Bruxelles – Il premier belga Bart De Wever ha rassegnato le dimissioni al re Filippo, ma il sovrano non le ha accettate. Il primo ministro è salito al Palazzo reale alle 9.30 (oggi, 2 novembre), dopo una ennesima notte di trattative sul bilancio finite senza un accordo. Il Palazzo ha comunicato che il re “tiene la sua decisione in sospeso” e che da martedì avvierà “consultazioni con i presidenti dei partiti dei diversi partner della maggioranza”. De Wever sarà ricevuto di nuovo venerdì 6 novembre, e gli restano quindi quattro giorni per sbloccare la coalizione, prima che il re decida di accettarne le dimissioni e avviare il Paese verso un periodo di grande incertezza istituzionale. Come accade da diversi lustri.
Nella nota il sovrano ha sottolineato “l’assenza di un accordo volto a dotare il Paese di un bilancio credibile e all’altezza delle sfide attuali”. Filippo, re di un Paese che dell’assenza di un governo in carica è diventato campione negli anni passati, ha aggiunto che, “in un contesto segnato da forti incertezze geopolitiche e da importanti sfide economiche, il Paese non può permettersi una crisi politica prolungata”, e ha esortato le parti a far prevalere “l’interesse generale e il senso del compromesso”. Insomma, il capo dello Stato prova ad incrociare le dita.
Il governo “Arizona”, la coalizione a larga maggioranza di destra composta da cinque partiti eterogenei, che vanno dalla destra indipendentista fiamminga del premier ai socialisti, ma solo quelli delle Fiandre (N-VA, MR, Les Engagés, Vooruit e CD&V) nata a gennaio 2025 dopo sette mesi di trattative, non è riuscito ad approvare il bilancio federale 2027 né un piano di risanamento da 10 miliardi di euro entro il 2029. Secondo l’agenzia Belga, le divergenze tra l’ala di destra, rappresentata dai liberali dell’MR, e quella di centrosinistra, formata da Vooruit e Les Engagés, sono troppo profonde.
Sullo sfondo ci sono numeri che interessano Bruxelles come istituzione europea. Il disavanzo dello scorso anno è stato pari al 5 per cento del PIL, contro il tetto del 3 previsto dalle regole europee, e il debito supera i 735 miliardi, oltre il 110 per cento del PIL. Il Belgio è sotto procedura UE per disavanzo eccessivo, con l’obiettivo di chiuderla entro il 2029, e a giugno la Commissione aveva giudicato efficaci le misure adottate, come per l’Italia, senza chiedere ulteriori passi.
Non è la prima volta che il premier bussa al Palazzo reale per un blocco sui conti: a novembre 2025 aveva chiesto al sovrano una proroga di 50 giorni per chiudere un accordo sulla fiscalità. Ora la tensione è alimentata anche dalla piazza: da settimane si susseguono mobilitazioni contro il carovita e i tagli ai servizi pubblici, e i sindacati hanno proclamato un nuovo sciopero nazionale per il 23 novembre (da un anno c’è uno sciopero generale al mese, come forma di lotta costante organizzata dai sindacati).




![Velivoli Ryanair all'aeroporto di Bruxelles-Charleroi [Charleroi, 29 giugno 2022. Foto: Emanuele Bonini]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG20220629061042-350x250.jpg)








