelle previsioni, “il progetto di bilancio include misure con un impatto di aumento del deficit pari allo 0,4 per cento del Pil rispetto allo scenario di legislazione invariata utilizzato dalle autorità nazionali”. Tra queste misure rientrano “la proroga del taglio del cuneo fiscale attuato nel 2024, sebbene attraverso un nuovo sistema di detrazioni fiscali, e la conferma della struttura semplificata dell’imposta sul reddito delle persone fisiche introdotta nel 2024”.

    Diverso il capito debito, che è atteso in aumento rispetto agli impegni previsti dal nuovo patto di stabilità. Dopo essere sceso al 134,8 per cento del Pil nel 2023, vicino al suo livello pre-pandemia, si prevede che il rapporto debito/Pil aumenterà nel 2024-26, raggiungendo il 139,3 per cento alla fine del periodo, “nonostante saldi primari positivi e in aumento”. Questo aumento previsto è guidato da aggiustamenti stock-flow correlati all’impatto ritardato sull’indebitamento di cassa dei crediti d’imposta per le ristrutturazioni edilizie che incidono sui deficit degli anni precedenti, mentre il differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita diventa meno favorevole.

    Per l’Italia e il suo governo un appunto di Valdis Dombrovskis, commissario responsabile per un’Economia al servizio delle persone. “È fondamentale che gli Stati membri riducano i livelli del debito pubblico in linea con le nuove regole di bilancio” dell’Unione europea.

    L’Ue boccia il superbonus, un male per i conti pubblici

    Non c’è solo l’appunto di Dombrovskis. C’è pure quello di Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia, che sulla traiettoria crescente del debito tricolore ha delle precisazioni da fare. “Non c’è dubbio che dopo una riduzione del debito pubblico dopo la pandemia ci sia una stabilizzazione per l’impatto di quello che noi italiani chiamiamo ‘superbonus’“, la misura di agevolazioni fiscali per l’ammodernamento degli edifici introdotta dal governo Conte e successivamente confermata. “La misura uscita dal controllo e ha finito con l’avere un impatto più negativo che positivo”, se si guarda lo stato di salute delle finanze pubbliche, sottolinea ancora Gentiloni.

    Avanti con il Pnrr

    La condizione di fondo per l’Italia è che si attui nei tempi e in maniera efficace il piano per la ripresa (Pnrr). E’ questo un elemento che incide positivamente nelle non brillanti previsioni economiche e contribuisce ad abbellire il quadro. Nello specifico si prevede che nel 2025 l’attuazione di misure e riforme legate al Pnrr “accelererà, compensando ampiamente la posizione restrittiva della politica fiscale nazionale”. Si prevede che la crescita dei consumi privati ​​acquisirà slancio, mentre gli investimenti complessivi sono destinati a diminuire, spinti dal calo delle costruzioni per le ristrutturazioni abitative. Nel 2026, si prevede che la spesa correlata al Recovery Fund e le condizioni di finanziamento più facili stimoleranno gli investimenti, insieme alla continua espansione dei consumi.

    Per l’Italia e il suo governo un altro appunto di Dombrovskis: “È fondamentale che gli Stati membri realizzino tutte le riforme e gli investimenti nei loro piani di ripresa”.

    Tags: conti pubblicicrescitadebitodeficitgoverno meloniitaliaPaolo Gentilonipiano di ripresaPilPNRRriformesuperbonusValdis Dombrovskis

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