Bruxelles – Dopo il tour delle capitali del presidente del Consiglio europeo, António Costa, tocca alla capa di Palazzo Berlaymont muoversi nelle capitali. In questo caso, quelle dei Balcani occidentali. La prima tappa del tour della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, è Tirana, in Albania, dove è stata calorosamente accolta dal primo ministro Edi Rama. “Vediamo il mondo con gli stessi occhi“, ha ammesso von der Leyen in conferenza stampa a margine del bilaterale con il premier albanese. Il messaggio della presidente è chiaro: l’Albania è “tra i capofila” del processo di allargamento, ma per arrivare all’adesione “c’è ancora del lavoro da fare”.
Von der Leyen ha riconosciuto i “progressi notevoli” compiuti da Tirana, sottolineando in particolare l’allineamento del Paese alla politica estera e di sicurezza dell’UE. “Avete aperto gli ultimi gruppi di capitoli negoziali e a luglio avete chiuso i primi tre capitoli, compresi quelli sulle relazioni esterne. Si tratta di un progresso molto importante”, ha detto la presidente. “L’obiettivo è a portata di mano”, ha aggiunto, ma ora “è il momento di mantenere alta la concentrazione”.
Il percorso verso l’adesione, però, non si esaurisce nell’apertura e nella chiusura dei capitoli negoziali. Per Tirana, secondo von der Leyen, servono “ulteriori riforme” in particolare sulla giustizia, sul quadro elettorale e sulla protezione dell’ambiente. E soprattutto non basta approvare le riforme: “Altrettanto importante è attuarle” e fare in modo che “portino un cambiamento reale per il popolo albanese”.
Un passaggio che arriva mentre in Albania da mesi proseguono le proteste del movimento ribattezzato la “rivoluzione dei fenicotteri” contro un controverso progetto immobiliare. Proprio il rapporto con la società civile è stato uno dei punti sottolineati dalla presidente della Commissione. L’attuazione delle riforme, ha spiegato, richiede “un impegno autentico” da parte delle forze politiche e “un dialogo continuo e costruttivo con la società” per affrontarne le preoccupazioni.
L’avanzamento verso l’UE passa intanto anche dall’integrazione graduale nel mercato unico. È il principio alla base del Piano di crescita per i Balcani occidentali, il piano da 6 miliardi di euro con cui Bruxelles accompagna le riforme con investimenti e una progressiva integrazione economica dei Paesi della regione. Rama ha rivendicato i progressi compiuti dall’Albania nell’attuazione del programma, e von der Leyen ha sottolineato che oltre l’80 per cento delle riforme previste è stato portato avanti, aprendo la strada a nuovi investimenti europei.
Tra gli altri dossier sul tavolo anche l’integrazione nei sistemi europei. L’Albania è entrata nella Single Euro Payments Area (SEPA), mentre Bruxelles punta ora ad accelerare anche sulla riduzione dei costi del roaming. “Vi prometto che, se lo implementerete, tornerò il giorno in cui il roaming partirà in Albania”, ha scherzato von der Leyen rivolgendosi a Rama.
Il viaggio nei Balcani arriva inoltre mentre la Commissione prepara un passaggio più ampio sul futuro dell’allargamento. La prossima settimana, ha annunciato von der Leyen, Bruxelles presenterà le “revisioni politiche pre-allargamento”, esaminando anche il bilancio dell’UE per verificare come preparare l’Unione all’ingresso di nuovi membri. Saranno poi definite le cosiddette roadmap per i Paesi candidati, per misurare quanto è stato fatto e cosa resta ancora da completare.
“Merit-based non significa più lento”, ha sottolineato la presidente, ribadendo che il processo deve restare legato ai risultati raggiunti da ciascun candidato. “L’adesione dell’Albania non renderà solo l’Albania più forte, ma anche l’Unione europea nel suo complesso”, ha concluso von der Leyen.
Dopo Tirana, il tour della presidente proseguirà a Pristina, in Kosovo, e poi a Podgorica, in Montenegro, per concludersi venerdì a Skopje, in Macedonia del Nord. Serbia e Bosnia-Erzegovina, invece, non sono incluse in questa tappa del viaggio a causa delle prossime elezioni, e anche della distanza tra Bruxelles e Belgrado dopo i funerali al macellaio della Bosnia, Ratko Mladić.











