Bruxelles – “La competitività deriva dall’armonizzazione, dall’integrazione e dalle economie di scala, non dalla deregolamentazione“. Dalla Banca centrale europea giunge il monito per la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE, intenti a procedere a colpi di semplificazione al riassetto del quadro legislativo comune in nome delle competitività: attenzione a non eccedere. Il 2025 dell’UE è stato all’insegna dei pacchetti omnibus, l’insieme delle misure di semplificazione normativa concepite per rilanciare il mercato unico nel suo pieno potenziale e dare nuova linfa all’economia a dodici stelle.
Nella proposta redatta dal Consiglio direttivo della BCE per un sistema bancario più forte, più competitivo e più utile ai nuovi obiettivi di competitività Francoforte invita ad agire nel nome del superamento delle barriere tra Stati più che su riscrittura di direttive e regolamenti. Almeno per ciò che riguarda il settore bancario, viene sottolineato,”la competitività è ora frenata da un’inutile complessità e dalla frammentazione tra i vari Paesi” membri dell’UE e dell’eurozona. È questa la risposta alla consultazione lanciata dall’esecutivo comunitario per redigere le proposte a misura di banca, e la risposta è perentoria: la priorità non sono pacchetti omnibus.
Per il settore bancario occorrono “misure concrete per la creazione di un sistema europeo di garanzia dei depositi (EDIS), con un calendario di attuazione ben definito”, sottolinea la BCE, in riferimento ad un dossier su cui la stessa istituzione spinge da un decennio e ancora in stallo. L’assenza di passi avanti sull’EDIS si ripercuote su un’unione bancaria ancora incompleta, ma il completamento del progetto di unione bancaria richiede anche la ratifica della trattato di riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES), con il fondo salva-Stati che fornirebbe il cuscinetto finanziario per gli istituti di credito in difficoltà e agirebbe come soggetto anti-crisi. L’Italia però continua a non voler ratificare perché – queste le spiegazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – la riforma del MES si basa sulle regole del precedente patto di stabilità, e non sul patto riformato. Anche se la BCE non ne fa menzione serve anche la ratifica della propsota di modifica del MES, che per i partner dell’Italia non si cambia.
Occorre poi che “i responsabili politici promuovano mercati dei capitali più profondi, facendo progressi sull’unione dei risparmi e degli investimenti”, in quello che è un chiaro invito alle riforme. A proposito di riforme, il Consiglio direttivo della BCE insiste e ribadisce: “Le misure volte a semplificare la regolamentazione devono affrontare l’eccessiva complessità senza indebolire la capacità di resistenza” dell’eurosistema e del settore bancario. Quindi un avviso: “I meccanismi di salvaguardia come il limite minimo di produzione e il trattamento prudenziale dei crediti deteriorati contribuiscono a coprire adeguatamente i rischi e dovrebbero essere mantenuti“.
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