Bruxelles – “La guerra ibrida non si ferma ai confini nazionali”. Con queste parole la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha commentato il voto di oggi sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), approvato dalla plenaria di Strasburgo con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni. La relazione prevede una serie di raccomandazioni rivolte alla Commissione UE per contrastare le minacce alle istituzioni e ai processi democratici dell’UE. A votare contro il testo del popolare Tomas Tobé sono stati i gruppi dei conservatori e riformisti (ECR), i Patrioti per l’Europa (PfE), i sovranisti di Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) e la Sinistra europea (The Left).
“In un momento in cui molti cercano di seminare sfiducia e destabilizzarci, la risposta di quest’aula oggi è forte e chiara”, ha detto Metsola, sottolineando che l’UE non deve lasciarsi “intimidire né dividere”. La presidente ha inoltre chiesto sanzioni più severe per chi favorisce la disinformazione, citando in particolare la Russia e altri attori ostili, e una migliore applicazione della legislazione già esistente. “La libertà di stampa, la trasparenza e l’alfabetizzazione digitale non sono optional, ma necessità assolute per rafforzare le nostre società”, ha aggiunto.
Bot, disinformazione, sabotaggi e ingerenze straniere: il Parlamento europeo chiede di rafforzare le difese della democrazia europea. Il testo era stato approvato già a giugno dalla commissione speciale EUDS, istituita nel dicembre 2024 per valutare le minacce alla democrazia europea e le risposte dell’Unione. Tra le principali proposte c’è la creazione di un Centro dell’UE per la resilienza democratica, che dovrebbe coordinare le iniziative contro le manipolazioni e le ingerenze straniere, con un mandato, un bilancio e una capacità di intervento propri.
Il Centro, ha ricordato il commissario europeo Michael McGrath intervenendo in plenaria, è “già operativo da febbraio e tutti gli Stati membri hanno già aderito”. Presto “saranno associati anche i Paesi candidati e potenziali candidati all’UE”, ha spiegato McGrath. La struttura coordina iniziative che vanno dalla formazione dei funzionari pubblici alla definizione di metodologie e standard comuni per individuare e contrastare manipolazione delle informazioni e disinformazione. “La nostra ambizione di rafforzare le democrazie dovrebbe essere accompagnata da un bilancio altrettanto ambizioso”, ha sottolineato McGrath.
La relazione identifica la Russia come la principale minaccia all’integrità democratica europea, citando attacchi informatici, sabotaggi, spionaggio e altre forme di guerra ibrida. Nel mirino anche Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord. I deputati chiedono di ampliare le sanzioni contro chi facilita la disinformazione e di rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche.
Sul fronte digitale, il Parlamento chiede una maggiore applicazione delle norme già esistenti, come il Digital Services Act e le regole sull’intelligenza artificiale, e invita le piattaforme a contrastare più efficacemente le interferenze elettorali attraverso bot. Per proteggere le elezioni, propone inoltre di classificare le infrastrutture elettorali come infrastrutture critiche e introdurre misure contro deepfake e finanziamenti politici illeciti.
Il relatore della relazione, Tomas Tobé (PPE, Svezia), ha respinto l’idea che le misure proposte possano tradursi in una limitazione della libertà di espressione: “Questa relazione non riguarda la regolamentazione delle opinioni politiche. Riguarda la protezione della nostra democrazia dalle operazioni di ingerenza straniera. I bot russi non sono libertà di espressione. Le ingerenze straniere non sono libertà di espressione. E manipolare le nostre elezioni non è certamente libertà di espressione”.








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