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    Home » Cronaca » Greenpeace trova sostanze chimiche pericolose in prodotti per il tempo libero

    Greenpeace trova sostanze chimiche pericolose in prodotti per il tempo libero

    Trovato il cancerogeno PFC in particolare in capi di abbigliamento e attrezzature per il camping. Qualche azienda si impegna ad eliminarlo del tutto.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    25 Gennaio 2016
    in Cronaca
    greenpeace, pfc, outdoor, abbigliamento

    Monaco di Baviera – Sostanze chimiche pericolose e persistenti, dannose per la salute e l’ambiente, sono state trovate nei prodotti dei maggiori marchi del settore outdoor. Marchi come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia “continuano a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura”, afferma il rapporto “Tracce nascoste nell’outdoor” presentato oggi da Greenpeace in una conferenza stampa a Ispo Monaco, la maggiore fiera del settore outdoor in Europa.

    Greenpeace ha analizzato 40 prodotti, votati nei mesi scorsi dagli appassionati di tutto il mondo sul sito web dedicato, trovando PFC non solo nell’abbigliamento, ma anche in scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo. Solo in 4 prodotti (il 10 per cento quindi) non sono stati rilevati PFC, dimostrazione del fatto che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta, spiega l’organizzazione. Tuttavia questo risultato, ancora limitato a pochi prodotti, indica “che è possibile produrre abbigliamento impermeabile non utilizzando sostanze chimiche così pericolose”. Sebbene molti marchi dichiarino pubblicamente di non usare più i pericolosi PFC a catena lunga, questi sono stati trovati in numerosi prodotti analizzati.

    PFC, outdoor, abbigliamento, greenpeace“Abbiamo trovato elevate concentrazioni di PFOA, un PFC a catena lunga collegato a numerose patologie e malattie gravi come il cancro, in 11 prodotti tra cui alcuni dei marchi The North Face, Salewa e Mammut. Questa sostanza è già sottoposta a severe limitazioni in Norvegia”, afferma Giuseppe Ungherese, campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

    I PFC sono composti chimici che non esistono in natura. Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano molto lentamente ed entrano nella catena alimentare, causando una contaminazione pressoché irreversibile. Sono stati trovati perfino nelle aree più remote del pianeta, in animali come delfini e orsi polari e nel sangue umano.

    “Marchi popolari come The North Face e Mammut non mostrano grande rispetto della natura considerato il massiccio uso di sostanze chimiche nelle loro filiere produttive. Insieme a tutti gli amanti della natura e degli sport all’aria aperta li sfidiamo a mostrarci che cosa vuol dire essere leader nel rispetto dell’ambiente: devono smettere di usare sostanze chimiche pericolose adesso” conclude Ungherese.

    Negli ultimi anni molti marchi dell’outdoor hanno abbandonato i PFC a catena lunga a favore di quelli a catena corta, sostenendo che fossero un’alternativa meno dannosa. Eppure, recentemente, più di 200 scienziati da 38 Paesi hanno firmato la Dichiarazione di Madrid che raccomanda di evitare l’uso di tutti i PFC – inclusi quelli a catena corta – nella produzione dei beni di consumo.

    Il primo marchio del settore outdoor ad annunciare ufficialmente oggi l’impegno Detox è Páramo Directional Clothing. Il marchio inglese ha già eliminato i PFC dall’intera catena di produzione, mostrando che è possibile produrre attrezzatura priva di PFC di altissima qualità e dettando uno standard per il settore. Sono ormai 35 i marchi della moda e dell’abbigliamento sportivo ad aver sottoscritto l’impegno Detox.

    Tags: abbigliamentogreenpeaceoutdoorPFC

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    Fonte: Elaborazione Eunews
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