Strasburgo, dall’inviato – Dopo aver annunciato l’imminente lancio dell’app per la verifica dell’età online elaborata dall’Unione Europea, la Commissione UE vuole assicurarsi che tutti gli Stati membri si impegnino ad utilizzarla e che la protezione dei minori sul web avvenga in maniera omogenea in tutto il Vecchio Continente. Per questo motivo, in una conferenza stampa organizzata oggi (29 aprile) a Strasburgo, la vicepresidente della Commissione con delega alle Tecnologie Digitali, Henna Virkkunen, ha annunciato l’invio di una raccomandazione ai governi nazionali “per sollecitarli ad accelerare l’implementazione dell’app UE di verifica dell’età e a renderla utilizzabile entro la fine dell’anno“.
Le ambizioni della Commissione e le perplessità degli Stati membri
L’obiettivo della nuova app – il cui funzionamento è stato illustrato dalla stessa Virkkunen nella conferenza stampa di presentazione dello scorso 15 aprile – è duplice. Da un lato, la creazione di un ambiente digitale più sicuro per i minori, proteggendoli da un uso precoce dei social media o di siti particolarmente ‘sensibili’ come quelli pornografici o le piattaforme di scommesse. Dall’altro lato, garantire che i controlli avvengano secondo modalità pienamente rispettose del diritto alla privacy, evitando quindi che le principali piattaforme online possano entrare in possesso delle informazioni personali degli utenti. “Agli adulti verrà garantito di poter continuare a navigare su internet in totale riservatezza, ma allo stesso tempo ci assicureremo che i minori non accedano a contenuti non adatti alla loro età”, ha sintetizzato oggi la commissaria.
Dopo il lavoro tecnico ultimato da Palazzo Berlaymont, l’applicazione è pronta per l’uso da parte degli Stati membri, i quali potranno implementarla come un app autonoma oppure integrarla all’interno del loro Portafoglio di identità digitale (una sorta di hub virtuale per identificarsi online che le capitali europee dovranno introdurre entro la fine di quest’anno). Al netto delle scelte dei singoli governi, quello che conta per Virkkunen è che tutti i Paesi siano intenzionati ad utilizzare la nuova applicazione. “Vogliamo garantire un mercato digitale unico e per farlo non possono esserci 27 sistemi di verifica dell’età diversi: ecco perché abbiamo pubblicato il nostro modello europeo, che poi gli Stati potranno adeguare alle loro necessità”.
Le parole della politica finlandese sembrano essere una replica indiretta ad alcune notizie circolate nei giorni scorsi, secondo le quali diversi Stati membri sarebbero piuttosto scettici rispetto all’introduzione dell’app nei rispettivi contesti nazionali. La Germania, ad esempio, ha già fatto sapere di non avere intenzione di implementare il meccanismo, mentre Irlanda, Francia e Polonia preferibbero utilizzare le soluzioni già sperimentate a livello statale. Infine, i Paesi Bassi hanno dichiarato di dover ancora valutare se l’app “sia effettivamente sicura, rispettosa della privacy e difficile da eludere”.
La ragione principale di questo scetticismo diffuso sono proprio i rischi relativi alla cybersicurezza. Diversi esperti informatici che hanno avuto l’opportunità di testare lo strumento hanno fatto notare che hackerare l’applicazione è piuttosto semplice: addirittura, il consulente di sicurezza informatica Paul Moore ha scritto su X che “bastano soltanto due minuti“, una fragilità che apre al rischio di una fuga di dati di massa. Inoltre, anche le strade per ‘ingannare’ il sistema eludendo la verifica dell’età sono numerose: i controlli biometrici (lo scan del volto dell’utente) possono essere facilmente aggirati e, tramite l’uso di una semplice VPN che consente di mascherare la propria posizione geografica, si possono evitare le restrizioni applicate dall’UE.
Tuttavia, secondo Virkkunen, ci sarà tempo per rimediare e i governi nazionali non devono cadere nella trappola dell’allarmismo. “Il modello che abbiamo presentato non è quello definitivo, lo stiamo ancora sviluppando”, ha spiegato, assicurando che “parte del lavoro futuro sarà proprio fare in modo che i controlli dell’app non possano essere aggirati, così che lo strumento sia definitivamente pronto una volta che gli Stati dovranno implementarlo”.
Virkkunen contro Meta: “Non fa abbastanza per proteggere i minori”
Oltre alle istituzioni – nazionali ed europee – anche le piattaforme online giocano un ruolo importante nella protezione dei minori su Internet. A tal proposito, Virkkunen ha voluto chiudere le proprie dichiarazioni alla stampa con un riferimento ai risultati di un’indagine svolta dalla Commissione per verificare la conformità di Meta – la società che controlla Instagram e Facebook – alle principali regole stabilite dal Digital Services Act (DSA), il regolamento UE che dal 2022 disciplina i servizi digitali e le responsabilità delle piattaforme online.
“In base alle nostre rilevazioni, Facebook e Instagram non stanno facendo abbastanza per impedire ai minori di 13 anni di accedere ai loro servizi, in linea con quanto stabilito dal DSA”, ha puntato il dito Virkkunen. “Nell’UE, l’8 per cento dei giovani sotto i 13 anni utilizza questi social media, esponendosi così a rischi come il cyberbullismo, l’adescamento e altre esperienze non adeguate alla loro età”, ha aggiunto, spiegando che “i ragazzi possono aggirare con facilità le restrizioni indicando semplicemente una data di nascita sbagliata, senza che Meta disponga di controlli efficaci per verificare la correttezza di questa autodichiarazione”.
Alla luce della richiesta che “Meta cambi le sue pratiche per garantire una maggiore protezione dei minori” da parte di Virkkunen, è possibile immaginare che il colosso guidato da Mark Zuckerberg si affidi proprio all’app di verifica dell’età elaborata dall’Unione? La politica finlandese sembra non chiudere la porta a questa ipotesi: “Continueremo a lavorare con Meta per capire quale possa essere la soluzione migliore, ma quel che è certo è che l’attuale sistema non è abbastanza“.

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