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    Home » Politica » Via libera del Parlamento al regolamento sui rimpatri, Popolari ed estrema destra uniti

    Via libera del Parlamento al regolamento sui rimpatri, Popolari ed estrema destra uniti

    Approvato il Regolamento sui rimpatri con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni. "Today Europe delivered”, ha dichiarato Malik Azmani, eurodeputato olandese del gruppo Renew e relatore del testo. “Se con il Patto sulla migrazione e l’asilo abbiamo messo al sicuro l’ingresso principale dell’Europa, ora abbiamo protetto anche la porta sul retro”, ha osservato

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    17 Giugno 2026
    in Politica, Diritti, Politica Estera
    [Foto: Unsplash]

    [Foto: Unsplash]

    Strasburgo, dall’inviata – “Today Europe delivered”. Si è espresso così Malik Azmani, eurodeputato olandese del gruppo Renew e relatore del Parlamento europeo per il regolamento rimpatri. “Se con il Patto sulla migrazione e l’asilo abbiamo messo al sicuro l’ingresso principale dell’Europa, ora abbiamo protetto anche la porta sul retro”, ha dichiarato durante la conferenza stampa successiva ai voti in plenaria. Oggi (17 giugno), infatti, gli eurodeputati hanno approvato il Regolamento sui rimpatri con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni. 

    Il regolamento fa seguito al Patto su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno. Mira ad armonizzare pratiche nazionali che, nel quadro della “direttiva rimpatri” (Direttiva 2008/115/CE), si erano via via differenziate. Sia la Commissione sia il Parlamento europeo hanno enfatizzato che a livello europeo solo il 20 per cento dei rimpatri viene effettivamente eseguito. Il regolamento fornisce quindi un nuovo quadro giuridico per il rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nell’Unione è irregolare.

    Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, in una lettera inviata ai capi di Stato e di governo europei in vista del Consiglio europeo di questa settimana ha salutato il regolamento rimpatri come “un altro traguardo storico” che permette di “voltare pagina su un sistema vecchio di vent’anni”. La presidente ha precisato, però, la stretta sui rimpatri non esaurisce la politica migratoria europea e che l’UE deve continuare ad attrarre “talenti globali”.

    Con le nuove norme, chi è soggetto a un ordine di rimpatrio è obbligato a lasciare il territorio e a cooperare con le autorità. In caso contrario può essere trattenuto fino a 24 mesi, con possibilità di proroga. Il regolamento, poi, apre alla possibilità di trasferire i migranti in centri situati fuori dall’UE, in Paesi terzi disposti ad accoglierli sulla base di accordi bilaterali, sul modello dei centri italiani in Albania. 

    Le reazioni di chi era a favore del regolamento non si sono fatte attendere. Già ieri, un giorno prima del voto, l’eurodeputato per Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo ECR Nicola Procaccini si era detto ottimista sul risultato. “Il regolamento rende i rimpatri qualcosa che non resta sulla carta – ha dichiarato parlando con Eunews -, perché tutti gli ostacoli di varia natura verranno rimossi, generando una prassi efficace ed efficiente”. Questo permetterà, ha aggiunto, di “fare ciò che non è stato mai fatto fino ad oggi, cioè governare il fenomeno della migrazione favorendo quella legale. Gli Stati membri, quindi, potranno aprire la porta a chi vogliono, a chi ne ha davvero diritto”. 

    Anche Francesco Torselli, europarlamentare di Fratelli d’Italia, ha difeso il provvedimento – durante un incontro con la stampa – citando i dati della Commissione europea: “Ad oggi il 20 per cento delle persone presenti irregolarmente sul territorio europeo e colpite da un provvedimento di espulsione tornano realisticamente a casa. Non è un dato che può essere accettato”. Inoltre, ha spiegato, “la Commissione ci dice che il 90 per cento di chi entra irregolarmente in Europa lo fa affidandosi alla criminalità organizzata, il che frutta 4 miliardi e 700 milioni all’anno nelle tasche della criminalità organizzata”. L’europarlamentare ha ammesso di non sapere se “gli hub nei Paesi terzi o i Centri per il rimpatrio siano le soluzioni migliori, ma sono soluzioni da percorrere, perché quello che abbiamo fatto fino ad oggi ci ha portato ad avere un dato che secondo me è drammatico”. 

    Procaccini ha collegato il dato negativo alle politiche migratorie degli anni scorsi. “Abbiamo dovuto recuperare anni e anni di ritardi per colpa della sinistra, che ha perseguito una politica immigrazionista senza confini”. Inoltre, ha rivendicato il ruolo del governo italiano, che “ha dato un indirizzo alle politiche europee”. 

    Esultano anche i Patrioti. Paolo Borchia, europarlamentare della Lega e capodelegazione del partito a Strasburgo (gruppo Patrioti per l’Europa), ha definito il testo come “un tassello importante, anche se non è nella forma dei nostri sogni”. I membri della delegazione hanno spiegato che il partito vorrebbe vedere “strumenti ancora più efficaci per obbligare i Paesi terzi a riprendersi i rimpatriati, ad esempio attraverso la politica finanziaria”. In parole più esplicite, “se non si riprendono i migranti, si interrompono tutti i fondi di finanziamento, di sviluppo e di cooperazione”. Inoltre, la Lega sta spingendo “per verifiche puntuali dell’età delle persone che entrano in Italia, per controllare che i minori lo siano davvero”. Infine, Borchia ha guardao al futuro mostrandosi fiducioso, dicendo che “questo Parlamento ha a tutti gli effetti una maggioranza di centro-destra. Ci auguriamo – ha aggiunto – che questo non sia un provvedimento isolato, ma il primo passo per riallineare questa maggioranza con quello che ci hanno chiesto gli elettori due anni fa”.

    Se si guarda alle opposizioni, i toni e gli animi sono ben diversi. La delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo ha criticato duramente la decisione “di barattare i diritti dei più vulnerabili con l’illusione di una maggior sicurezza. Quelle previste dal nuovo Regolamento Rimpatri sono vere e proprie pratiche di deportazioni che non tengono conto della tutela dei diritti delle persone“. Inoltre, gli eurodeputati del PD hanno puntato il dito contro i popolari che “hanno deciso di votare per l’ennesima volta insieme all’estrema destra”. La realtà, hanno aggiunto, “è che tutta questa operazione non produrrà alcuna armonizzazione né maggiore sicurezza. Ci renderà soltanto ancora più ricattabili da quei Paesi a cui appalteremo la gestione di un fenomeno da governare con serietà e non con la propaganda”. 

    Critico anche Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’INPS, capodelegazione M5S a Strasburgo. In un incontro con i giornalisti italiani, organizzato il giorno prima del voto, ha spiegato che “la misura è di dubbia legittimità dal punto di vista dei diritti umani e pericolosa dal punto di vista dei costi che lo Stato dovrà sostenere”. Secondo l’eurodeputato, “c’è stata una politica sbagliata, sia nazionale che europea, a partire dai centri in Albania, ora definiti possibili nei Paesi terzi”. Inoltre, “l’Albania a breve potrebbe non essere più un Paese terzo. Senza contare i costi, denaro sottratto alle casse dello Stato senza una reale efficacia sul fenomeno dei flussi”. Il Movimento 5 Stelle ha precisato, poi, che “l’estensione dei tempi massimi di trattenimento dei migranti fino a 30 mesi comporterà inevitabilmente un incremento significativo dei costi a carico degli Stati di transito come l’Italia, quando invece al nostro Paese servirebbe la sospensione del regolamento di Dublino, che assegna allo Stato membro di approdo le responsabilità legate alle procedure di accoglienza e asilo”. 

    Si è espressa con toni simili anche Mélissa Camara, europarlamentare francese dei Verdi, dicendo che “il Parlamento europeo, guidato da una maggioranza PPE e di estrema destra, ha commesso l’errore imperdonabile e storico di abbandonare i diritti e la dignità delle persone in esilio approvando un testo guidato da un solo principio: la xenofobia”. L’eurodeputata ha anche anticipato che “il regolamento verrà impugnato davanti ai tribunali nazionali e alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per violazione della Carta dei diritti fondamentali, nonché dei trattati UE e internazionali”.

    Infine, secondo Camara, le pratiche che si permetteranno saranno “non meno degradanti e disumane di quelle dell’ICE negli Stati Uniti”. Un paragone di questo tipo è stato traccianto anche da Cecilia Strada (PD), che parlando con Eunews ha accusato l’UE di star “rinunciando a tutelare i diritti delle persone” e di star accettando comportamenti che “sono stati duramente criticati” quando avvenivano negli USA. 

    Tags: dirittimigrantiparlamento europeopolitiche migratorieregolamento sui rimpatrireturn hubsue

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