Bruxelles – Il riscaldamento climatico minaccia anche i fondali marini, ma il fenomeno meriterebbe più attenzione. Nonostante l’aumento delle temperature possa influenzare il comportamento e i cicli vitali degli organismi che vivono sott’acqua – causando danni ai loro tessuti o addirittura la loro morte -, la maggior parte delle previsioni sulle ondate di calore marine si concentra solo sulle acque superficiali. Ciò è da ricondurre anche al fatto che il riscaldamento climatico ha in effetti delle implicazioni sia per la pesca e l’acquacoltura sia per la conservazione delle specie marine. Ora un gruppo di ricercatori britannici e italiani ha puntualizzato che comprendere l’impatto dei cambiamenti climatici sulle future temperature dei fondali marini è fondamentale, soprattutto per la conservazione delle specie.
In un progetto di ricerca finanziata da Horizon Europe – il programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027 – alcuni studiosi hanno analizzato le temperature della piattaforma continentale dell’Europa nord-occidentale, compreso il Mare del Nord, le acque costiere attorno a Regno Unito e Irlanda e la parte settentrionale del Golfo di Biscaglia. Si tratta di alcune delle regioni più sfruttate al mondo per la pesca.
In particolare, i ricercatori hanno utilizzato cinque modelli regionali per prevedere i futuri cambiamenti nell’oceano e i relativi impatti sulla temperatura. Questi hanno tenuto conto delle caratteristiche della piattaforma continentale e hanno fornito previsioni delle temperature superficiali e dei fondali marini per ogni stagione dell’anno. In particolare, i modelli si basavano su uno scenario di emissioni di gas serra ad alto rischio utilizzato dai climatologi nei modelli di simulazione climatica, denominato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) – il principale organismo internazionale delle Nazioni Unite creato nel 1988 per valutare la scienza legata ai cambiamenti climatici – “Percorso di concentrazione rappresentativo 8.5”, che indica una traiettoria in cui le emissioni continuano a crescere rapidamente per tutto il XXI secolo senza politiche di mitigazione. Uno studio citato dai ricercatori suggerisce che questo sia uno scenario realistico, considerate le attuali tendenze nelle “politiche climatiche globali e nello sviluppo industriale”.
Nella loro ricerca, gli studiosi si sono concentrati specificamente sulle ondate di calore, cioè periodi di almeno cinque giorni in cui la temperatura è stata insolitamente alta per il periodo dell’anno in cui venivano rilevate. Le ondate sono state definite periodi con temperature superiori al 90 per cento rispetto a un periodo di riferimento (quello tra il 1990 e il 2009). Da qui i ricercatori hanno elaborato delle simulazioni sulle temperature partendo dai giorni nostri fino alla fine di questo secolo.
Secondo lo scenario ad alte emissioni preso in esame – la cui probabilità di attuazione nella realtà è ancora oggetto di dibattito – si prevede che le ondate di calore si verificheranno per gran parte dell’anno fino al 2100. La ricerca suggerisce anche che la frequenza e l’intensità delle ondate di calore aumenterebbero più rapidamente sul fondale marino che in superficie. In più le ondate di calore saranno probabilmente più comuni in autunno, inverno e primavera, invece dell’estate. I ricercatori hanno anche scoperto che alcuni fondali marini, come quelli situati nelle aree intorno all’Irlanda nord-occidentale e al largo della costa sud-occidentale della Norvegia, sembrerebbero più resilienti alle ondate di calore.
I risultati suggeriscono che i modelli di temperatura marina dovrebbero essere progettati per prevedere le variazioni di temperatura durante tutto l’anno, mentre attualmente si concentrano solo sui mesi estivi. Poiché è probabile che la maggior parte degli altri sistemi di piattaforma costiera subisca effetti di riscaldamento simili, secondo i ricercatori, si dovrebbero approfondire ulteriormente modelli di previsione del genere. Gli scienziati sottolineano infine che bisogna comprendere da un lato come le future ondate di calore possano influenzare le comunità del fondale marino, dall’altro quale impatto abbiano le ondate non estive sugli organismi e sugli ecosistemi a tutte le profondità.

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