Bruxelles – “Non esiste alternativa” alla soluzione a due Stati per Israele e Palestina, ha insistito, per l’ennesima volta, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aprendo il dibattito generale dell’81ª Assemblea generale dell’ONU. “Il tempo stringe” e le fondamenta per un futuro Stato palestinese vengono progressivamente erose. Ad incalzare sulla necessità di passare dalle dichiarazioni ai fatti è il presidente del Consiglio europeo, António Costa, intervenuto a New York alla riunione internazionale sulla soluzione dei due Stati e sul Piano globale di pace per Gaza.
“È giunto il momento di attuare pienamente la roadmap per Gaza”, ha scandito Costa, indicando tre passaggi: il disarmo di Hamas accompagnato dal ritiro israeliano, il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione e della polizia e l’ingresso nella Striscia del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza. Il presidente del Consiglio europeo ha ricordato che 142 Paesi avevano sostenuto la Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati e che la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza aveva fornito un quadro operativo al piano di pace. Ma un anno dopo, ha osservato, “la situazione sul terreno è appena migliorata”.
Il richiamo riguarda anche l’emergenza umanitaria. “Due milioni di persone affrontano un altro inverno nelle tende e tra le macerie”, ha detto Costa, sottolineando che il problema non è la mancanza di fondi o di aiuti, ma il fatto che “l’accesso rimane bloccato”. E in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, la soluzione dei due Stati viene compromessa ogni giorno da violenze dei coloni, impunità, sfollamenti e “annessione de facto”. Gli insediamenti, ha ricordato, sono illegali secondo il diritto internazionale.
È qui che entra in gioco l’Unione europea. “I veri amici di Israele e del popolo israeliano, tra i quali l’Unione europea, stanno dicendo che lo status quo è inaccettabile”, ha affermato Costa, in un passaggio che suona anche come una presa di distanza dalle posizioni più attendiste di Washington. Bruxelles, ha ricordato, è il principale donatore dei palestinesi dagli anni Novanta e mantiene operative le missioni EUBAM Rafah ed EUPOL COPPS, che l’Unione è pronta a rafforzare.
Ma la capacità europea di trasformare questa posizione in pressione politica resta il punto debole. Nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha dedicato un solo, breve, passaggio alla guerra a Gaza, accusando gli Stati membri di non essere riusciti a trovare le maggioranze necessarie per una risposta unitaria alle misure proposte dalla Commissione UE.
Eppure la linea politica era stata già fissata al Consiglio europeo di giugno: aiuti umanitari senza ostacoli, accesso alle organizzazioni internazionali, piena attuazione della risoluzione 2803, disarmo di Hamas, ritiro israeliano e dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Il problema, dunque, non sembra essere più quello di definire cosa dovrebbe fare l’Europa, ma di riuscire a farlo.
Costa lo ha sintetizzato così: “Solo la soluzione dei due Stati può portare a una soluzione giusta e globale”, con Israele e uno Stato palestinese indipendente, democratico, sovrano e vitale che vivano fianco a fianco, in pace e sicurezza, con Gerusalemme capitale di entrambi.


![Facciata d'ingresso della sede del Consiglio legislativo della Palestina [foto: Magister/Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/PLC_buildibg-350x250.jpg)
![Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu (sinistra) e il presidente russo, Vladimir Putin [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/08/putin-netanyahu-350x250.png)




![Il primo ministro dell'Ungheria, Péter Magyar, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 29 maggio 2026. Foto: Xavier Lejeune/EC - Audiovisual Service ]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/05/vdl-magyar-120x86.jpg)

