Bruxelles – Si parla ancora di rimpatri ma, questa volta, nel mirino dell’Unione europea ci sono i migranti afghani “che rappresentano una minaccia per la sicurezza in Unione europea“. L’UE ha confermato oggi (12 maggio) di aver inviato una lettera d’invito a Bruxelles a funzionari talebani per dei colloqui sul rimpatrio dei migranti. Lo ha confermato il portavoce per gli Affari interni Markus Lammert durante il consueto incontro di mezzogiorno con la stampa al palazzo Berlaymont della Commissione europea. “La DG Affari interni della Commissione europea, insieme al ministero della Giustizia svedese, ha inviato una lettera alle autorità de facto dell’Afghanistan per chiedere la disponibilità a un incontro a livello tecnico qui a Bruxelles”, ha spiegato.
Si tratta del secondo incontro del 2026 con le autorità di competenza afghane in merito, un meeting successivo a una riunione tecnica già tenutasi in Afghanistan a gennaio ed è “in risposta a un’iniziativa di 20 Stati membri e Paesi associati Schengen dell’ottobre scorso“. Allora, a premere erano soprattutto Austria e Svezia, due Paesi UE capofila nella richiesta di riportare in Afghanistan i migranti irregolari e quanti hanno commesso crimini gravi. I rimpatri in questione riguardano le persone che non hanno “il diritto a restare nell’Unione e che rappresentano una minaccia per la sicurezza”, ha chiarito il portavoce, il quale ha inoltre ricordato che “ogni decisione di rimpatrio è presa dalle autorità degli Stati membri a livello individuale, si tratta di una competenza nazionale”.
Ma questa volta si gioca in casa: l’invito è per Bruxelles. Già prima dello scorso incontro, la Commissione europea aveva espresso il proprio dispiacere nel dover dialogare anche con governi che non riconosce e che critica apertamente. I contatti con le autorità de facto afghane infatti “non costituiscono in alcun modo un riconoscimento” dei talebani. C’è un “mandato del Consiglio di mantenere un coinvolgimento operativo con le autorità de facto in Afghanistan”, ha rassicurato il portavoce della Commissione UE. Tali incontri servono a “facilitare i contatti, monitorare la situazione, assistere gli Stati membri e continuare a fornire sostegno a beneficio del popolo afghano”.
Il quadro di riferimento, ha aggiunto, è quello delle conclusioni del Consiglio del 2021 e “riconfermate nel marzo 2023”, in cui si legge che “l’UE e i suoi Stati membri faranno tutto il possibile per garantire che la situazione in Afghanistan non comporti nuove minacce alla sicurezza per i cittadini dell’UE” e ancora “l’UE e i suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per evitare il ripetersi dei movimenti migratori illegali incontrollati su larga scala che si sono verificati in passato, elaborando una risposta ordinata e coordinata. Dovrebbero essere evitati gli incentivi alla migrazione illegale. È essenziale una comunicazione esterna, ma anche interna, unificata e coordinata”.












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