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    Home » Diritti » Rimpatri, controllo dei confini e nuovi approcci: la dichiarazione del Consiglio d’Europa sulla migrazione

    Rimpatri, controllo dei confini e nuovi approcci: la dichiarazione del Consiglio d’Europa sulla migrazione

    I ministri degli Esteri ribadiscono il loro impegno a rispettare la Convenzione e la Corte europea dei diritti umani. Il segretario generale Berset: "Questa dichiarazione è un segnale molto forte e positivo”

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    15 Maggio 2026
    in Diritti, Politica Estera
    La nave Humanity attraccata al porto di Bari con 100 migranti, maggio 2025. Fonte: Saverio De Giglio via Imagoeconomica

    La nave Humanity attraccata al porto di Bari con 100 migranti, maggio 2025. Fonte: Saverio De Giglio via Imagoeconomica

    Bruxelles – “Gli Stati hanno l’indiscutibile diritto sovrano di decidere e controllare l’ingresso e la permanenza dei cittadini stranieri nel loro territorio“, “possono stabilire le proprie politiche migratorie, che possono includere la cooperazione con Paesi terzi, a condizione che continuino ad adempiere ai propri obblighi derivanti dalla Convenzione” europea sui diritti umani, ed “è importante che gli Stati, compresi quelli esposti a flussi migratori di massa, possano adottare nuovi approcci per affrontare e potenzialmente scoraggiare la migrazione irregolare”, tra cui “l’elaborazione delle richieste di protezione internazionale in un Paese terzo, i ‘centri di rimpatrio’ in Paesi terzi e la cooperazione con i Paesi di transito”. Inoltre, “è importante garantire procedure eque ed efficienti per il rimpatrio delle persone che non necessitano di protezione internazionale” ed “è necessario intensificare la cooperazione operativa per prevenire la migrazione irregolare e promuovere i rimpatri“. Sono alcuni passaggi della dichiarazione politica sulla migrazione adottata, oggi (15 maggio), dai ministri degli Esteri dei 46 Paesi membri del Consiglio d’Europa in occasione della sessione annuale del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa a Chișinău, in Moldavia.

    “È fondamentale aver riunito Paesi da tutta Europa, con punti di vista ed esperienze diverse, per concordare una posizione comune su come il sistema dovrebbe funzionare al meglio, in particolare nel contesto difficile della migrazione“, ha dichiarato il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset. “In prospettiva, questo ci aiuterà a orientare il nostro lavoro, così come quello delle autorità nazionali e dei tribunali nazionali”, ha osservato. Le dichiarazioni politiche del Consiglio d’Europa sono documenti formali, adottate dagli organi direttivi dell’organizzazione per esprimere una posizione comune, indirizzare le politiche o rispondere a questioni urgenti riguardanti i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in Europa. Il testo varato oggi è il prodotto di un’iniziativa avviata da Italia e Danimarca nel maggio 2025 che ha riscosso l’adesione di Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Si trattava di una lettera aperta in cui i Paesi segnalavano le loro riserve su come la Corte europea dei diritti umani giudica i casi che riguardano i migranti. Nel testo di oggi è stato ribadito il ruolo centrale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nel contesto della migrazione. Ma si sottolinea anche che “in diversi Stati membri si riscontrano sfide significative e complesse legate alla migrazione, alcune delle quali impreviste al momento della stesura della Convenzione, altre che si sono evolute in modo sostanziale da allora” e che “la mancata risposta adeguata a queste sfide potrebbe indebolire la fiducia del pubblico nel sistema della Convenzione”.

    Adottata nel 1950, la Convenzione è lo strumento fondamentale per la tutela dei migranti in Europa, garantendo diritti inderogabili contro respingimenti arbitrari, torture e trattamenti inumani, nonché il diritto alla vita privata e familiare. Nel merito, la dichiarazione del Consiglio d’Europa ribadisce “l’impegno degli Stati membri nel rispettarla” e “il loro sostegno all’indipendenza” della Corte di Strasburgo. Precisa inoltre che nel “bilanciare l’interesse generale della comunità con i diritti individuali”, “la responsabilità primaria dell’attuazione della Convenzione” spetta agli Stati membri, mentre la Corte agirà come garante in ultima analisi qualora “i diritti e le libertà delle persone non siano garantiti a livello nazionale”.

    Il Consiglio d’Europa menziona inoltre “le sfide legate alla strumentalizzazione della migrazione da parte di attori ostili“, quelle “poste dagli arrivi di massa” e “l’adozione di processi decisionali adeguati”, nonché di nuovi approcci che stanno emergendo – come gli hub di rimpatrio – per affrontare e potenzialmente scoraggiare la migrazione irregolare. Ritiene quindi necessario “mantenere un dialogo aperto, informato e costruttivo all’interno del sistema”, per poter rafforzare la fiducia del pubblico e accrescere la credibilità del quadro normativo della Convenzione.

    Infine, la dichiarazione, in cui gli Stati si impegnano a sostenere l’indipendenza della Corte europea dei diritti umani e a conformarsi alle sue sentenze, contiene anche due sezioni specifiche sulle tutele garantite dall’articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti o pene inumani o degradanti) e dall’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti umani e la loro applicazione in casi che riguardano migranti presenti nei territori degli Stati membri del Consiglio d’Europa.

    I negoziati che hanno portato all’adozione del documento sono stati avviati durante una conferenza informale dei ministri del Consiglio d’Europa, tenutasi su iniziativa del segretario generale Berset, a Strasburgo lo scorso dicembre. “Guardando al futuro, questo ci aiuterà a orientare il nostro lavoro, così come quello delle autorità e dei tribunali nazionali“, ha ribadito il segretario.

    Per il commissario dell’Unione europea agli Affari interni e alla migrazione, Magnus Brunner, “la dichiarazione odierna rappresenta un passo importante per promuovere la sicurezza e i diritti fondamentali delle persone”. Su X ha precisato: “Rafforza il nostro approccio a una politica migratoria equa e decisa, alla quale contribuiamo attivamente a tutti i livelli: alle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa e all’interno dell’UE”.

    Tags: ceduconsiglio d'europaCorte di Strasburgomigrantimigrazioneue

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