Bruxelles – “Ceuta non può diventare un laboratorio per l’erosione dei diritti”. A Bruxelles le eurodeputate Estrella Galán (The Left) e Mélissa Camara (Verdi) tornano dalla missione nell’exclave spagnola con un’accusa diretta alla Commissione europea: “Servono trasferimenti di migranti sul territorio spagnolo e la Commissione europea sta cercando di bloccare questi movimenti”, ha detto Galán in conferenza stampa all’Eurocamera.
Ceuta, insieme a Melilla, è uno dei due territori spagnoli sulla costa nordafricana e da anni rappresenta uno dei punti più sensibili della frontiera esterna dell’UE. Nel maggio 2021 migliaia di persone attraversarono il confine dal Marocco in pochi giorni. La nuova crisi, esplosa nell’estate 2026, ha nuovamente messo sotto pressione l’accoglienza dell’exclave, dove sono rimaste migliaia di persone.
Per Galán, la risposta non può essere quella di lasciare i migranti bloccati nei 18 chilometri quadrati dell’exclave. “Migliaia di persone sono in situazioni di estrema vulnerabilità, senza una risposta umanitaria adeguata e sufficiente”, ha detto mettendo in particolare risalto la realtà che vivono i minori. “Non stiamo parlando di cifre, non stiamo parlando di numeri, né stiamo parlando di invasori. Stiamo parlando di bambini che vivono per strada”.
La deputata spagnola chiede quindi di attivare subito i trasferimenti verso la terraferma. “I meccanismi di trasferimento devono essere attivati immediatamente, perché questa è l’unica soluzione che Ceuta può attualmente attuare per risolvere questa situazione”, ha spiegato sostenendo che nel sistema di accoglienza spagnolo ci siano oltre 10 mila posti disponibili.
Camara descrive invece una situazione in cui, a suo dire, “il diritto europeo è stato sospeso e spesso prevale l’arbitrarietà, soprattutto da parte della polizia e dell’esercito”. Ceuta “è ora una città abbandonata dalla Spagna, abbandonata dall’Europa e abbandonata dalla legge”, paragonabile a “un laboratorio” di quelle che potrebbero diventare le future politiche europee sull’immigrazione.
Le accuse arrivano proprio mentre Bruxelles rafforza la propria risposta agli attraversamenti dei confini UE da parte di persone. Ieri (29 settembre) il commissario alla Migrazione, Magnus Brunner, ha presentato un piano in cinque punti per prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa, con il rafforzamento delle frontiere esterne, il monitoraggio delle crisi, la cooperazione con i Paesi partner, il contrasto ai trafficanti e rimpatri più efficaci.
Brunner ha definito la gestione della crisi di Ceuta “un test per l’Unione europea”, sostenendo che l’UE lo abbia superato. Per Galán e Camara, però, la questione è un’altra: “Ciò che abbiamo visto a Ceuta non è inevitabile”, ha detto Galán. “Può essere risolto immediatamente con la volontà politica” e con trasferimenti rapidi sulla terraferma.











