Bruxelles – Il principale strumento di democrazia partecipativa, l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), affronta una crisi di responsabilità: gli organizzatori dell’Iniziativa “Stop finning – Stop the trade” hanno presentato un ricorso formale al Mediatore europeo contro la Commissione Europea denunciando quello che, secondo loro, è un sistema che rischia di ignorare la volontà di milioni di contribuenti. A darne notizia è l’organizzazione non-profit The Good Lobby che contesta la gestione delle procedure seguite all’approvazione dell’iniziativa, evidenziando una serie di presunte inadempienze amministrative che metterebbero a rischio, in generale, l’efficacia di uno dei più importanti strumenti di democrazia diretta nell’Unione.
Il ricorso si basa su tre carenze. In primo luogo, viene contestata una violazione degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento sulle ICE, inclusi il rifiuto di fornire una cronologia aggiornata dei lavori legislativi e l’opacità nei processi decisionali. In secondo luogo, viene denunciata una mancata azione entro un termine ragionevole, configurando una potenziale violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Infine, la questione di un modello sistemico in cui la Commissione tenderebbe a posticipare o ignorare le iniziative popolari che raggiungono il successo formale della raccolta delle firme. Per questi motivi, gli organizzatori chiedono al Mediatore europeo di avviare un’indagine e di raccomandare alla Commissione di “fornire un calendario chiaro e aggiornato per le azioni da intraprendere”; di “rendere pubblico un resoconto degli impegni già assunti”; di “garantire che le future iniziative di interesse pubblico siano gestite in modo tempestivo e trasparente”.
L’iniziativa “Stop Finning”, che ha raccolto quasi 1 milione e 120 mila firme verificate, mira a proibire il commercio di pinne di squalo sfuse nell’UE. Sebbene la pratica dello “spinnamento” sia vietata nelle acque europee e le navi debbano sbarcare gli animali con le pinne naturalmente attaccate al corpo, l’Unione rimane uno dei maggiori esportatori e centri di transito mondiali per questo mercato. Secondo gli organizzatori, l’estinzione degli squali comprometterebbe gravemente l’equilibrio degli ecosistemi marini, la produzione di ossigeno oceanico e la capacità di stoccaggio della CO2.
Nel luglio 2023, la Commissione aveva risposto ufficialmente all’iniziativa impegnandosi a intervenire in tre direzioni: valutare la possibile adozione di una misura legislativa che ponga fine al commercio di pinne di squalo sfuse, fornire valutazione d’impatto sulle conseguenze ambientali, sociali ed economiche dell’applicazione di una politica di “pesca degli squali con le pinne attaccate al corpo” e, infine, “esaminare, entro la fine del 2023, i migliori strumenti giuridici per esigere informazioni più dettagliate ai fini dell’identificazione delle specie di squali e dei rispettivi prodotti all’importazione e all’esportazione e adottare una decisione la cui entrata in vigore sia prevista entro e non oltre il primo gennaio 2025”. Tuttavia, gli organizzatori dell’Iniziativa sostengono che tali termini non siano stati rispettati: a due anni e mezzo dalla risposta ufficiale, non risulta ancora presentata alcuna proposta legislativa concreta.
Il caso Stop Finning sembra non essere “isolato”. The Good Lobby evidenzia come altre Iniziative dei cittadini europei stiano affrontando ostacoli simili. Viene citata l’iniziativa “End the Cage Age”, che nonostante 1,4 milioni di firme e un impegno formale della Commissione nel 2021, ha visto le proprie scadenze legislative posticipate ripetutamente fino al 2026, portando il Comitato dei cittadini a citare in giudizio l’istituzione UE davanti alla Corte di Giustizia. Analogamente, l’iniziativa “Fur Free Europe” ha denunciato una violazione dell’uguaglianza politica, sostenendo che la Commissione abbia tenuto seminari a porte chiuse con l’industria della pelliccia ignorando le richieste di incontro degli organizzatori dell’ICE. “Nel loro insieme, questi casi sollevano interrogativi fondamentali sull’efficacia dell’Iniziativa dei Cittadini Europei come strumento democratico, concepito per dare ai cittadini una voce diretta nel processo decisionale dell’UE”, dettaglia la no-profit.
Il Mediatore Europeo è un organo imparziale e indaga sui diversi tipi di cattiva amministrazione, come comportamento sleale; discriminazione; abuso di potere; mancanza di informazioni o rifiuto di fornirle; ritardi ingiustificati; irregolarità amministrative. Avvia indagini dopo aver ricevuto denuncia e nella sua azione può chiedere documenti riservati, ispezionare atti e formulare raccomandazioni correttive. Il Mediatore può risolvere un determinato problema anche solo informandone l’istituzione interessata. Se non bastasse, si cerca in tutti i modi di arrivare a una soluzione amichevole che corregga la situazione. In caso di esito negativo, il Mediatore può formulare delle raccomandazioni all’istituzione interessata. Infine, se non vengono accolte, può inviare una relazione speciale al Parlamento europeo affinché prenda le misure opportune.











