Bruxelles – L’Unione europea si prepara a diventare più grande, ma per farlo vuole prima cambiare sé stessa. Dopo una settimana di rinvio rispetto alla presentazione inizialmente prevista, la commissaria per l’Allargamento, Marta Kos ha presentato oggi (6 ottobre) in conferenza stampa a Strasburgo il suo piano di pre-allargamento, il pacchetto con cui Bruxelles prepara istituzioni, politiche e bilancio a un’UE che potrebbe presto avere nuovi membri. Un pacchetto “fortemente voluto e sostenuto” da tutto il collegio dei commissari, ha rivendicato Kos.
Il documento arriva mentre Montenegro, Albania, Ucraina e Moldova sono i quattro Paesi più avanzati nel percorso di adesione. E arriva dopo il tour della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nei Balcani occidentali, dove ha incontrato i governi della regione e fatto il punto sui progressi nelle riforme necessarie per l’integrazione europea. Un tempismo che dà al pacchetto un peso politico ulteriore: mentre i candidati accelerano sulle riforme, Bruxelles vuole dimostrare di essere pronta dall’altra parte del tavolo.
“Il futuro dell’Europa dipende dalle scelte che facciamo oggi. L’allargamento della nostra Unione è un imperativo geopolitico“, ha dichiarato von der Leyen. “Oggi gettiamo le basi affinché un’Unione più grande sia anche più forte: più resiliente, più efficace e saldamente ancorata ai valori e alle regole che ci definiscono”.
E a Bruxelles il clima sull’allargamento è tutt’altro che quello di un processo fermo. “Il mio ottimismo sul futuro dell’allargamento dell’UE viene dal fatto che sono stati riportati i migliori risultati da 25 anni nel processo di adesione, in un solo anno“, ha spiegato la commissaria all’Allargamento Marta Kos a Strasburgo. “Abbiamo chiuso più capitoli negli ultimi nove mesi che in qualsiasi periodo corrispondente nell’ultimo quarto di secolo”, ha sottolineato, definendo questo risultato “la prova che anche gli Stati membri che hanno problemi” di politica interna “sostengono il processo”.
La prima partita del pacchetto è quella della governance. Una UE più grande dovrà essere anche in grado di decidere più rapidamente. La Commissione UE propone quindi di rendere le istituzioni “più snelle” e di ampliare, dove possibile, il ricorso alla maggioranza qualificata, riducendo il peso dell’unanimità in alcuni settori.
L’obiettivo è evitare che l’ingresso di nuovi membri renda l’UE ancora più difficile da governare, soprattutto nelle materie in cui ogni singolo Stato può oggi bloccare una decisione. L’esecutivo UE propone inoltre di utilizzare la maggioranza qualificata anche in alcune fasi intermedie dei negoziati di adesione. L’unanimità resterebbe invece necessaria per la decisione finale sull’ingresso di un nuovo Stato membro. È un tentativo di rendere più agile il processo senza però modificare la regola fondamentale secondo cui l’adesione di un nuovo Paese deve essere approvata da tutti gli Stati membri.
La Commissione UE punta poi su un’integrazione graduale dei Paesi candidati, ancora prima dell’adesione. L’idea è permettere ai Paesi che avanzano nelle riforme di entrare progressivamente in alcune politiche, programmi e parti del mercato unico, sulla base dei risultati raggiunti. L’adesione non sarebbe quindi più necessariamente un passaggio tutto-o-niente, ma un percorso nel quale l’integrazione può aumentare man mano che vengono rispettate le condizioni.
La seconda area riguarda i valori e lo Stato di diritto. Bruxelles vuole rafforzare gli strumenti per evitare il backsliding democratico dopo l’adesione, anche collegando maggiormente i finanziamenti al rispetto delle riforme. “Una” delle sfide è proprio “lo Stato di diritto e la cooperazione sincera”, ha spiegato Kos. La Commissione propone strumenti più forti per prevenire i passi indietro, compresa la possibilità di “ridurre i finanziamenti o limitare i diritti di voto”.
La terza area riguarda le politiche europee, che dovranno essere adattate a un’Unione più ampia. Tra i dossier più delicati c’è l’agricoltura ucraina. La Commissione intende “valutare disposizioni mirate limitatamente ai prodotti agricoli” considerando “la struttura e l’elevatissima produttività del settore agricolo” dell’Ucraina. “L’adesione dell’Ucraina non deve ripercuotersi negativamente sugli agricoltori dell’UE”, ha precisato Kos. Kiev, ha chiarito la commissaria, entrerà comunque a pieno titolo nella politica agricola europea: “L’Ucraina diventerà membro dell’UE e parte integrante della politica agricola europea. Le condizioni di tale integrazione saranno oggetto di discussione”.
La quarta area è, infine, il bilancio. Una UE più grande avrà bisogno di risorse adeguate per finanziare nuove politiche e programmi senza compromettere quelli esistenti. La Commissione UE vuole quindi che il prossimo quadro finanziario pluriennale tenga conto dell’allargamento e delle sue conseguenze sulle diverse politiche europee.
“I Paesi membri vogliono un allargamento basato sui meriti”, ha detto Kos. Ma “è anche geopolitica”. Appuntamento dunque a fine ottobre per le tabelle di marcia per Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina, che definiranno i prossimi passaggi del loro percorso verso l’UE, ha annunciato Kos.












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