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    Home » Cronaca » Cambiamenti climatici: nel 2080 Italia senz’acqua a sud ed esondazioni triplicate al nord

    Cambiamenti climatici: nel 2080 Italia senz’acqua a sud ed esondazioni triplicate al nord

    Rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente: eventi estremi inarrestabili, difficile prevedere dove colpiranno. Servono analisi dei rischi e squadre di risposta sul modello della nostra Protezione civile

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    17 Ottobre 2017
    in Cronaca

    Bruxelles – I cambiamenti climatici esistono, e saranno sempre più visibili. Una cattiva notizia, perché secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), le aree oggi esposte a fenomeni estremi lo saranno sempre di più. Si tratta di cosiddetti ‘hotspot dei disastri naturali’, e sono le zone esposte alle manifestazioni naturali più violente quali terremoti, alluvioni, siccità, trombe d’aria ed eruzioni vulcaniche. Secondo il rapporto sulla riduzione dei rischi di disastri naturali pubblicato oggi, la frequenza delle inondazioni fluviali “triplicherà” entro il 2080 nella Francia meridionale, nel nord Italia e “probabilmente” nella regione del Danubio. Così come la severità delle siccità “mostra un aumento significativo” nella regione del Mediterraneo, in particolare nelle penisola iberica, in Francia, Italia e Albania. In prospettiva un problema, dato che nei casi peggiori di siccità i rifornimenti di acqua non saranno garantiti. “Conseguenze su fornitura di acqua e qualità dell’acqua sono molte probabili nelle regioni più popolate, come la Francia centrale, il Belgio, la Germania e il sud Italia”, rileva lo studio. E non finisce qui. L’aumento delle temperature, con lo scioglimento delle nevi sulle cime alpine, renderà le Alpi ancora meno sicure visto “ci si aspetta un aumento di valanghe oltre di 2000 metri” di altitudine.

    Parola d’ordine: mitigazione e gestione dei rischi
    Per il futuro l’Europa deve lavorare alla mitigazione e alla gestione dei rischi. Vuol dire prevenzione e azione rapida. Se come sembra gli eventi estremi sono sempre meno evitabili, si può ridurne il loro effetto distruttivo. Il rapporto invita a stabilire “sistemi complessivi” di valutazione dei rischi e delle vulnerabilità, quale strumenti a sostegno delle decisioni che poi devono essere prese dalla politica. Allo stesso tempo, però, serve la costruzione di sistemi di risposta perché non ci sono solo gli ‘hotspot’. L’Aea rileva che sebbene gli studi suggeriscano un aumento dei rischi delle tempeste invernali e autunnali, “le incertezze circa la posizione, la frequenza e l’intensità di tali tempeste e dei pericoli naturali correlati, come le tempeste e le onde di tempesta, rimangono significative”. Non si sa dove si abbatteranno le piogge violente, né dove passeranno le trombe d’aria. Quindi in tal senso serve una risposta.

    L’esempio Italia: ci invidiano la Protezione civile
    Come fare per gestire le emergenze cui l’Europa dovrà sempre più abituarsi? “Altri paesi potrebbero imparare dall’Italia”, suggerisce l’Aea, che dedica un ‘box’ alla Protezione Civile per meglio mettere in risalto quella che è considerata uno dei migliori esempi di risposta alle crisi. Si riconosce alla Protezione Civile la sua forza altamente mobile delle organizzazioni di volontari. Decine di migliaia di volontari potrebbero essere mobilitati, in soli pochi giorni, per sostenere i professionisti in attività di risposta alle emergenze, alle attività di soccorso e di recupero.
    La Protezione civile ha una struttura funzionante, ed “è in grado di potenziare le operazioni ad un livello adeguato per l’evento in questione, in quanto integra le risorse umane e le attrezzature di diverse organizzazioni in una gestione coerente e concertata di gestione delle emergenze”.

    Raccogliere dati condividerli
    Se si vuole davvero far fronte alle emergenze occorre innanzitutto parlarsi, e gli Stati Ue non lo fanno. Un controsenso, considerando che esiste un meccanismo di protezione civile europea. Eppure i dati economici, ecologici e umani dell’impatto dei disastri passati “sono frammentari o incompleti”. Serve una raccolta dati “sistematica” se si vuole cercare di poter intervenire per tempo.

    Il maltempo costerà sempre più caro
    Tra il 1980 e il 2015 gli Stati membri dell’agenzia europea dell’ambiente (i 28 Ue più Islanda, Lichtenstein, Norvegia, Svizzera, Turchia, Albania e le repubbliche della ex Jugoslavia) hanno subito danni economici per 433 miliardi di euro. A livello comunitario L’Italia è “notoriamente” più soggetta a pericoli naturali e al rischio di disastri. Tra i 28 Stati membri dell’Ue, tra il 1980 e il 2015 l’Italia ha subito il maggior danno economico per gli eventi estremi, e i contributi europei sono lì a ricordarlo. L’Italia è il principale beneficiario del fondo europeo di solidarietà, per le spese legate a incendi, inondazioni e terremoti.

    Tags: Agenzia europea ambienteambientecambiamenti climaticiclimaitaliaProtezione Civileuevalanghe

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