Bruxelles – Bene azioni contingenti come il sostegno a imprese e famiglie contro l’aumento dei prezzi dell’energia, ma la congiuntura economica avversa si combatte con le riforme. Il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, torna a chiedere ai governi degli Stati membri dell’Unione Europea di fare i compiti a casa in virtù delle incertezze derivante dalla guerra USA in Iran e quella israeliana in Libano. “Il conflitto in Medio Oriente getta ombre” sul contesto economico globale e sulla crescita dell’eurozona, e “a questo si risponde, oltre alle misure immediate, con la prosecuzione del lavoro necessario per rendere le nostre economie più resistenti“, scandisce in occasione della sua visita ad Atene. Tradotto: riforme.
Non solo: resta fermo l’imperativo di fare attenzione alla “qualità della spesa pubblica“. Una sottolineatura, quella di Dombrovskis, che sembra suonare da nuovo ‘no’ a quanti chiedono sospensioni delle regole comuni di bilancio, a cominciare dall’Italia. Spendere meno, ma spendere meglio: questo il mantra ormai ripetuto a Bruxelles, con il commissario per l’Economia che torna a recitarlo.
L’occasione per annunciare il via libera alla richiesta di pagamento della Grecia nell’ambito del programma di ripresa post-pandemico NextGeneration EU e sostenere il piano nazionale per la ripresa ellenico è anche l’occasione per Dombrovskis per utilizzare il percorso come modello da seguire: “Dobbiamo prendere esempio dalla Grecia e le riforme compiute in questi anni, che ne hanno fatto un’economia dinamica, con la crescita che aumenta e il debito che si riduce”, scandisce il commissario per l’Economia.
Parole che da una parte confermano la traiettoria economica della Grecia, Paese davvero alle prese con un tasso di crescita costante e sostenuta (Prodotto interno lordo al +5,5 per cento nel 2022, e poi una media di crescita annua del 2 per cento all’anno) e un debito pubblico in calo continuo, sceso dal 177,8 per cento in rapporto al PIL dal 2022 al 146,1 per cento al 2025, e previsto in ulteriore calo fino al 138 per cento al 2027. Indubbiamente un percorso notevole e degno di nota, che si suggerisce di emulare a chi deve risistemare la propria economia. Anche in questo caso un velato messaggio per il governo di Roma.
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