Bruxelles – Salari reali che diminuiscono e non riescono a tornare ai livelli pre-COVID, e ricchi che usufruiscono di trattamenti fiscali di favore che acuiscono le disuguaglianze: benvenuti nell’Italia contemporanea, quella descritta nell’edizione 2026 del rapporto ‘Occupazione e sviluppi sociali in Europa’, pubblicato oggi (13 ottobre) dalla Commissione europea. La pubblicazione fotografa un’Italia a disparità crescenti che finisce con l’investire il governo attualmente in carica.
Sul banco degli imputati finiscono dunque la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i partiti di maggioranza, per politiche sociali responsabili della situazione in atto, che vede innanzitutto un impoverimento generale e generalizzato delle famiglie.
Salari in calo, Italia ai primi posti per perdita di potere di acquistIo
Il primo dato rilevante che viene presentato, nel corposo documento, è quello che riguarda l’indice salariale. Si sottolinea innanzitutto che in linea generale “i salari minimi hanno continuato a registrare forti aumenti nella maggior parte degli Stati membri”. L’Italia però è in quella ristretta cerchia di Stati membri che non prevedono un salario minimo (gli altri sono Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia), e dunque un paragone non risulta possibile.
Guardando però all’indice salariale generale i servizi della Commissione europea prevedono, “per l’intero anno, la crescita dei salari reali allo 0,5 per cento nel 2026“, con i tassi di crescita più elevati attesi in Ungheria (5,9 per cento), Lettonia (3,3 per cento), Polonia (3 per cento) e Slovenia (3 per cento. Il dato dovrebbe risultare negativo in Austria (-0,6 per cento), Belgio (-0,7 per cento), Francia (-0,6 per cento), Italia (-0,4% per cento), Romania (-1,9 per cento) e Slovacchia (-0,4 per cento).
Il dato tricolore negativo si somma ai rendimenti negativi avviati dalla pandemia e mai più invertiti: “Per il 2026, si prevede che i salari reali rimangano al di sotto dei livelli del 2019 in Grecia (-0,1 per cento), Finlandia (-1,3 per cento), Francia (-2,4 per cento) e Italia (-3,9 per cento)“. Cinque anni di governo Fdi-Lega-Fi non sono dunque riusciti a invertire la tendenza.
Nessuna lotta al precariato, che resta un problema e in crescita
I mancati interventi in materia di mercato del lavoro e politiche salariali si riflettono nel fenomeno dei lavoro temporaneo involontario, vale a dire contratti a termine sottoscritti a chi in realtà preferirebbe un impiego stabile. “L‘incidenza del lavoro temporaneo involontario è relativamente elevata e in crescita” a livello generale, rileva la Commissione europea. “Il problema è particolarmente marcato in Finlandia (26,1 per cento), Italia (21,9 per cento), Spagna (20,9 per cento), Grecia (19,4 per cento) e Cipro (18,6 per cento)”.
Quanto a contratti a tempo determinato e precariato associato, “la situazione è peggiorata nella maggior parte di questi paesi (fatta eccezione per Cipro), con un deterioramento particolarmente accentuato in Italia (+11,0 punti percentuali), Austria (+9,4 punti percentuali) e Lituania (+7,8 punti percentuali)”.
Tasse a misura di ricchi e zone d’ombra
C’è però un paragrafo ancor più critico per il Paese, e riguarda il modo in cui vengono definite scelte fiscali e politiche di tassazione. “I dati relativi all’Italia mostrano che le aliquote fiscali effettive iniziano a diminuire a partire dalla fascia del 5 per cento più alto della distribuzione del reddito“, si legge nella relazione. “Ciò riflette in larga misura i meccanismi in base ai quali i miliardari dichiarano redditi imponibili ridotti“. Tale bassa pressione fiscale effettiva, avverte l’esecutivo comunitario, “accentua ulteriormente la concentrazione della ricchezza ai vertici, consentendo di trattenere e reinvestire una quota maggiore dei rendimenti di patrimoni già ingenti, anziché redistribuirli attraverso la tassazione”.
C’è di più: “Questa crescente concentrazione di ricchezza non riguarda soltanto l’aumento delle disuguaglianze, ma si traduce anche in una significativa influenza economica e, in alcuni casi, politica“. Mentre in termini di agenda politica, “le mancate entrate derivanti da basse aliquote fiscali effettive potrebbero altrimenti contribuire a finanziare investimenti pubblici in settori quali istruzione, sanità, infrastrutture e transizione verde”.
![Ricchi e poveri, disuguaglianza sociale. [foto: Carlo Carino/imagoeconomica, via AI]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2768344-750x375.jpg)






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