Bruxelles – In Francia una stazione di servizio su sette è a secco di carburanti. Di fronte alla carenza di benzina e diesel e all’impennata dei prezzi legata alla crisi in Medio Oriente, il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha preso carta e penna e con una lettera ha chiesto alla Commissione europea di allentare temporaneamente alcune delle regole che disciplinano carburanti e importazioni di idrocarburi. L’obiettivo di Parigi è “rafforzare” nel breve periodo le capacità di importazione e produzione e frenare l’aumento dei prezzi. La missiva, inviata lo scorso 18 settembre, è stata ricevuta dall’esecutivo UE, che ne sta “esaminando i moltissimi aspetti”, ha confermato oggi (22 settembre) la portavoce di Palazzo Berlaymont per il Clima e l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen.
“La chiusura quasi totale dello stretto di Hormuz dal marzo 2026 ha portato negli ultimi mesi a una contrazione dell’offerta mondiale di petrolio e a una riconfigurazione significativa dei flussi globali di idrocarburi”, ha spiegato il presidente francese. Vista la dipendenza dell’Europa dalle importazioni dal Medio Oriente, “in particolare per quanto riguarda le importazioni di cherosene (36 per cento) e gasolio (18 per cento)”, Parigi chiede una “deroga alle specifiche europee relative alla qualità dei carburanti”, tra cui “densità”, “compressione” e “desolforazione”. L’obiettivo è far crescere rapidamente la produzione. Secondo l’Eliseo, l’allentamento di questi requisiti potrebbe consentire “significativi aumenti di produzione”, nell’ordine del “5-20 per cento”. Un precedente esiste: deroghe analoghe erano state accettate dalla Commissione durante la pandemia di Covid-19.
Macron propone inoltre un “allentamento dei limiti all’utilizzo dei biocarburanti”, in particolare nel diesel, così da guadagnare “qualche punto percentuale di carburante non fossile per litro” e liberare “margini di offerta aggiuntivi”. Parigi chiede, poi, anche il rinvio di un anno del regolamento europeo sulle emissioni di metano. La normativa, adottata dall’UE nel 2024, prevede che dal gennaio 2027 gli importatori di gas, petrolio e carbone monitorino e comunichino le emissioni di metano associate alle loro forniture. Già lo scorso luglio, la Commissione aveva approvato una proroga di tre anni per le sanzioni previste in caso di mancata conformità.
Le misure elencate dal presidente francese – sostiene l’Eliseo – sono di emergenza e non devono interferire con gli obiettivi di lungo periodo, come l’elettrificazione e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Nel complesso, secondo Macron, potrebbero liberare alcune decine di migliaia di barili al giorno, una quantità comunque lontana dal consumo medio francese, pari a circa 1,5 milioni di barili al giorno.
Intanto, però, per Palazzo Berlaymont “finché saremo dipendenti dai combustibili fossili importati, i nostri prezzi energetici continueranno a essere volatili”, ha commentato la portavoce Anna-Kaisa Itkonen. E mentre la crisi del 2022, scatenata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, “era una crisi di approvvigionamento”, quella di ora “è qualcosa di diverso, che richiede una risposta diversa”, perché “stiamo assistendo a una crisi globale dei prezzi dei combustibili fossili” che “è determinata dalla crisi nello Stretto di Hormuz”. Quel che è certo per Bruxelles è che “le fonti di energia pulita restano le più convenienti e sono l’unica risposta a medio termine per ridurre la nostra esposizione alla volatilità dei prezzi”.



![Il ministro delle Finanze irlandese e presidente di turno del consiglio Ecofin, Simon Harris [Bruxelles, 10 luglio 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/harris-350x250.jpg)






