Bruxelles – Non sono più gli emigrati del dopoguerra in cerca di lavoro nelle miniere: gli italiani che oggi scelgono Bruxelles hanno un profilo del tutto diverso, spesso giovane, formato, arrivato quasi per caso attraverso un Erasmus o uno stage nelle istituzioni europee, e poi rimasto. È questo il filo conduttore di “Italo 2000, i nuovi italiani di Bruxelles”, la mostra inaugurata giovedì 17 settembre al MigratieMuseumMigration della capitale belga, promossa dal Consolato Generale d’Italia con il patrocinio dell’Ambasciata. All’inaugurazione, riferisce il Consolato in una nota, hanno partecipato circa 120 persone, tra cui numerosi rappresentanti delle associazioni italiane del territorio.
Il progetto, visitabile fino al 31 gennaio 2027, si fonda su un’indagine qualitativa condotta attraverso 77 interviste e validata da un comitato scientifico. I numeri, del resto, raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale: secondo l’Anagrafe consolare, negli ultimi dieci anni la comunità italiana residente tra Bruxelles e le Fiandre è cresciuta di circa 25.000 persone, circa 2.500 l’anno.

I nuovi arrivati sono per lo più giovani con percorsi di istruzione molto diversi tra loro, non tutti laureati, accomunati però da un tratto: nella maggior parte dei casi non partono con un progetto migratorio definito, ma restano dopo aver trovato in Belgio ciò che in Italia faticavano a ottenere, in primis un lavoro stabile e coerente con la propria formazione. Non a caso, sottolinea la ricerca, molti di loro rifiutano l’etichetta di “migranti”, preferendo definirsi “cittadini della globalizzazione” che semplicemente si muovono all’interno dello spazio di libertà garantito dall’Unione europea.
Accanto a questo profilo, la mostra ne restituisce un secondo, altrettanto significativo: quello degli italiani di origine extraeuropea, in particolare nordafricana (marocchini e tunisini) e balcanica (macedoni, albanesi, serbi), che dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana scelgono il Belgio per una seconda migrazione, spesso spinti da condizioni economiche più favorevoli, dal sistema di welfare o dal legame con reti familiari già presenti sul territorio. Entrambi i gruppi, pur diversi per storia e provenienza, condividono la stessa volontà di conservare la lingua italiana e la propria identità culturale.
La collaborazione tra il Consolato e il MigratieMuseumMigration, che negli ultimi due anni ha già dato vita a diverse iniziative congiunte, arriva in un anno particolarmente simbolico: quello dell’ottantesimo anniversario dell’accordo migratorio tra Italia e Belgio.













