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    Home » Economia » “La Brexit potrebbe aggravare l’economia globale” sostiene il governatore della banca d’Inghilterra

    “La Brexit potrebbe aggravare l’economia globale” sostiene il governatore della banca d’Inghilterra

    Secondo Mark Carney, la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione porterebbe il paese a chiedere “favori da estranei”, portando a scompensi su scala mondiale

    Jacopo Natali</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@jacopo_natali" target="_blank">@jacopo_natali</a> di Jacopo Natali @jacopo_natali
    28 Gennaio 2016
    in Economia

    Bruxelles – Mark Carney, il governatore della banca d’Inghilterra, mostra preoccupazione sugli effetti che potrebbero scatenarsi, a livello globale, nel caso in cui il Regno Unito esca dall’Unione europea. “Se dovesse accadere”, ha commentato Carteny, la Gran Bretagna sarà costretta a contare “sulla cortesia degli stranieri” per stabilizzare il suo pesante deficit finanziario col resto del mondo. Nonostante l’economia britannica sia cresciuta fortemente negli ultimi due anni, la possibilità di uscire dall’Ue, ed il referendum sempre più imminente, hanno sottolineato la vulnerabilità dello stato, primo tra tutti i problemi è il deficit dei conti correnti, che in Gran Bretagna rappresenta il 3,7% del Pil (percentuale abbastanza elevata per il gli standard internazionali).

    La situazione attuale potrebbe aggravarsi in caso di uscita dall’Ue, perché le aspettative di miglioramento porterebbero gli investitori a chiedere maggiori rendimenti dalle attività bancarie britanniche, e quindi l’economia mondiale si indebolirebbe ulteriormente. Il governatore della banca d’Inghilterra ha poi aggiunto “la situazione economica globale è diventata molto febbrile e volatile, quindi non è il miglior periodo per basarsi sui favori degli estranei”. Egli è stato molto attento nell’utilizzo delle parole, evitando di schierarsi apertamente sul risultato del referendum, ha però aggiunto “Il rischio che i beni del Regno Unito vengano intaccati esiste, e la situazione attuale gioca a suo sfavore.” Mark Carney non è nuovo a queste dichiarazioni, nel mese di ottobre aveva già espresso il suo pensiero, sostenendo che l’adesione all’Ue ha aperto l’economia del Regno Unito, rendendola più dinamica ma esponendola contemporaneamente agli shock finanziari.

    Durante l’intervista avvenuta la settimana scorsa invece, Carney ha escluso categoricamente un aumento precoce dei tassi di interesse oltre lo 0,5%, dove sono stati bloccati dopo la crisi finanziaria, ed alla domanda riguardante la decisione degli Stati Uniti di avviare la stretta monetaria nel mese di dicembre, ha risposto “uno dei fattori che hanno contribuito a questa scelta è stata l’attuale caratteristica di volatilità del mercato. Grazie alla lungimiranza della banca d’Inghilterra”, ha poi continuato il governatore, “ siamo riusciti ad anticipare in parte questa volatilità, che all’inizio ha sicuramente infierito sulla politica monetaria statunitense, accentuandone le debolezze, e portando ad un inasprimento delle condizioni finanziarie globali”. Carney ha poi concluso con dati positivi, sottolineando come il basso prezzo del petrolio stia giovando molto all’economia globale, e di come il sistema bancario sia ormai abbastanza forte da resistere alle turbolenze.

    Nonostante le dichiarazioni, i procedimenti burocratici legati al referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue continuano, David Lidington, il ministro inglese responsabile dei rapporti con Bruxelles, ha firmato ad esempio l’ordine di avvio, questo significa che l’atto è entrato formalmente in vigore. Azione che ha permesso alla Commissione elettorale di aprire la registrazione per il referendum sull’Ue, specificando che la cifra spesa durante la votazione supererò le 10.000 sterline. Ora il secondo passo, detto strumenti di legge, sarà quello di fissare la data del giudizio popolare, per permettere alla Commissione elettorale di designare le caratteristiche della campagna. Philip Hammond, il segretario di stato per gli Affari esteri, sostiene che non sarà facile attuare il referendum per il mese di giugno nel caso in cui il primo ministro Cameron non riesca a garantire un accordo con gli altri leader europei entro fine febbraio.

    Tags: brexiteuropa

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