Bruxelles – Il caso Report approda a Bruxelles, con la giornalista Giulia Innocenzi invitata al Parlamento europeo dall’eurodeputato del Partito Democratico e responsabile Informazione della segreteria nazionale del Pd, Sandro Ruotolo, in occasione dell’evento l’evento ‘Pressioni sui media pubblici: una prova decisiva per le democrazie europee‘. “Report è oggi l’unica vera trasmissione di giornalismo d’inchiesta di tutto il panorama televisivo, non solo della Rai. Ed è per questo che noi abbiamo deciso di difenderlo con le unghie e con i denti”, ha detto Innocenzi a margine dell’incontro.
Promossa da Ruotolo insieme all’eurodeputata di Renew Veronika Cifrová Ostrihoňová e a Reporters sans frontières (RSF), l’iniziativa ha messo al centro del confronto, l’attuazione dell’European Media Freedom Act (EMFA), entrato pienamente in applicazione nell’agosto 2025, e il caso italiano. “Con i colleghi di Report abbiamo detto che avremmo rinunciato al nostro lavoro e alla nostra sicurezza economica se la Rai fosse andata avanti con l’imposizione di due conduttori” dopo la rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione del programma. “Una scelta calata dall’alto, fatta alle nostre spalle”. Secondo la giornalista, la mobilitazione degli inviati e dei redattori ha permesso di arrivare a un accordo e di salvaguardare l’autonomia della trasmissione. Per Ruotolo, però, la questione va ben oltre Report. “Il giornalismo d’inchiesta non può essere amico o nemico di nessuno, ma se la deve prendere con il potere“, ha sottolineato. L’eurodeputato ha parlato di “un intervento a gamba tesa” della politica e ha ricordato di essere in attesa di una risposta della Commissione europea sulla situazione italiana.
E proprio da Bruxelles arriva un richiamo agli strumenti previsti dall’EMFA. La vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, ha fatto sapere che sono “in corso scambi tra la Commissione e tutti gli Stati membri, compresa l’Italia”, per verificare la corretta applicazione del regolamento. L’EMFA, ha ricordato, è direttamente applicabile: in caso di violazioni, i soggetti interessati possono rivolgersi ai tribunali nazionali e la Commissione può anche “avvalersi dei propri poteri per avviare procedure di infrazione”.
Il regolamento non impone però un unico modello di governance o finanziamento del servizio pubblico: gli Stati membri mantengono margini di discrezionalità nell’organizzazione dei propri media pubblici. Ed è proprio dentro questo spazio che si gioca ora il confronto italiano.

![L'esterno del centro di produzione RAI a via Teulada, a Roma. [Foto: Alessia Mastropietro/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/Imagoeconomica_2787755-350x250.jpg)






