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    Home » Politica » Secondo i Lord se sarà Brexit ci vorranno nove anni a realizzarla

    Secondo i Lord se sarà Brexit ci vorranno nove anni a realizzarla

    La commissione sull'Unione europea della Camera dei Lords ha redatto un rapporto in cui mette in luce gli aspetti più controversi dell'eventuale divorzio tra Uk e Ue. E il lungo tempo necessario.

    Elena Bondesan</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@elena_bondesan" target="_blank">@elena_bondesan</a> di Elena Bondesan @elena_bondesan
    4 Maggio 2016
    in Politica
    Brexit, Regno Unito, Unione europea

    Bruxelles – Lo spettro della Brexit si avvicina a grandi passi, ma sembra che per concretizzare l’eventuale divorzio tra il Regno Unito e l’Unione europea saranno necessari molto impegno e molti anni. Nove precisamente, secondo i calcoli del comitato sull’Unione europea della Camera dei Lord. Il rapporto sull’argomento, redatto trasversalmente tra i vari partiti, avverte che i negoziati per abbandonare l’Unione saranno un “compito complesso e impegnativo” e che altri accordi commerciali comparabili hanno richiesto circa nove anni di discussioni. Il Presidente del Comitato Ue, Tim Boswell, ha dichiarato: “Noi non prendiamo posizione sul fatto che il Regno Unito lasci l’Ue o no. Ma è chiaro che se questa sarà la decisione del popolo, la separazione significherà negoziati difficili e lenti”. La relazione mette in luce gli aspetti più controversi dell’esito ‘Brexit’:

    Lunghissimi negoziati: Se il Paese voterà per lasciare l’Ue, si innescherà un conto alla rovescia. L’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea impone un limite di due anni ai negoziati, a meno che il Consiglio europeo insieme agli Stati membri non “decida all’unanimità di prorogare tale termine”. Il rapporto dei Lords suppone che il raggiungimento di un accordo renderà necessario “estendere quasi sicuramente il periodo dei negoziati oltre i due anni”, precisando che “gli accordi commerciali tra l’Ue e gli Stati non Ue hanno avuto bisogno in media dai 4 ai 9 anni”. Ma è possibile anche uno scenario ben più cupo, popolato da tariffe aggiunte sui beni:  “Se non ci sarà accordo sull’estensione, il Regno Unito dovrà probabilmente commerciare secondo i termini dell’Organizzazione mondiale del commercio, stabilendo tariffe sulle importazioni dall’Ue; l’Ue stabilirà tariffe sulle importazioni dal Regno Unito, e i diritti acquisiti di milioni di individui e compagnie rimarrebbero insoddisfatti”. Inoltre gli autori della relazione avvertono che il “Parlamento europeo avrebbe il diritto di negare il suo consenso all’adozione dell’accordo per una nuova relationship” tra l’ex membro e l’Ue. I Lords hanno anche notato che gruppi di Stati membri potrebbero porre il veto su alcuni aspetti degli accordi, il che significherà “che nulla sarà concordato finché tutto non sarà accordato”.

    E i cittadini britannici in Ue?: I membri della commissione avvertono che uno degli “aspetti più significativi dei negoziati per il ritiro” dall’Ue in caso di Brexit riguarderà l’esigenza di “stabilire i diritti acquisiti dei due milioni circa di cittadini britannici” che vivono negli Stati membri dell’Unione. Nonché i diritti dei cittadini dell’Ue che vivono nel Regno Unito.

    Una matassa di leggi Ue da districare: Ogni singola legge comunitaria applicata nel Regno Unito dovrà essere analizzata. Il Comitato avvisa: “Il distaccamento nazionale dalla legge Ue richiederà una revisione dell’intero corpo del diritto dell’Unione nella sua applicazione a livello nazionale e nelle nazioni decentrate. Tale riesame richiederà anni per essere completato”. E Lord Boswell ha precisato: “Separarsi dall’Ue comporterà anche  risolvere il problema delle leggi comunitarie. Non si può semplicemente eliminarle – praticamente ogni singola legge delle migliaia di leggi Ue che si applicano nel Regno Unito avrà bisogno di essere riesaminata, e poi valutata nel merito, prima che il Governo decida se lasciarla o no all’interno del codice”.

    Che ne sarà della credibilità british?: La credibilità del Paese nell’Unione sarà “gravemente compromessa” dall’eventuale Brexit. Il report specifica che il Regno Unito perderà la possibilità di detenere la presidenza dell’Ue nel secondo semestre del 2017 e quindi di “presiedere le riunioni del Consiglio sui negoziati per il ritiro”. I Lords precisano però che “uno Stato membro potrebbe legittimamente invertire la decisione di ritirarsi dall’Ue in qualsiasi momento prima della data in cui il contratto di recesso diviene effettivo”. Ma anche questa non sarebbe una mossa a favore della credibilità.

    “Questa è una questione complessa – stiamo parlando di diritti alla residenza, alle cure sanitarie e alla scuola, di assegni alimentari e visite ai bambini, dei progetti di ricerca e dei contratti che oltrepassano le frontiere. Come abbiamo affermato nel report, risolvere tutto questo sarà un compito impegnativo” ha dichiarato Lord Boswell. Tuttavia Malcom Pearson, membro del Partito per l’indipendenza del Regno Unito, ha ribattuto: “La Camera dei Lord è molto europeista. Forse 2 dei 19 membri del Comitato Ue ristretto  potrebbero essere descritti come euroscettici, mentre molti di loro sono tra i più ardenti adulatori dell’Unione europea nel Paese”.

    Tags: brexitdiritto comunitariomalcom pearsonOrganizzazione mondiale del commercioparlamento europeoreferendum brexit 2016Regno UnitoTim Boswellunione europea

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