Bruxelles – Con i sondaggi che lo vedono sfavorito, il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, prova a recuperare terreno in vista delle elezioni parlamentari di domenica 12 aprile sfruttando il proprio rapporto privilegiato con gli Stati Uniti di Donald Trump. Il vice del Tycoon, JD Vance, è atterrato a Budapest nella mattinata di ieri (7 aprile) e ha preso parte a due eventi separati insieme al leader magiaro: prima una conferenza stampa presso il palazzo del Governo e successivamente un comizio tenuto in occasione della “Giornata dell’Amicizia Ungherese-Americana“. Nonostante abbia ripetutamente affermato di non voler interferire con il processo elettorale, accusando invece “i burocrati dell’Unione Europea” di averlo fatto, Vance ha ribadito a chiare lettere il sostegno del governo statunitense al premier uscente e ricandidato, invitando gli “amici ungheresi ” ad andare a votare “e schierarsi con Viktor Orbán perchè lui è dalla vostra parte”.
L’attacco frontale all’UE – leitmotiv dell’intera visita del numero due della casa Bianca – è cominciato subito, con le prime parole pronunciate da Vance nel punto stampa organizzato negli uffici del primo ministro. “Non mi aspetto certamente che il popolo ungherese ascolti il vicepresidente degli Stati Uniti”, ha affermato, “ma volevo mandare un segnale a tutti, in particolare ai burocrati di Bruxelles, che hanno fatto di tutto per tenere a bada il popolo ungherese perchè non apprezzano il loro leader, che si è effettivamente schierato dalla parte della sua gente”. Vance ha definito l’atteggiamento europeo verso Budapest “uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale straniera che abbia mai visto, qualcosa di davvero vergognoso“. E ha aggiunto: “Io non dirò al popolo ungherese come votare e incoraggio i burocrati di Bruxelles a fare lo stesso”.
Interpellata in merito, la Commissione Europea ha risposto alle parole di Vance tramite un suo portavoce, ricordando che “le elezioni sono una scelta che spetta solo ai cittadini: insieme, la Commissione e gli Stati membri stanno costruendo un’Europa più forte e più indipendente”. Palazzo Berlaymont ha sottolineato in particolar modo l’impegno – contenuto nel Digital Services Act – per mitigare i rischi della disinformazione online e proteggere le democrazie europee: “In Europa le elezioni non sono una scelta delle Big Tech e dei loro algoritmi”, ha spiegato il portavoce.
Peraltro, pochi secondi dopo aver accusato l’UE di interferenze elettorali, Vance ha pronunciato proprio quell’appello al voto che aveva dichiarato di voler evitare, rivolgendosi agli elettori ungheresi e invitandoli a votare sulla base “non di chi è pro o anti-europeo, o di chi è pro o anti-americano, ma sulla base di chi è a favore del popolo ungherese”.
Parole al miele nei confronti di Orbán sono arrivate anche per l’atteggiamento tenuto dal leader magiaro rispetto al conflitto russo-ucraino. “I due leader che hanno fatto di più per cercare di fermare questo conflitto distruttivo sono Trump e Orbán. Lo hanno fatto attraverso la diplomazia, parlando con le parti, cercando di capire cosa serve a ucraini e russi per arrivare alla fine della guerra”, ha affermato Vance. “Viktor è stato migliore di chiunque altro nell’aiutarci a comprendere quello di cui gli ucraini hanno bisogno e quello di cui i russi hanno bisogno per raggiungere la pace; per questo il presidente Trump gli ha chiesto del summit di Budapest”, ha aggiunto con riferendosi all’intenzione dell’Ungheria – ribadita anche ieri dallo stesso Orbán – di ospitare un vertice tra Washington e Mosca per la pace, se e quando si arriverà a quel momento.
Secondo Vance, il primo ministro ungherese è stato anche “l’unico leader europeo saggio sulla questione della sicurezza e dell’indipendenza energetica” dell’Unione Europea. Con un ulteriore attacco a Bruxelles, Vance ha osservato come “è divertente vedere i primi ministri e i leader di alcune capitali dell’Europa occidentale parlare della crisi energetica, mentre avrebbero dovuto seguire le politiche di Viktor Orbán in Ungheria. Se lo avessero fatto, la crisi energetica che stanno vivendo sarebbe stata molto meno grave”. Appoggiando i ripetuti appelli del leader magiaro a non interrompere le forniture di gas e petrolio russo, Vance ha definito la scelta dell’UE di abbandonare progressivamente le forniture energetiche di Mosca come “i semi dell’attuale conflitto” che sono stati piantati “ben prima dell’inizio dei combattimenti”. Per il vicepresidente USA, “è stato un errore enorme allora ed è ovvio che sia un errore enorme adesso”, ha aggiunto.
Nel tardo pomeriggio – quando Orbán e Vance si sono spostati in un palazzetto nella zona orientale di Budapest per partecipare ai festeggiamenti della Giornata dell’Amicizia tra Stati Uniti e Ungheria – è arrivato anche l’endorsement diretto del presidente Trump. “Orbán sta facendo un ottimo lavoro: non ha permesso a nessuno di prendere d’assalto il vostro Paese e di invaderlo come hanno fatto altri, rovinando le loro nazioni”, ha affermato The Donald tramite un intervento telefonico in diretta, aggiungendo che “se non pensassi che stia facendo un buon lavoro non farei una telefonata così. Siamo con voi fino in fondo”. Il leader magiaro ha ricambiato gli elogi: “Donald Trump ha messo fine al potere dell’élite progressista globale e ha scritto di quanto fosse dannoso il liberalismo progressista quando non era permesso farlo, liberando forze che erano state messe a tacere. Con la sua rielezione, le relazioni tra Stati Uniti e Ungheria sono entrate in una età dell’oro“, ha osservato.
Proprio al primo ministro è stato riservato il compito di chiudere il comizio con un appello alla “Reconquista dell’Europa” che dovrà partire “proprio dall’Ungheria” e “porterà al potere nuovi governi patriottici”. E “dopo Washington – ha sentenziato Orbán – cambierà anche Bruxelles trasformandola da quartiere generale dei progressisti in una roccaforte dei patrioti“.











