Bruxelles – Decisioni non possono essere prese, vista la natura informale della riunione. I ministri degli Esteri riuniti in Irlanda, però, discutono su come decidere, in prospettiva, in materia di politica estera comune. Il dibattito sul superamento dell’unanimità si rinnova, su impulso di undici Paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Svezia) che hanno sottoscritto una lettera per chiedere di cambiare la gestione del processo decisionale.
Un’iniziativa che non può essere ignorata e che costringere inevitabilmente a ragionarci: “Parleremo di come la nostra politica estera può essere resa più efficace”, ammette l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, prima dell’inizio dei lavori.
E’ in atto una contrapposizione che Kallas definisce e riassume come “unità contro unanimità“, che l’Alta rappresentante lascia intendere di comprendere e anche sostenere. “Dobbiamo essere più agili” nelle risposte alle crisi, continua. Un’esigenza, questa, avvertita da diversi attori attorno al tavolo, come stabilito dalla lettera redatta in occasione delle riunione informale, sede appropriata per riflessioni e discussioni.
Spagna, Francia e Romania insistono: servono decisioni più rapide, e il superamento dell’unanimità resta in tal senso la priorità. I ministri degli Esteri di questi Paesi, al loro arrivo, lo ribadiscono una volta di più. Non sarà semplice, ma c’è la possibilità, peraltro non nuova in un dibattito avviato già da tempo, di studiare le possibilità giuridiche e legali previste nei trattati per procedere in tal senso.
Rispetto al passato sembra esserci un senso di urgenza tutto nuovo, avvertito in modo più ampio, complice probabilmente un contesto internazionale deteriorato e assai più imprevedibile rispetto al passato. L’UE ci prova, in attesa delle sedi utili a decidere se decidere in modo diverso.









