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    Home » Cronaca » Metaniera russa alla deriva nel Mediterraneo: il WWF chiede l’intevento dell’UE

    Metaniera russa alla deriva nel Mediterraneo: il WWF chiede l’intevento dell’UE

    La Arctic Metagaz - alla deriva verso la Libia - fa parte della flotta ombra della Russia e trasporta larghi volumi di gas liquefatto e tra le 700 e le 900 tonnellate di diesel. "Le conseguenza di una perdita o di un'esplosione sarebbero catastrofiche e di lunga durata"

    Giorgio Dell'Omodarme di Giorgio Dell'Omodarme
    23 Marzo 2026
    in Cronaca
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    Bruxelles – “Un’azione precauzionale, trasparente e internazionalmente coordinata”. È questo l’appello diffuso oggi (23 marzo) da WWF Mediterranean Marine Initiative – il programma regionale per il Mediterraneo dell’organizzazione per la conservazione della natura – in merito alla vicenda della Arctic Metagaz, metaniera della flotta ombra russa da settimane alla deriva senza equipaggio nel Mediterraneo. Come si legge nel comunicato dell’organizzazione, “la nave trasporta larghi volumi di gas naturale liquefatto (GNL) e tra le 700 e le 900 tonnellate di diesel e rimane in condizioni estremamente instabili”. Per questi motivi, “le conseguenze di un incidente potrebbero essere catastrofiche e di lunga durata” e “i Paesi mediterranei e l’Unione Europea devono agire immediatamente”.

    La metaniera Arctic Metagaz fa parte della cosiddetta ‘flotta ombra‘ del Cremlino, l’insieme di imbarcazioni che – nonostante le sanzioni dell’UE – continuano a trasportare petrolio e gas illegalmente. Lo scorso 3 marzo, mentre viaggiava al largo delle acque di Malta, la nave è stata danneggiata da una serie di esplosioni in un attacco con droni la cui dinamica è ancora incerta: Mosca sostiene che a colpire siano stati gli ucraini, ma Kiev non ha ancora risposto a tali accuse. I trenta membri dell’equipaggio hanno abbandonato l’imbarcazione immediatamente dopo le esplosioni e, da quel momento, la metaniera ha cominciato ad andare alla deriva, spinta verso la costa libica dai venti e dalle correnti.

    Come ha sottolineato in un’intervista di questa mattina a Rainews24 Isabella Pratesi, direttrice del dipartimento Conservazione di WWF, l’area coinvolta è particolarmente critica poiché rappresenta “un luogo ricco di biodiversità che ospita specie protette, habitat critici e rotte di migrazione strateghe per la fauna marina”. Inoltre, “la struttura semi-chiusa del Mediterraneo limita la circolazione dell’acqua e rallenta il recupero dell’ecosistema”. Alla luce di tutto questo, una perdita o un’esplosione potrebbe causare “inquinamento marino e atmosferico su larga scala, nuvole letali di gas criogenico che impattano le specie marine, incendi e contaminazione a lungo termine di acqua e fondali”. Infine, c’è il rischio economico, con la possibilità di “gravi conseguenze per la pesca, il turismo e i mezzi di sostentamento delle comunità costiere”.

    Il WWF esorta dunque i Paesi mediterranei e l’intera UE a muoversi immediatamente “per stabilizzare l’imbarcazione e evitare il peggioramento della situazione”, si assicurino che tutte le decisioni siano guidate “da valutazioni dei rischi ambientali e dal principio di precauzione”, evitino “opzioni ad alto rischio come traini o affondamenti incontrollati” e rafforzino “il monitoraggio in tempo reale e la condivisione dei dati tra Paesi”.

    “Questo è un momento critico per il Mediterraneo”, afferma il direttore dell’Iniziativa Marina del Mediterraneo del WWF, Giuseppe Di Carlo. “Ci troviamo di fronte a un potenziale disastro ambientale in uno degli ecosistemi marini più fragili e preziosi del pianeta. Al di là del pericolo ecologico immediato, questo incidente minaccia il sostentamento stesso delle comunità costiere del Mediterraneo. Una grave fuoriuscita o un’esplosione danneggerebbero la pesca e metterebbero a rischio il reddito di migliaia di pescatori che dipendono da un mare sano per la loro sopravvivenza”, sottolinea Di Carlo, incoraggiando i governi ad agire insieme, con determinazione e ponendo l’ambiente al primo posto. “Ritardi o risposte mal coordinate potrebbero avere conseguenze che dureranno per generazioni”.

    Alcuni Stati dell’area – Spagna, Italia, Grecia, Malta e Cipro – si erano già attivati nella giornata di mercoledì scorso (23 marzo). I cinque Paesi hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione Europea, chiedendo l’attivazione del Meccanismo di Protezione Civile dell’UE alla luce di un “rischio imminente e grave di catastrofe ecologica”.

    Tags: Arctic Metagazcommissione europeadieselflotta ombra Russiagasmediterraneorischio ambientalerussiaWwf

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