Bruxelles – La nuova Politica agricola comune (PAC) europea prende forma, ma la partita più delicata, quella sui soldi, è ancora aperta. I ministri dell’Agricoltura dei Ventisette hanno raggiunto ieri sera (26 ottobre) un accordo sulla posizione negoziale del Consiglio per il regolamento che disciplinerà la PAC dopo il 2027. Un’intesa parziale, perché lascia fuori le questioni finanziarie e orizzontali, che saranno affrontate nei negoziati sul prossimo bilancio pluriennale dell’UE per il 2028-2034.
L’obiettivo è semplificare le regole, rendere gli aiuti più mirati e rafforzare la capacità delle aziende agricole di resistere alle crisi, mantenendo un quadro comune europeo ma lasciando ai governi nazionali maggiore flessibilità nell’applicazione delle misure. “La futura PAC deve sostenere gli agricoltori attivi, dare opportunità alla prossima generazione e aiutare gli agricoltori a far fronte a rischi e crisi”, ha dichiarato il ministro irlandese dell’Agricoltura, Martin Heydon, che presiede il Consiglio UE.
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda l’architettura della politica agricola: la proposta della Commissione prevede di superare l’attuale struttura a due pilastri, accorpando i fondi europei per i pagamenti diretti e lo sviluppo rurale in un’unica struttura. Gli interventi agricoli confluirebbero inoltre nei nuovi piani nazionali e regionali di partenariato, che riuniranno diversi strumenti di finanziamento europei. Per il sostegno al reddito degli agricoltori e le misure di crisi, Bruxelles ha proposto di riservare circa 300 miliardi di euro, ma la dotazione definitiva dovrà essere concordata nel quadro del prossimo bilancio UE.
Il Consiglio punta anche a concentrare gli aiuti sugli agricoltori effettivamente impegnati nella produzione, sui giovani e sulle aziende più piccole. Gli Stati membri dovranno prevedere un sostegno maggiorato per i giovani agricoltori, aiuti per avviare nuove attività e strategie nazionali per favorire il ricambio generazionale. Sul fronte ambientale, il testo cerca un equilibrio tra obiettivi comuni e flessibilità rispetto alle diverse realtà agricole.
Centrale anche la gestione del rischio, con la possibilità di sostenere assicurazioni, investimenti per l’adattamento climatico e pagamenti di crisi in caso di calamità naturali, eventi climatici avversi o malattie animali e vegetali. È un tema su cui l’Italia ha insistito nella riunione di Lussemburgo. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha chiesto di mantenere la condizionalità sociale, legando gli aiuti al rispetto delle norme sul lavoro, e di garantire risorse adeguate per gli strumenti di gestione delle crisi, compreso il fondo europeo Unity Safety Net.
L’accordo del Consiglio costituisce ora la base per avviare i negoziati con il Parlamento europeo. La vera battaglia si sposta sul bilancio: restano da stabilire l’ammontare definitivo delle risorse agricole e le regole sulla riduzione progressiva e sul tetto massimo dei pagamenti, due questioni decisive per capire chi riceverà gli aiuti e in quale misura.










