Bruxelles – “La prova dell’origine consente di stabilire se i prodotti provengano dagli insediamenti” israeliani in Cisgiordania “e, di conseguenza, di concedere o meno il trattamento preferenziale. Tuttavia, attualmente queste informazioni non confluiscono nelle statistiche; stiamo pertanto valutando l’introduzione dell’obbligo di indicare esplicitamente, nella dichiarazione di importazione, che il prodotto proviene dagli insediamenti, al fine di raccogliere le relative statistiche”. Lo ha affermato oggi (5 novembre) il direttore per le questioni doganali presso la Direzione generale della fiscalità e dell’unione doganale (TAXUD) della Commissione europea, Matthias Petschke, al Parlamento europeo in occasione di un dibattito sullo stato di avanzamento delle misure commerciali dell’UE sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nella commissione del Commercio internazionale (INTA).
Davanti alle criticità espresse da alcuni Stati membri sui controlli sull’etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nei territori occupati, Petschke ha sottolineato che i Paesi sono chiamati a riportare i casi in cui hanno avuto problemi, mostrando le prove. Al momento la Commissione ha notato “pochi casi che cerca di affrontare con gli Stati coinvolti e le autorità israeliane”. L’obiettivo di questo esercizio “è fare in modo che i regimi di preferenza vengano negati quando appropriato”. Il direttore delle questioni doganali ha inoltre chiarito che è fondamentale “considerare la prova di origine”, perché “permette di identificare se un prodotto viene da un insediamento legale o meno” e di conseguenza “decidere o meno se concedere” la cosiddetta “clausola di preferenza”. Per questo motivo, la richiesta agli Stati membri è “di esaminare i prodotti nel modo corretto, di rivedere i profili di rischio e di rafforzare i controlli”. In merito, l’eurodeputata dei Patrioti per l’Europa (PfE), Lìdia Pereira, si è chiesta se i casi di frode fossero veri soprattutto considerando che c’è un sistema elettronico per controllarle.
Alcuni eurodeputati hanno chiesto ai rappresentanti di Palazzo Berlaymont il motivo dello stallo in cui si trova l’esecutivo comunitario sulla proposta di un divieto formale a livello dell’intera Unione europea sul commercio con gli insediamenti israeliani illegali nei Territori palestinesi occupati. Soprattutto alla luce del fatto che, lo scorso 8 settembre, 12 Paesi (undici europei più il Canada) hanno annunciato misure restrittive e sanzioni economiche contro il commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. “Vogliamo un divieto vero e proprio”, ha annunciato l’eurodeputata (S&D), Kathleen Van Brempt.
Tuttavia, il dibattito è stato segnato dalla perplessità più che dalle proposte concrete. L’eurodeputata di Renew, Ľubica Karvašová, ha sottolineato che nonostante la situazione sia in stallo, “l’esecutivo non può pensare di fermarsi”. Secondo l’eurodeputato de’ La Sinistra, Danilo della Valle (M5s), Palazzo Berlaymont “si sta nascondendo dietro la procedura giuridica pur di non agire”. L’eurodeputata dei Verdi, Catarina Viera, ha ricordato inoltre che in passato, con le importazioni di gas dalla Russia, “si sono promossi atti legislativi, quindi non si comprende perchè non si possa fare anche adesso”. Similmente l’eurodeputato indipendente, Branislav Ondruš, ha aggiunto: “Vogliamo misure commerciali che abbiano base giuridica chiara, la Commissione è obbligata”.
Infine, nel corso del dibattito, più netto è stato il direttore per i Paesi vicini, l’industria, le merci, la cooperazione normativa e gli appalti pubblici presso la Direzione generale Commercio (DG Trade) della Commissione europea, Léon Delvaux, che ha ricordato che la proposta dell’esecutivo UE, arrivata il 17 settembre 2025, di sospendere l’Accordo di associazione UE-Israele per le violazioni dell’articolo 2 relativo al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, “è ancora sul tavolo del Consiglio”, dove gli Stati membri non sono stati in grado di raggiungere una maggioranza qualificata.



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