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    Home » Non categorizzato » Elezioni in Italia/2: La testa e il cuore di due popoli

    Elezioni in Italia/2: La testa e il cuore di due popoli

    Virginia Mucchi di Virginia Mucchi
    3 Marzo 2013
    in Non categorizzato
    Powered by powered by evolution group

    Avevo bisogno di un paio di giorni per riflettere sui risultati delle elezioni italiane. Che conclusioni trarre da questo voto? È vero che quelli che sanno comunicare bene (Berlusconi e Grillo) hanno vinto e quelli meno bravi (Bersani e Monti) hanno perso? Di primo acchito sembrerebbe così. Ma, come spesso accade, le cose sono un po’ più complicate (se non altro perchè il grande ‘sconfitto ‘ in realtà è diventato il primo partito del paese). E questa complessità emerge in tutta la sua bellezza quando si osserva la differenza tra i risultati in Italia e quelli degli italiani che vivono nel resto del mondo. Ecco un grafico con i due risultati a confronto (Se non riuscite a leggerlo bene o se vi viene il mal di mare a guardarlo, niente paura, è il mio taglia e incolla, scusatemi!).

    Results

     

     

     

     

     

     

    (Risultati in percentuali per la Camera dei Deputati)

    Che cosa si vede (beh, più o meno)? Che i perdenti in Italia sono in realtà i vincitori all’estero, con il partito di Monti che raggiunge quasi il 20%. Sembrano quasi due popoli diversi. E forse lo sono. Ma la comunicazione ha qualcosa a che fare con queste differenze? Se il PD e Monti sono stati dei comunicatori disastrosi, come mai i loro sono i primi due partiti tra gli elettori all’estero? E perché Grillo non ha ricevuto più voti fuori d’Italia, visto che alcuni suoi cavalli di battaglia – spiegati sul suo blog accessibile a tutti – potrebbero sicuramente essere condivisi da tanti?

    Ecco le mie possibili spiegazioni; spiegazioni che potrebbero anche aiutare a capire meglio i risultati nel loro complesso.

    1) Nel bene e nel male (ma più di recente, soprattutto nel male!) gli italiani all’estero non hanno subito e non subiranno direttamente le conseguenze del loro voto. Non hanno vissuto la crisi in Italia con tutte le sue conseguenze negative e non saranno realmente colpiti (o comunque nè più nè meno di qualsiasi altro cittadino europeo) dalle implicazioni politiche ed economiche di queste elezioni.

    2) Gli italiani che vivono fuori dall’Italia hanno avuto accesso a una serie variegata di informazioni, analisi e soluzioni lette, viste o ascoltate attraverso diversi mezzi di comunicazione, possibilmente in lingue diverse; : si sono così potuti render conto che la crisi è ovunque, che siamo tutti sulla stessa barca, che anche altri paesi stanno facendo grossi sacrifici.

    3) Non vi è alcun dubbio che il Partito Democratico ha condotto una pessima campagna elettorale, che era troppo sicuro di vincere, e che ha comunicato male con gli elettori, e quindi ha perso a poco a poco quasi tutto il vantaggio che aveva nei sondaggi. Soprattutto non si è ben capito quale era il messaggio: mentre Grillo continuava a urlare ‘Basta’ e Berlusconi ripeteva ‘Meno tasse’, che cosa ha detto Bersani?  ‘Una Italia giusta’, ok, ma in che senso? E poi? ‘Smacchiamo il giaguaro!’. Uhm. Ma cosa diavolo vuol dire?

    Detto questo, gli elettori all’estero avevano probabilmente già deciso da qualche tempo per chi votare ma soprattutto chi NON volevano eleggere e non hanno cambiato opinione per una  campagna sbagliata.

    4) Per il motivo appena menzionato, e anche perché la maggior parte di loro non ha guardato la televisione italiana tanto quanto chi vive in Italia, gli elettori all’estero non hanno seguito la performance di Berlusconi degli ultimi due mesi, la sua grande rimonta; magari ne hanno letto qualcosa,  ma non si sono fatti influenzare. E c’è da dire che, i tanti anni di Berlusconi al governo hanno talmente danneggiato la reputazione dell’Italia – soprattutto in Europa -, che sarebbe stato molto difficile per il Popolo delle Libertà ottenere buoni risultati.

    Insomma, e questo può probabilmente spiegare perché il movimento di Grillo non è andato così bene all’estero, si potrebbe dire che il voto degli italiani fuori dall’Italia è stato un voto più razionale, fatto con la testa, mentre gli italiani in Italia ha votato con il cuore, più emotivamente. Grillo è stato in grado di incanalare la rabbia, la delusione e la frustrazione degli italiani (tutte emozioni molto forti) in voti per il suo movimento, cosa che sarebbe stato difficile replicare con tanti italiani all’estero.

    La ‘realcommunication’ (invece di realpolitik),  ovvero la comunicazione più razionale (non molto empatica, senza esagerazioni, di basso profilo) ha vinto con gli elettori ‘razionali’. La comunicazione più emotiva, idealista (o dovrei dire irrealistica?) ha vinto con gli elettori “emotivi”.  Mi domando: sarà mai possibile in Italia riuscire a combinare con successo le due? Prima un partito o più partiti capiranno che questo è l’unico modo per ottenere voti sufficienti per essere effettivamente in grado di governare, meglio sarà per tutti noi, dico io.

    Virginia Mucchi

     

    Tags: elezioniesteroitalian elections

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